Il Signore renda capaci anche noi di testimoniarLo

Il Signore renda capaci anche noi di testimoniarLo

di Giuliva di Berardino

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO DA UNA TEOLOGA LITURGISTA

Gv 16, 29-33

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Oggi il Vangelo è tratto dall’ultimo discorso dell’ultima cena di Gesù. E’ un discorso lungo, argomentato attraverso delle domande che i discepoli pongono a Gesù, proprio come nel Seder pasquale in cui i figli piccoli fanno domande al padre che ha il dovere, per rito, di trasmettere le ragioni del rito di Pesach, della Pasqua. Quì, infatti, Gesù parla della sua Pasqua, della sua passione, morte e risurrezione, del passaggio che ci dona la vita nuova, che è la relazione d’amore con Dio Trinità. In questo testo, dunque, troviamo subito la sproporzione tra la profondità del discorso di Gesù fatto fino ad ora, e la piccolezza dei discepoli, perché, se da un lato Gesù rivela qualcosa di sè, qualcosa di profondo, dall’altro i discepoli, subito traggono le conclusioni, inquadrano “il caso“, definiscono Gesù come uno che sa tutto, che non ha bisogno di essere messo in questione. Questi discepoli vogliono “farla breve”, ridurre il tono, perché il discorso del Maestro si era fatto teso, pesante, soprattutto per il fatto che aveva cominciato a parlare di sofferenza, di tradimento, e, per di più, aveva detto che queste cose non riguardavano solo lui, ma anche tutti quelli che l’avrebbero seguito. Questo tentativo dei discepoli di abbassare il tono ci conferma il fatto che i discepoli vogliono restare in una conoscenza superficiale di Gesù. Ecco eprché Gesù li interroga: “Adesso credete? Ecco, viene l’ora.” Cerca di farli ragionare, perché un giorno, dopo la sua Risurrezione, attraverso lo Spirito santo, i discepoli avrebbero capito che non si può credere in Gesù se non si comprende fino in fondo la sua Pasqua, se non giunge l’ora, che per Giovanni è il compimento della storia della salvezza, nella Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. Così l’ora di Gesù coincide, però, con l’ora della crisi della relazione che loro vivono con lui, a dire che forse è necessario anche per noi vivere il passaggio di questa crisi, perché non solo i discepoli, ma tutti noi, nelle nostre crisi relazionali, di qualsiasi genere esse siano, possiamo sempre appoggiarci alla sola relazione che edifica la nostra profondità: la relazione tra Padre e Figlio. Ecco allora che possiamo comprendere le parole di Gesù: “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” Affidiamoci oggi all’intercessione potente di Santa Rita, che ricordiamo come una donna che ha saputo vincere il male con il bene, con la pace e invochiamo lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù, Spirito del Figlio perché il Signore renda capaci anche noi di testimoniare, oggi, l’amore del Padre, in mezzo al mondo. Buona giornata!

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