Due mesi dal giuramento del Governo Meloni: il ritorno della politica

di Giuseppe Brienza

CON IL GOVERNO MELONI SI STA CERCANDO DI TORNARE ALLA SOVRANITÀ DELLA POLITICA, NONOSTANTE LA GUERRA, L’INFLAZIONE, IL CARO BOLLETTE, L’UE E IL PNRR… QUESTO IL FOCUS DEL NUOVO NUMERO DELLA RIVISTA DI CULTURA E POLITICA “IL BORGHESE

Sono passati 60 giorni da quando Giorgia Meloni e gli altri ministri hanno giurato al Quirinale. Era il 22 ottobre 2022 e, in questi due mesi, non è stato davvero leggero il peso dei dossier che la premier ed i suoi più stretti collaboratori hanno dovuto affrontare: dal caro bollette alla guerra russo-ucraina, dalle emergenze dell’immigrazione alla crescita dell’inflazione.

Nonostante ciò, la maggioranza sta districando con qualche successo la matassa e sta procedendo, pur con tutti i suoi problemi, senza “implodere” come alcuni avevano ipotizzato dopo le elezioni. Il “trasloco pesante a Palazzo Chigi” del Governo Meloni è disegnato sulla copertina di Alessio Di Mauro per “Il Borghese” di dicembre e commentato con la didascalia “Fardelli d’Italia” che ammicca al nome del principale partito di maggioranza, capitanato appunto dalla premier tricolore.

I principali articoli e commenti della rivista pubblicata dall’editore Pagine, in effetti, sono dedicati alla delicata situazione politica ed economica che sta attraversando in questa fine d’anno il nostro Paese e che necessita di decisioni chiare e tempestive da parte di un esecutivo politico che, rispetto a quello “tecnico” che l’ha preceduto, non è costretto a «mettere d’accordo forze alternative», come osserva il direttore Giuseppe Sanzotta nell’editoriale.

Nel prosieguo del suo fondo Sanzotta afferma quindi che il Governo Meloni avrebbe «tutte le carte in regola per impostare la propria politica la cui efficacia sarà verificata dai fatti e giudicata dagli elettori». «La speranza – conclude nell’editoriale – è il ritorno alla politica di un Paese normale, dove a contendersi la guida del governo ci siano forze o coalizioni alternative dove chi vince governa e chi perde fa opposizione. Niente di straordinario. Ma a guardare la storia dell’Italia repubblicana poche sono state le occasioni in cui questo è accaduto» (Giuseppe Sanzotta, La lezione della destra, Il Borghese, n. 12 – dicembre 2022, p. 3).

Segue l’articolo del filosofo Hervé Cavallera, ordinario di Storia della pedagogia all’Università del Salento, che richiama l’opportunità di giudicare il Governo soprattutto per quello che riesce a realizzare e non per il programma, che comunque «è apparso innovativo sin dalla denominazione di alcuni Ministeri manifestando in tal modo – nei fatti – come paradossalmente la Sinistra rappresenti la conservazione, il passato e la Destra l’innovazione, il futuro».

Nel pezzo, intitolato “Rinnovamento dei Ministeri e futuro della formazione” (pp. 33-34), Cavallera sottolinea che le nuove denominazioni «appaiono come garanti del patrimonio italiano. Così Ministeri come quelli “delle Imprese e Made in Italy” e dell’“Agricoltura e Sovranità Alimentare” evidenziano la valorizzazione e tutela, in un mondo malamente globalizzato, di prodotti nazionali di cui si è fieri. Un discorso a parte ha generato la denominazione del Ministero “dell’Istruzione e del Merito” come se l’articolo 34 della Costituzione non riconoscesse che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». E altre discussioni vi sono intorno al Ministero della “Famiglia, Natalità e Pari opportunità”. In realtà, da tempo si è avvertito che sono in crisi sia la famiglia sia la scuola e che esiste una forte denatalità. Pertanto, è necessario che tali aspetti vengano affrontati in maniera adeguata e serena».

Marcello Veneziani dedica la sua rubrica mensile Ultimatum all’analisi dell’unica fede eterna persistente nell’Occidente relativista del XXI secolo, quella nel capitalismo, «reputato insuperabile nella sua plurisecolare durata»Nel pezzo, intitolato “Ma il Capitalismo è insuperabile?”, l’editorialista e scrittore identifica l’unico leader globale che nel panorama contemporaneo osa mettere in discussione questo sistema economico-finanziario: Papa Francesco. Solo il Santo Padre, rileva Veneziani, «ci prova, da posizioni pauperiste, ma su quel tema, almeno in Occidente, non lo ascoltano. È un Assoluto terrestre che non si può toccare né considerare mortale come tutte le cose viventi. Puoi modificare la natura umana, i sessi, l’ambiente e il cosmo, puoi considerare obsoleti la famiglia, la patria, perfino il vecchio Dio. Ma il Capitalismo no, non è in discussione» (p. 80).

Per ulteriori informazioni sulla rivista “Il Borghese” ci si può collegare al sito della casa editrice www.pagine.net oppure chiedere direttamente una copia-saggio alla casella di posta elettronica: segreteriaredazione.ilborghese@pagine.net.

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