Sull’esempio di S. Giuseppe, il lavoro è una collaborazione dell’essere umano all’opera del Creatore

di Giuliva di Berardino

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO DA UNA TEOLOGA LITURGISTA

Mt 13, 54-58

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?”. Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Oggi il Vangelo fa riferimento alla festa di San Giuseppe lavoratore. La liturgia ci propone questo testo del Vangelo secondo Matteo perché in esso che Gesù è chiamato ‘il figlio del carpentiere’, viene quindi specificato il lavoro di Giuseppe. Nel linguaggio comune diciamo che il lavoro nobilita l’uomo, ed è così, perché è uno dei fattori che dona dignità alla persona umana concedendole di curare il creato e l’intera società.

Il documento conciliare ‘Gaudium et spes’ al n. 34 afferma che il lavoro è una collaborazione dell’essere umano all’opera del Creatore, e anche un contributo al piano di salvezza che Dio desidera per il bene dell’umanità. Il testo del Vangelo ci presenta quindi  l’ambiente familiare di Gesù, a Nazareth, dove Gesù era ben conosciuto. Dal testo si coglie molto bene che gli abitanti di Nazareth conoscessero non solo la famiglia di Gesù, ma anche la sua vita quotidiana, le abitudini che aveva. Non è escluso infatti che, ai tempi di Gesù, le persone che abitavano in uno stesso villaggio, i vicini di casa,  fossero veramente “di casa”, nel senso che passavano il tempo nelle case dell’uno o dell’altro e perciò si conoscevano bene, come fossero tutti una grande famiglia.

Certamente questo stile di vita non riusciamo oggi neppure a concepirlo, ma dal testo emerge  questo clima, perché in riferimento a Gesù vengono peste ben cinque domande dai compaesani di Gesù: essi non capiscono da dove viene la sapienza e i prodigi che si raccontano di Gesù, a dire che sicuramente la vita di Gesù a Nazareth sia stata quella di un comune carpentiere. Questi interrogativi posti dagli abitanti di Nazareth nei riguardi di Gesù, sono preziosi, perché ci danno modo di ricercare e studiare sulle origini familiari di Gesù, ma ci danno anche un altro indizio: in quel giorno, a Nazareth, erano giunti lì, nella sinagoga, i conoscenti, i parenti, i familiari di Gesù, non per ascoltare le sue parole, ma per vedere quello che lui avrebbe fatto per loro. Non è negativo che ci si faccia delle domande, ma è negativo il fatto che si pretende di conoscere già le risposte. Essi infatti partivano da una conoscenza limitata di Gesù, perché solo umana.

Ecco allora che Gesù non risponde, non agisce nello Spirito, perché in questo tipo di conoscenza non c’è ascolto dello Spirito. L’incredulità, che viene quì indicata, è, di fatto, la mancanza di ascolto dello Spirito. Chiediamo allora oggi che il Signore, per intercessione di San Giuseppe, ci apra all’ascolto dello Spirito, ci guarisca dalle pretese che abbiamo sulle persone e ci liberi dal giudizio, perché possiamo lavorare con serenità per il bene di tutti, come ha fatto San Giuseppe, per tutta la sua vita. Preghiamo oggi San Giuseppe per tante persone che hanno perso il lavoro e che non riescono più a trovarlo, perché possano ritornare a vivere con dignità e nella pace. Buona giornata!

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