Il card. Zuppi: “i toni di don Milani sono duri, senza equivoci, eccessivi proprio per questo”

Il card. Zuppi: “i toni di don Milani sono duri, senza equivoci, eccessivi proprio per questo”

di Angelica La Rosa

OGGI RICORRE IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI DON LORENZO MILANI. “LETTERE”, A CURA DI MICHELE GESUALDI, RACCOGLIE LE 140 LETTERE DAL 1950 AL TESTAMENTO SPIRITUALE DEL SACERDOTE CHE HA FATTO TANTO DISCUTERE

Oggi, 27 maggio, ricorre il centenario della nascita di don Lorenzo Milani, figura oggi più che mai attuale e oggetto di attenzione.

“LETTERE di Don Lorenzo Milani”, a cura di Michele Gesualdi (San Paolo 2023, pp. 365 euro 20) volume raccoglie le 140 lettere dal 1950 al Testamento spirituale, pagine «così ricche e importanti per capire don Lorenzo, la sua opera e le ragioni delle sue scelte» che ancora oggi offrono uno stimolo alle coscienze di ognuno nel pretendere e lottare per un mondo più giusto ed equo.

Le lettere delineano un disegno educativo che ha lasciato una traccia profonda e indiscutibile nella didattica e nella pedagogia moderna. “Le lettere hanno squarciato veli e pregiudizi. Dalle lettere si vede nascere l’uomo nuovo modellato dall’impatto di un mondo che non conosceva… [Don Lorenzo] lo vediamo gradualmente passare dal prete dei poveri al prete maestro ed educatore povero che dà voce ai senza voce”, scrive Michele Gesualdi.

“Non dobbiamo difenderci dal suo messaggio appassionato, svuotarlo riducendolo a esortazione, ma aprirci al suo contenuto. Siamo facilmente esteriormente attenti ai modi. Quelli di don Milani sono duri, senza equivoci, eccessivi per questo. È proprio la loro forza. Don Lorenzo ci ricorda la necessità di scegliere una parte e non tutte, altrimenti non se ne sceglie nessuna. Ci chiede, poi, di farlo con libertà ma con tutto noi stessi, senza riservarsi vie di fuga, perché altrimenti non si ama”, ha scritto nella prefazione il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Don Lorenzo Milani (1923 -1967) è stato un personaggio storico controverso a causa delle sue idee e del suo impegno nella storia del nostro Paese, comunque è un uomo, un sacerdote, un maestro, che ha lasciato traccia profonda nella storia della Chiesa, della società civile e della scuola italiana.

Nato da una benestante famiglia fiorentina, dopo vent’anni trascorsi nel privilegio del suo stato sociale e culturale, si è convertito dall’ebraismo e si è fatto prete nel 1947. Quindi ha intrapreso nella Chiesa un cammino nuovo e aperto alla società, schierandosi senza mezze misure dalla parte dei più deboli, proprio come indica il Vangelo. Don Milani ha intuito che la vera povertà degli esclusi non sta solo nella mancanza di ricchezza economica, ma nella mancanza di conoscenza, soprattutto della parola e del suo dominio.

Da sacerdote è così diventato maestro ed ha avviato esperienze scolastiche innovative rivolte agli operai e ai figli dei mezzadri di montagna. Prima con la scuola popolare di San Donato a Calenzano (dal 1947), poi con quella a tempo pieno a Barbiana (dove arriva nel 1954), spendendo il suo apostolato a fare scuola per offrire ai poveri gli strumenti per emanciparsi: il sapere e la cultura.

Don Milani ha segnato la scuola italiana, mettendone sotto accusa il carattere selettivo in “Lettera a una professoressa” (1967) e paragonandola a «un ospedale che respinge i malati e cura i sani». Netto anche il segno che ha lasciato nelle vicende politiche italiane: a lui si deve il dibattito che ha portato alla legge sul diritto all’obiezione di coscienza, con il dibattito scaturito dalle due lettere ai cappellani militari e ai giudici, in cui affronta anche temi attuali come il pacifismo, l’uguaglianza e la salvaguardia della dignità di ogni essere umano.

Il curatore “LETTERE di Don Lorenzo Milani”, cioè Michele Gesualdi, è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali don Lorenzo Milani ha organizzato nella canonica di Barbiana la scuola nel 1956. Dopo Barbiana, Gesualdi ha fatto il sindacalista a Milano e a Firenze come segretario generale CISL. Per due legislature è stato anche presidente della Provincia di Firenze dal 1995 al 2004. Al termine dei mandati amministrativi è ritornato sulle sue colline di Barbiana in Mugello, continuando a portare avanti l’opera di ricerca, raccolta e tutela della documentazione riguardante don Milani e la sua scuola che ha curato e ordinato in diverse pubblicazioni. Infine è stato presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani fino alla morte.

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