Ci sono preti e preti…

Ci sono preti e preti…

di Diego Torre

ANTIDROGA, ANTICAMORRA, MA SOPRATTUTTO VERI SACERDOTI DI CRISTO

Alcuni fanno gli intellettuali, teorizzando riforme megagalattiche e teologie eretiche; altri dormicchiano fino all’età pensionabile ricevendo negli orari di ufficio, ovvero di culto. Altri fanno i pescatori di uomini e la cronaca li fa emergere a volte, nello squallore del tempo in cui viviamo, come autentici testimoni del carisma sacerdotale.

Caviano con l’orrore dei suoi stupri, restituisce alle reti televisive il dolore e l’amore di don Maurizio Patriciello, parroco nella terra dei fuochi.

Emerge ora, più visibilmente, don Antonio Coluccia, un apostolo della borgata romana di San Basilio, zona di libero spaccio di droga a Roma. Don Antonio, ad inizio d’anno ha inaugurato la palestra sociale di boxe per i giovani del quartiere in un locale confiscato alla mafia in collaborazione con le Fiamme Oro della Polizia di Stato; già, di boxe, non di scrittura con gessetti colorati.

Il 29 agosto, durante la sua passeggiata della legalità a Tor Bella Monaca, un uomo con precedenti per droga, a bordo di uno scooter, ha tentato di investirlo. Il sacerdote ringrazia il poliziotto, “l’angelo custode della mia scorta che mi ha spinto via ed è stato colpito in pieno”. L’attentatore è stato poi arrestato dagli altri agenti e gli è stato contestato il reato di tentato omicidio; nel suo zaino aveva una mannaia e un martello.

Don Coluccia è un ragazzone alto dagli occhi verdi con una indiscutibile capacità oratoria. Il suo “metodo” di evangelizzazione consiste nel battere il territorio, pregando, armato di megafono, di corona del rosario e con qualche poliziotto di scorta, invitando gli ascoltatori all’abbandono del peccato e alla conversione, ed infondendo coraggio ai cittadini onesti. Diffonde le parole registrate di San Giovanni Paolo II contro la mafia alla Valle dei Templi di Agrigento nel 1993. “Convertitevi”, si sente echeggiare dal suo megafono tra i palazzoni di San Basilio, nell’inconfondibile accento polacco del santo pontefice.

Ed un altro elemento è sempre presente nella sua predicazione: indossa l’abito talare. Non si traveste; sa bene che, come insegnava San Francesco, anche quell’abito fa la sua predica. Sarà anche per questo che la gente lo ferma per strada, e trova, con il suo sorriso, la risposta alle domande poste.

Nei giorni scorsi è stato ricevuto a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, romana di nascita e di cuore, che ha assicurato l’azione del governo per contrastare in particolare spaccio e occupazioni abusive oltre alla sua personale presenza nel quartiere.

Nei confronti di simili sacerdoti i media sprecano gli aggettivi: antimafia, antidroga, anticamorra. Ma forse l’identità più vera è un’altra dalla quale derivano le loro azioni, il loro coraggio e la loro vicinanza a tutti gli uomini; ai malavitosi come alle loro vittime. Sono autentici preti, innamorati e fedeli a Colui che li ha chiamati a servirLo nello stato sacerdotale. Da ciò attingono coraggio, capacità e santità per servire i fratelli. Il resto è demagogia finalizzata a depistare la ricerca delle cause autentiche del loro carisma. Non ci sono soltanto i (pochi) preti pedofili; ci sono anche questi.

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Sono veri sacerdoti. Sono Santi sacerdoti.