Fratellastri d’Italia

Fratellastri d’Italia

A cura della Redazione di Rassegna Stampa

“UNA D’ARME, DI LINGUA, D’ALTARE”? CONSIDERAZIONI SULL’IDENTITÀ ITALIANA PRE- E POST-RISORGIMENTALE 

L’ITALIA NEL PERIODO DEL COSIDDETTO RISORGIMENTO 1861-1870 è stata sì unificata politicamente ma non certo unita dal punto di vista culturale, economico, sociale e religioso.

A proposito del rapporto tra Italia ed Italiani, due frasi famose si contrappongono: una di Massimo d’Azeglio (1798-1866) e una di Salvator Gotta (1887-1980). La prima – forse apocrifa – recita: «Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani», segno che il Risorgimento aveva agito politicamente, ma non socialmente; l’altra afferma: «Dell’Italia nei confini son rifatti gl’Italiani li ha rifatti Mussolini per la guerra di domani» e individua nel Ventennio fascista il momento in cui il desiderio risorgimentale di unificazione territoriale si sposò con l’effettiva unità di sentimento della popolazione. È noto che il culmine di tale sentimento fu provvisoriamente raggiunto nel 1936 con la proclamazione dell’Impero, ma è altrettanto noto che dopo soli dieci anni tutto era crollato: il secolo del Fascismo, il sogno imperiale italiano, l’unità dei popoli della penisola, usciti da una sanguinosa guerra civile e pronti a perpetuare ferocemente la divisione, su basi politiche anziché territoriali, grazie al regime democratico

Un altro dato di fatto, indice di una scarsa identità comunitaria, è che l’Italia non ha una bandiera “storica”, né un simbolo comune (a parte l’aquila imperiale romana con il fascio littorio, compromessa però con il fascismo). Per bandiera storica intendiamo una bandiera (o un simbolo) condiviso che rappresenti l’idea d’italianità e che sia precedente al tricolore, nato in epoca napoleonica.

Oggi se l’Italia è indubbiamente “una” dal punto di vista legislativo e linguistico, al contrario continua a non essere “una” dal punto di vista politico, religioso e culturale. E questo a causa di vari motivi ma, riteniamo, di fondo per la mancanza di una classe dirigente politica e amministrativa indisponibile (o incapace) di riconoscere l’identità profonda e servire l’interesse nazionale del nostro Paese. Tranne alcune eccezioni politiche, una ulteriore dimostrazione è la incredibile “gestione” dei flussi migratori negli ultimi decenni.

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