Il politicamente corretto e l’anatema ideale contro ogni diversità

Il politicamente corretto e l’anatema ideale contro ogni diversità

di Diego Torre

RAZZISMO: UNA RISPOSTA CRETINA PER CRIMINALIZZARE LE DIVERSITA

Il politicamente corretto ha trovato l’anatema ideale contro ogni forma di diversità. Appena l’apprezzamento verso un’identità si manifesta, viene subito sommerso dall’insulto infamante che toglie ogni possibilità di replica. E quindi NO al campanilismo, al provincialismo e al patriottismo, alla distinzione fra i sessi, alle fedi religiose e alle civiltà, ai gusti culinari locali (solo McDonald!), alla moda distinta per sessi, ai gabinetti scolastici per bambini e per bambine, etc.

Ogni distinzione è discriminazione, che diventa persecuzione, oppressione e quindi RAZZISMO, lager, Hitler e quant’altro. Dobbiamo essere tutti uguali, tutti fluidi, tutti insignificanti; e quindi meglio “gestibili” dagli “illuminati” che vogliono dominare il mondo. 

Un altro, apprezzato, insulto è “medioevale”.  Ma i due titoli in verità non si coniugano. Finchè infatti esistette la Cristianità, una società plasmata dal cristianesimo (tale fu il cosiddetto medioevo), il razzismo non fù neppure concepito.

Nei secoli successivi, con un antropocentrismo sempre più negatore di trascendenza, inizia la riduzione dell’uomo prima alla sua ragione (razionalismo), poi al suo sentimento (romanticismo), ancora alla sua materialità (materialismo liberale e marxista, ma anche razzismo). Per quest’ultimo l’uomo sarebbe connotato dalla sua appartenenza razziale in modo così vincolante che ogni suo bene e ogni suo male derivano da essa, in spregio della coscienza e della libertà del singolo. Ottimo per i cavalli!  Qualcuno dirà: ma questa è roba da nazisti! Non solo! Hitler e soci arrivarono per ultimi. 

È nel solco del pensiero illuminista che nascono le nuove dottrine del razzismo scientifico e della superiorità bianca, in Francia ed in Inghilterra, patrie dell’illuminismo e della democrazia  e campioni dello sfruttamento dei popoli colonizzati. Qualche nome: Edward Tyson , Arthur De Gobineau, David Hume, Denis Diderot, D’Alembert, John Locke. Lo Stesso Voltaire, il padre della democrazia, investiva nel mercato degli schiavi negri quello che guadagnava dai suoi “illuminati”  libri. E non dimentichiamo i due cuginetti Francis Galton, padre dell’eugenetica, e Charles Darwin, col suo Origine della Specie, letto da Hitler durante la sua villeggiatura nel carcere di Landsberg.

Mettiamo ancora nell’elenco molto incompleto altri padri della modernità: Kant, Marx, Engels. La frenologia e la fisiognomica, nuove scienze,  nascono in epoca illuminista a sostegno del razzismo biologico, per dimostrare la stretta dipendenza della persona dalla sua fisicità.

Il razzismo giustificherà in America la schiavitù dei negri deportati e lo sterminio dei pellirosse (“l’unico indiano buono è un indiano morto”). Ma di queste “democratiche” responsabilità non si parla. Si ricordano continuamente i 6 milioni di ebrei della shoah, ma non dei 18 (?) milioni di pellirosse uccisi, e dei milioni di negri ridotti in schiavitù (con lo strascico della segregazione razziale fino a qualche decennio fa). Forse perché africani e pellirosse sono considerati esseri inferiori, oppure perché sugli USA, faro di libertà e di libero mercato si può e si deve glissare? Quando inizia il novecento (col genocidio di quasi due milioni di cristiani armeni) ormai tutto l’armamentario è disposto per il razzismo nazionalsocialista tedesco: pensatori, precedenti storici, presupposti scientifici. 

Il razzismo è un figlio della modernità e fornisce la giustificazione ideologica per politiche di dominio e sfruttamento, fino al limite del genocidio. Esso ottiene successo perché si è perso il senso di Dio e quindi della dignità di ogni persona umana. Ridotto l’uomo a sola materia e la verità a ciò che è visibile agli occhi del corpo, ogni errore diventa lecito. La storia ha caricato di orrori questo frutto velenoso, e la dittatura del relativismo lo sfrutta per livellare al ribasso gli uomini ed i popoli, sfrondando l’uomo da ogni peculiarità civile, culturale, religiosa, familiare, sessuale e riducendolo al tronco del suo capriccio. Ogni superstite richiamo a relazioni che implicano una sua caratterizzazione, un suo qualunque legame naturale o spirituale che gli dia spessore, fa scattare implacabile l’accusa mediatica con una carica d’odio irrazionale.

Per fare un bimbo ci vuole un uomo e una donna? Sei contro gli omosessuali! Ognuno deve essere aiutato a svilupparsi dove nasce? Sei contro i migranti. Bisogna guadagnarsi il pane lavorando? Sei contro i poveri! Ami la tua patria? Odi la patria degli altri!  Vuoi servire i tuoi familiari? Donna arretrata! Vuoi proteggere i tuoi familiari? Maschilista! Parli nel tuo dialetto e ti piace la bistecca alla fiorentina? Sei contro l’unità europea. Osi dissentire dal pensiero-debole dominante e credi in verità oggettive? Bigotto,  fondamentalista,  omofobo, nazista , fanatico, intollerante…

Eh , no! Non possiamo continuare a sottostare a questo ignobile ricatto psicologico esercitato dalle lobby che detengono le leve della cultura ufficiale e della comunicazione mass-mediatica. Il “razzismo” è appena un esempio di come ci impongono un neopensiero e una neolingua con i quali asservirci culturalmente e psicologicamente. Il loro vero bersaglio è l’identità, qualunque seria identità , culturale e naturale. 

Ribelliamoci allora! Ritroviamo la gioia e la fierezza del nostro essere e della nostra libertà, proclamandoli con gioia, esercitandoli con rigore, vivendoli con determinazione, approfondendoli con una seria formazione. La composizione delle differenze, e  non il loro annientamento, crea l’armonia nel creato e nella società, rendendo vivibile e piacevole l’esistenza in questo mondo.

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Alla libertà di espressione.