Boscia (Medici Cattolici) ai suoi colleghi: “non ha senso lavorare con il cronometro in mano”

Boscia (Medici Cattolici) ai suoi colleghi: “non ha senso lavorare con il cronometro in mano”

di Bruno Volpe

DOMANI, MEMORIA DELLA MADONNA DI LOURDES, È LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO. NE ABBIAMO PARLATO CON IL PROFESSOR FILIPPO MARIA BOSCIA, PRESIDENTE NAZIONALE DEI MEDICI CATTOLICI

Domani, undici di Febbraio, memoria della Madonna di Lourdes, si celebra (la volle Giovanni Paolo II) la Giornata Mondiale del Malato. Per comprendere il significato di questa celebrazione abbiamo intervistato il professor Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici.

Professor Boscia, che cosa si chiede al medico?

“Il rapporto tra medici e malato è relazione tra una fiducia, quella che ha il paziente, ed una responsabilità, quella che ha il medico nel dare risposte competenti. Preciso che il medico non può e non deve dare solo risposte tecniche, ma saper prendere per mano il malato, accompagnarlo, capirne la fragilità e avere la cognizione che davanti a certe fragilità e malattie si torna bambini bisognosi di affetto prima ancora che mere cure tecniche. Ecco perché io preferisco usare l’espressione arte medica piuttosto che professione. Noi non possiamo curare l’organo malato senza prenderci cura integralmente delle persona come parte debole. Io amo dire che la medicina ruota attorno a cinque sensi”.

Quali?

“Accoglienza, sguardo, tocco, odore del malato, cura. Davanti ad un infermo maleodorante per perdite di urina o anziano noi non possiamo e dobbiamo girarci dall’ altra parte, il Papa parla di odore delle pecore. Il medico ha il dovere di guardare negli occhi il malato e di toccarlo, prenderlo per mano, accompagnarlo. Questo va fatto per il sofferente, ma anche per la sua famiglia, perché quando si ammala un membro della casa è tutta la casa a soffrire. A mio avviso la bussola del medico è la parabola del Buon Samaritano, che ebbe compassione. La compassione passa attraverso la condivisione. Non a caso in quella parabola del Vangelo si usano cinque verbi: lo vide, lo sollevò, lo mise sul cavallo che era l’ambulanza di allora, lo portò alla locanda, una sorta di ospedale e pagò le spese di cure all’oste. I medici questo devono fare ed oggi spiace dirlo, si tende maggiormente all’uso della medicina strumentale che non alla visita clinica fatta di tatto e contatto umano. Quanto è triste vedere quei medici che durante il tempo della visita guardano il computer o il telefono e non il paziente negli occhi. Le rivelo quello che mi è capitato di recente”.

Prego..

“E’ venuta al mio studio una signora gravemente malata che mi aveva manifestato la decisione di volerla farla finita con la solita inziezione. Mi sono intrattenuto con lei due ore. Alla fine ha cambiato idea. Mi ha detto: lei è il primo medico che mi ha guardato negli occhi”.

Ai medici che chiede?

“Non possiamo fare questa arte con la fretta, come fosse una catena di montaggio. Non ha senso lavorare con il cronometro e la sveglia al collo. E’ anche vero che non è possibile lavorare sotto organico come succede nella sanità che va totalmente riorganizzata. Se vogliamo essere per la vita e contro l’eutanasia dobbiamo richiamare in servizio più medici e ricordarci del patto fiducia e responsabilità”.

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