Gesù ci dona l’unica verità che sostiene la nostra vita

Gesù ci dona l’unica verità che sostiene la nostra vita

di Giuliva di Berardino

IL CROCIFISSO, L’UOMO DEI DOLORI, È LA NOSTRA SPERANZA

La celebrazione che vivremo oggi in memoria della Passione del Signore, si svolge in tre momenti: Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione eucaristica. Il sacerdote e il diacono indossano le vesti di color rosso, colore della Passione dello Spirito Santo e del sangue di Cristo.

La celebrazione inizia con una grande prostrazione a terra, in silenzio. E tutti, in silenzio, pregano per breve tempo. Il vangelo presenta il racconto della Passione secondo l’evangelista Giovanni. Gesù muore sulla croce, oggi. Non ci sono parole, ci sono solo gesti di adorazione al Crocifisso, nel silenzio, davanti a un simile dolore. Eppure il silenzio si riempie di speranza, perché Gesù ci dona l’unica verità che sostiene la nostra vita: non esiste nessun dolore che non si possa vivere in comunione con Dio, cioè amando con il suo cuore, con il suo spirito.

Perfino il dolore e la morte possono diventare un atto d’amore. Sì, perché il Crocifisso, l’Uomo dei dolori, è la nostra speranza. Ora ne siamo certi: Dio condivide la nostra sorte! Egli vive con noi, soffre con noi e muore con noi. Grazie a Gesù Crocifisso, sappiamo che nessun male potrà mai toglierci l’amore di Colui che per noi è morto sulla croce. Grazie a Gesù Crocifisso, sappiamo che, per il suo amore, tutto è possibile.

Meditiamo Gesù crocifisso per amore oggi, e preghiamo con le parole di Hetty Hillesum, la giovane donna olandese che, durante la persecuzione nazista ad Auschwitz, in pieno svolgimento dello sterminio di massa dei suoi connazionali ebrei, scrive nel suo diario: “La sofferenza non è al di sotto della dignità umana. Cioè: si può soffrire in modo degno o indegno dell’uomo. Voglio dire: la maggior parte degli occidentali non capisce l’arte del dolore, e così vive ossessionata da mille paure. (…) Il dolore ha sempre preteso il suo posto e i suoi diritti, in una forma o nell’altra. Quel che conta è il modo con cui lo si sopporta, e se si è in grado si integrarlo nella propria vita e, insieme, di accettare ugualmente la vita. L’unico modo per opporsi alla crudeltà ed alla disperazione, per continuare a conservare intatta la dignità umana, è riaffermare testardamente il proprio amore per la vita e la fede in Dio. Sì, mio Dio, ti sono molto fedele, in ogni circostanza. Continuerò a credere nel senso profondo di questa vita; (…) ti sembrerà incomprensibile, ma trovo la vita così bella e mi sento felice. Non voglio essere il cronista di orrori. E neanche di fatti sensazionali. (…) la vita è bella e credo in Dio. E voglio stare proprio in mezzo ai cosiddetti “orrori” e dire ugualmente che la vita è bella. (…) Poco fa mi sono svegliata con la gola secca, ho afferrato il mio bicchiere ed ero così riconoscente per quel sorso d’acqua, ho pensato: se solo potessi andare in giro fra quelle migliaia di uomini ammassati laggiù e potessi offrire un sorso d’acqua ad alcuni di loro. (…) Non credo di avere nervi d’acciaio, credo anzi di avere dei nervi piuttosto sensibili, però sono in grado di “resistere”. Ho il coraggio di guardare in faccia ogni dolore. Dovremmo essere un balsamo per molte ferite”.

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