Epifania e manifestazione del Signore: l’insegnamento dei Magi

di Enzo Vitale

NELLA STORIA DEI MAGI, PROPOSTA NEL GIORNO DELL’EPIFANIA, LA CHIESA INDICA I MODELLI A CUI GUARDARE PER INCAMMINARSI VERSO DIO

Il 6 gennaio la Chiesa ricorda la Solennità dell’Epifania del Signore. È il giorno in cui i Magi, seguendo la Stella cometa, arrivano a Betlemme e si inginocchiano davanti ad un Bambino adagiato in una mangiatoia.

A livello civile, questa giornata, a seguito di alterne vicende, fu confermata come festività nel 1985 grazie ad un decreto dell’allora Presidente della Repubblica, dopo che nel 1977 era stata eliminata dall’elenco delle giornate festive.

L’Epifania – che nel linguaggio comune altri non è che una vecchietta che tutti conoscono con il nome di Befana – segna il termine delle festività natalizie: «l’Epifania tutte le feste porta via».

Nella giornata del 6 gennaio, la liturgia, proponendo il brano evangelico di Matteo (2,1-12), svela il desiderio di Dio di essere conosciuto da tutto il mondo. Epifania, infatti, viene dal greco e ricorda la manifestazione di Cristo al mondo: il Signore Gesù, nato in una sperduta grotta della Giudea, viene riconosciuto da tutti i popoli e i Magi, che vengono da Oriente, un luogo lontano e sconosciuto, grazie all’aureola di mistero che li circonda, rappresentano tutte le genti.

Particolarità tutta cristiana – evidente nella storia dei Magi – è che non è l’uomo a dover andare in cerca di Dio, ma è Dio stesso, quasi “impaziente”, ad entrare in contatto con le sue creature, a manifestarsi. E lo fa in tanti modi! Indubbiamente, ha dell’eccezionale la modalità con quale si mostra ai Magi: attraverso una stella cometa.

Non sappiamo con precisione chi fossero né quanti fossero i Magi. Sappiamo che erano “sapienti”, capaci di leggere nella natura quanto stava rivelando il Signore.

La tradizione ne ha indicati tre (Melchiorre, Gaspare, Baldassarre) perché tre sono i doni che lasciarono alla Sacra Famiglia; doni che, sin dall’inizio, la Chiesa ha visto e accolto nel loro significato profetico: l’oro per indicare la regalità, l’incenso a ricordare la divinità e la mirra che preannunciava la sofferenza a cui sarebbe andato incontro il piccolo bambino.

I Magi sono, però, anche esempi di grande virtù. Tre in particolare: sapienza, umiltà e perseveranza.

Sono sapienti perché con il loro studio e le loro conoscenze riescono a capire che quella cometa era un segno importantissimo “per loro”. La loro preparazione permette di leggerne il significato e, in questo modo, comprendono che stava per nascere un Re.

L’umiltà permette loro una grande apertura al soprannaturale. Nel Vangelo di Matteo (2,11) leggiamo: «Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono». Quindi, non solo si prostrano, ma lo adorano. Il che significa che lo riconoscono come Dio. I Magi, non vi è dubbio, erano persone sapienti, preparate, colte, di alto lignaggio (come dimostra il fatto che potevano liberamente parlare con Erode) eppure, nonostante queste particolarità non peccano di superbia e possono riconoscere, in quel bimbo, Dio.

Infine, la perseveranza: non deve essere stato facile per questi uomini comprendere il significato della cometa. Neanche sarà stata facile la decisione di mettersi in viaggio. Ma ciò che li rende grandi è la caparbietà nel momento della prova. Ad un certo punto, infatti, racconta il Vangelo di Matteo (cfr Mt 2,1-12), i Magi furono costretti a dirigersi verso Gerusalemme – perché la stella era sparita dalla loro vista – per chiedere informazioni ad Erode. Quando però riprendono il viaggio, «ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima». È la loro perseveranza, il non arrendersi, che permette loro non solo di trovare “la ragione” del viaggio, ma anche di provare quella “gioia grandissima” che solo avvertono coloro che nell’incamminarsi per un viaggio o nell’iniziare un’opera, non demordono ma si impegnano dando il massimo.

Questi Magi che «vennero da oriente a Gerusalemme» (Mt 2,1) sono l’immagine di ogni vita umana che, consapevolmente o meno, si mette in cammino per cercare la verità. E la Verità – non lo dimentichiamo mai! – si lascerà trovare solo da chi, umilmente, con sapienza e perseveranza, nel corso della vita, saprà guardare alla sola Stella che guida ogni figlio di Dio: la Vergine Maria.

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