Il giurista Gambino: “Non si può mettere in vendita la vita o il corpo”

di Bruno Volpe

SIAMO PADRONI DELLA VITA?

“Padroni della vita?”: è il titolo quanto mai attuale di un interessante convegno organizzato alla Università Aldo Moro di Bari dall’Unione dei Giuristi Cattolici. A margine dei lavori, abbiamo intervistato due personalità dei lavori, il professor Alberto Gambino, docente di diritto privato, pro rettore della Università Europea di Roma e Presidente dell’Associazione Scienza e Vita e il professor Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici Italiani. Cominciamo dal professor Alberto Gambino.

Professor Gambino avete scelto un tema di grande attualità oggi che il fine vita è tornato prepotentemente alla ribalta…

“L’argomento che abbiamo trattato e che credo sia di assoluta rilevanza specie oggi, è il rapporto tra medici e pazienti, specialmente e questo penso sia pertinente, alle cure palliative”.

Pensa che oggi si percepisca una deriva a livello sociale e culturale che va contro il bene della vita?

“Ritengo che effettivamente questa deriva esista, ma è legata alla generale mentalità della società e del vivere quotidiano. Tutto nasce dall’ individualismo e dalla idea non corretta di libertà intesa come arbitrio, ci si sente padroni di tutto. Rispetto a 35- 40 anni fa si ha meno solidarietà, le famiglie prima erano più numerose e ci si aiutava nel momento del dolore e del bisogno. Oggi ,e questo lo notiamo nelle grandi città, ma anche in tutta Europa e specie nell’ America del Nord, il numero dei componenti la famiglia si è ridotto drasticamente e sono sempre di più quelle composte da un solo membro. La famiglia più ampia serviva ed era utile come ammortizzatore sociale, soccorso nelle situazioni difficili. Oggi tutto è cambiato. Alla deriva di cui parlava lei, prima contribuiscono spiacevolmente anche i media che devono vendere e per questa ricerca del marketing spingono verso controvalori”.

Magari esiste un concetto di libertà esagerata e sbagliata che va contro la vita…

“Quando io parlo di individualismo naturalmente faccio riferimento ad una idea eccessiva e direi persino errata di libertà intesa come fare quello che ci pare. Il problema naturalmente non riguarda solo il fine vita, ma anche l’aborto, la fecondazione artificiale, il gender. In chiave giuridica la vita è definibile come un bene ma non disponibile, cioè io non posso mettere in vendita la vita o il mio corpo, mentre da credenti parliamo di dono che non si può fabbericare, ma che si riceve gratuitamente”.

Domina anche una mentalità edonistica nella stessa idea di sesso e per questo si fanno pochi figli o si rinuncia in nome della libertà…

“Esattamente. Io dico che è venuto meno il valore del sacrificio. In alcuni casi, non sempre, io figlio che dovrebbe essere una gioia, diventa un peso perchè bisogna rinunciare alle vacanze, al divertimento, anche alla carriera. In poche parole il figlio oscilla tra peso per alcuni e desiderio per altri e siamo arrivati al concetto della reificazione, ovvero diventato una cosa. Ecco perchè a mio avviso è importante fare formazione nelle scuole, anche se la prima cellula fondamentle è la famiglia”.

Don Giussani parlava di crisi delle tre principali agenzie educative, famiglia, scuola e Chiesa…

“Io direi che è la stessa società che ha subito una metamorfosi e questa metamorfosi ha coinvolti la scuola, la famiglia ed anche la Chiesa. Tuttavia la prima e vera agenzia educativa era e resta la famiglia”.

Politici credenti, hanno il dovere di testimoniare anche nelle istituzioni?

“Il compito del politico credente, visto che vecchia DC è morta e non esiste un partito dei cattolici, non deve limitarsi all’ improperio, certamente ha il dovere morale di votare contro leggi che vanno contro la coscienza rettamente formata obiettando. Tuttavia, il primo compito da fare con serietà, attenzione e soprattutto professionalità, è convincere gli altri, quelli che la pensano diversamente. Il politico credente deve essere un faro e per questo motivo sia sempre credibile nelle sue scelte di vita e coerente, senza dare scabdalo”.

Il professor Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici cattolici ha aggiunto: “Se apprezziamo il grande dono della vita non possiamo metterci a dormire quando la si deve difendere. Dobbiamo essere indomabili nel combattere la migliore battaglia per la eubiosi. Con l’ eubiosi tutto sarà più dignitoso e chiaro, ma dobbiamo essere più determinati quando di impeto si parla di eutanasia e fermamente opporci proponendo l’ essenziale capacità dei viventi e dei credenti di entrare da vivi nel percorso della propria morte. Noi medici cattolici in questa età post moderna desideriamo sottolineare il problema dell’ umano ignorato nella contemporanea società che auspichiamo rimanga umana anche nelle criticità o nei momenti di lunga sofferenza, più temibili della morte. E’ il morire che ci spaventa e che rimane tale se non si è supportati da vicinanza, sollecitudine ed amore. La medicina e i medici hanno a cuore il prendersi cura in percorsi di eubiosi”.

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