In Libano si teme il coinvolgimento di Hezbollah

In Libano si teme il coinvolgimento di Hezbollah

A cura della Redazione

L’ATTACCO AD ISRAELE SAREBBE STATO PIANIFICATO A BEIRUT. IL MONITO DEGLI USA E IL TENTATIVO DEL LIBANO DI EVITARE UNA NUOVA GUERRA

Asia News, l’agenzia stampa del Pontificio istituto missioni estere dopo l’inizio dell’operazione “Alluvione di al-Aqsa” lanciata da Hamas ai danni di Israele ha spostato l’attenzione su quello che potrebbe diventare un altro fronte di guerra: il sud del Libano, dove i miliziani sciiti di Hezbollah potrebbero intervenire per dar man forte ad Hamas.

Inutile dire quale tragedia sarebbe il coinvolgimento del Libano in un nuovo conflitto, adesso che il paese è prostrato dalla miseria ed è già sull’orlo della guerra civile a causa delle insostenibili condizioni sociali e di instabilità politica in cui versa. Se al momento la situazione è di calma apparente, nonostante l’uccisione lunedì di sette combattenti del “partito di Dio” in un bombardamento israeliano nel sud del Libano, il sentimento diffuso all’interno della classe politica del Paese dei cedri è di profonda apprensione. Secondo i libanesi l’operazione era prevedibile, considerato che la linea dura verso i palestinesi adottata dal governo di Benjamin Netanyahu, con raid e attacchi, soprattutto in Cisgiordania, hanno provocato nei primi nove mesi dell’anno 747 morti, con una media di una vittima al giorno.

E infatti l’offensiva condotta da Hamas in Israele sarebbe stata pianificata da mesi nella capitale libanese. Lo scrive L’Orient-Le Jour, rilanciando informazioni del Wall Street Journal confermate al quotidiano francofono da membri del cosiddetto “asse della resistenza” formato da Brigate al-Quds, Hezbollah, Hamas, Jihad islamica. La stessa fonte ha aggiunto che «Hezbollah non lascerà che Israele distrugga Hamas» e pare che soldati iraniani stiano seguendo l’andamento delle operazioni dalla capitale libanese. Probabilmente saranno gli attacchi israeliani a Gaza ad accendere la scintilla della guerra anche in Cisgiordania con la successiva scesa in campo di Hezbollah che aprirebbe una terza fase di scontri

Intanto è arrivato l’avvertimento di un alto funzionario della difesa a Washington citato dall’agenzia France Presse secondo il quale Hezbollah non deve prendere la «decisione sbagliata» di aprire un secondo fronte contro Israele al confine con il Libano e il dispiegamento della portaerei USS Gerald Ford avrebbe proprio lo scopo di dissuadere i gruppi sostenuti dall’Iran ad intervenire. Tutto questo mentre verso il confine israelo-libanese prosegue più intenso lo scambio di cannonate tra i jihadisti e l’esercito di Tel Aviv, che avrebbe già ucciso «diversi sospetti armati».

Nella giornata di lunedì l’esercito libanese e l’Unifil, di cui da agosto fanno parte anche alcune unità italiane della brigata meccanizzata Granatieri di Sardegna, hanno lanciato un invito alla moderazione alle parti coinvolte nel conflitto, che ha già lambito  alcuni villaggi dei distretti di Marjeyoun e Bint Jbeil. Centinaia di famiglie stanno comunque lasciando per precauzione il Sud del Libano.

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