Contempliamo le lacrime di Gesù

Contempliamo le lacrime di Gesù

di Giuliva Di Berardino

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO DA UNA TEOLOGA LITURGISTA

Lc 19, 41-44

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Quanto di attuale c’è in questo testo che la liturgia oggi ci propone! Gesù piange, contempliamo le lacrime di Gesù, che sono lacrime di un uomo, che soffre per la sua terra, per Gerusalemme, ma sono anche lacrime di Dio, del Figlio di Dio, che vede la sofferenza degli uomini e delle donne, una sofferenza duplice, quella degli innocenti, che sono vittime delle guerre, ma anche quella di coloro che progettano le guerre e le fanno, i carnefici. Anche loro, infatti, hanno una sofferenza nel cuore, perché non comprendono che la guerra è solo distruzione. Meditiamo oggi sulle guerre che portiamo dentro: che siamo vittime o carnefici, tutti ci portiamo dentro dolori, sofferenze che ci logorano il cuore.

Oggi affidiamole al Signore, che ha pianto su Gerusalemme, e sicuramente ha pianto quel giorno anche per noi, oggi, per quello che i nostri occhi ancora vedono delle guerre, soprattutto in Israele, nella Terra Santa. Presentiamo al Signore il bisogno di pace che abbiamo tutti in questo tempo e uniamoci alla preghiera di Gesù, perché presto possa venire la pace. Affidiamo questa intensione e questa preghiera anche all’intercessione del santo che oggi la liturgia ci fa celebrare, che è San Clemente, terzo successore di Pietro a Roma, che, secondo la tradizione (attestata da san Girolamo e da sant’Ireneo), venne ordinato sacerdote dallo stesso san Pietro. Di Clemente ci resta una lettera scritta ai cristiani di Corinto, in cui chiede ai cristiani proprio di rinsaldare la pace e la concordia tra loro.

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