Quel presepe di Anna Rosa Nicola che fa rivedere le situazioni vissute

di Mariella Lentini

IL GRANDE PRESEPE DI ANNA ROSA NICOLA IN MOSTRA ALL’ABBAZIA DI VEZZOLANO

Visito per la prima volta il monumentale Presepe di Anna Rosa Nicola, rinomata restauratrice di Aramengo (Asti), in mostra presso la stupenda cornice dell’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano, situato nel comune di Albugnano, in provincia di Asti, uno dei più importanti monumenti medioevali del Piemonte, che ha attirato fino adesso, in soli due mesi, quasi tredicimilavisitatori.

E ne rimango affascinata.

Visitabile gratuitamente fino al 4 febbraio (venerdì, sabato e domenica con orario continuato dalle 10.00 alle 17.00), ho subito avvertito i valori e il messaggio d’amore di cui è portatrice la sacra rappresentazione: quei valori che possono aiutare l’umanità ad essere migliore.

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Anna Rosa Nicola, con questo suo grande e appassionato impegno, che svolge in casa, in una stanza tutta sua, rappresenta un esempio, una speranza, una gioia per tutti, in questo mondo angustiato da tante cose brutte e dai cattivi maestri per i giovani.

Ho ammirato la sua poesia, la sua arte, il suo talento che è un vero dono; il suo impegno per difendere, proteggere e reclamizzare il Presepe e i valori che trasmette; il suo sottrarre minuti preziosi alla domenica mattina o durante la pausa pranzo per dare vita ai suoi amati “figli”: statuine e scenografie di antichi mestieri e tradizioni, ricche di ricordi, che ognuno porta nel cuore ed emozionano.

E farsi regalare gli attrezzi per il suo Presepe, anziché profumi o borsette firmate, le fa onore.

CHI E’ LA RESTAURATRICE ANNA ROSA NICOLA

Nata a Torino nel 1957, sposata, mamma e nonna felice, Anna Rosa Nicola è figlia d’arte. 

Inizia giovanissima a lavorare presso l’atelier di famiglia avviato nel dopoguerra dai genitori Guido e Maria Rosa Borri.

Non appena conseguita la maturità artistica nel 1976, presso il Liceo Artistico Accademia Albertina di Torino, insieme a colui che tre anni dopo sarebbe diventato suo marito, Nicola Pisano, si dedica a tempo pieno al restauro, con grande passione ed entusiasmo. Nel 1983 consegue a Roma, presso il Centro di Fotoriproduzione e Legatoria, l’Attestato di Abilitazione al restauro di mappe di grande formato e altro materiale cartaceo e pergamenaceo degli Archivi di Stato. La sua principale specializzazione rimane tuttavia la reintegrazione pittorica di dipinti su tela e su tavola e di affreschi, per la quale le è riconosciuta una grande sensibilità. 

Numerosissimi i restauri importanti realizzati nel corso degli anni insieme al marito, eseguiti, nei primi tempi, in collaborazione con i genitori e con il fratello Gian Luigi. Tra questi si ricordano  le dieci tavole a soggetto biblico di Giorgio Vasari in S. Croce a Boscomarengo (AL), il “Sansone arrestato dai Filistei” di Matthias Stomer, i due grandi teleri “La cena in casa di Simone” e “Mosè salvato dalle acque”, di Paolo Veronese, “La Samaritana al Pozzo” di Giuseppe Vermiglio, due tele raffiguranti “Abramo scaccia Agar” e “Re Salomone adora gli idoli” di Sebastiano Ricci, e in seguito molte altre opere di autori famosi, Guido Reni, Carracci, Rubens, Van Dick, ed altri ancora commissionate dalla Soprintendenza torinese per la Galleria Sabauda, per i Musei Civici torinesi e per numerose chiese.Tra le opere eseguite per la Soprintendenza di Milano la grande tela “Il ritrovamento del corpo di San Marco” del Tintoretto, “La Cena in casa di Simone” e “L’ultima cena”  di Paolo Veronese della Pinacoteca di Brera, gli affreschi giotteschi dell’abbazia di Chiaravalle, il monumento equestre di Bernabò Visconti di Bonino da Campione, in marmo di Candoglia, e poi ancora il grande dipinto raffigurante “Il martirio di San Lorenzo” un capolavoro di Tiziano, proveniente dalla chiesa dei Gesuiti di Venezia. Numerosi anche i dipinti italiani e fiamminghi e i fondi oro su tavola, in collezioni pubbliche e private.

Direttore Tecnico e titolare insieme al marito della Nicola Restauri S.r.l., Anna Rosa cura ed effettua personalmente restauri sia in laboratorio che in cantieri esterni; è spesso chiamata a tenere conferenze sul restauro e ad illustrare i lavori svolti dal laboratorio. É molto apprezzata la sua semplicità e chiarezza di esposizione, che, grazie anche all’apporto delle presentazioni in PowerPoint, interessanti ed intuitive, da lei stessa ideate e curate sia nel contenuto che dal punto di vista grafico, rendono il tema di facile comprensione anche ai non tecnici del settore.

Anna Rosa Nicola ha alle spalle decine di pubblicazioni relative ai restauri eseguiti, per le quali ama curare graficamente anche l’impaginazione.

L’attività di restauro del laboratorio “Nicola Restauri”, ad Aramengo, (circa 3.500 metri quadrati adeguatamente attrezzati) è oggi portata avanti con il supporto di Eleonora, (figlia di Anna Rosa e Nicola) insieme al marito Mauro e di Alessandro, (figlio di Gian Luigi e Gianna) architetto, oltre che  da un  team affiatato di restauratori con esperienza pluridecennale all’interno del laboratorio, affiancati da giovani neo laureati.

Dal 2015 Anna Rosa è  anche Presidente dell’Associazione Eredità Culturale Guido Nicola per il Restauro, fortemente voluta e fondata dalla famiglia per tener vivo e tramandare il sapere di Guido.

Per maggiori informazioni sulla storia e sull’attività della famiglia Nicola: www.nicolarestauri.org

I NICOLA STORIE DI RESTAURI NELLA STORIA DI UNA FAMIGLIA – Armando Brignolo e Salvatore Giannella (prefazione di Piero Angela e postfazione di Giovanna Rotondi Terminiello – revisione testi, ricerca iconografica e coordinamento a cura di Anna Rosa Nicola) “I NICOLA Storie di restauri nella storia di una famiglia”- Umberto Allemandi &C, Torino, Luglio 2009

LA SUA PIÚ GRANDE PASSIONE, IL PRESEPE

Dal 2005 Anna Rosa Nicola coltiva la grande passione come presepista:  un presepe grandioso, senza epoca, in continua evoluzione,  realizzato integralmente da lei, dal paesaggio, alle case, agli arredi, ai personaggi, che negli anni ha raggiunto le dimensioni di 18 metri, con oltre 120 scene e migliaia di microscopiche miniature. Anna Rosa racconta storie attraverso i suoi molteplici personaggi (circa 350),  utilizza cera, legno, filo di ferro, ritagli di stoffa ed altri materiali poveri e di recupero, con un’incredibile dovizia di particolari, riproducendo la quotidianità del passato, tra botteghe e scorci di vita artigiana e contadina, in un paesaggio ispirato al Monferrato.

Presto, se Dio vorrà, nell’arco di due-tre anni si concretizzerà il sogno di una sede stabile per il suo presepe che purtroppo, per motivi logistici, deve essere smontato e rimontato ogni anno a Vezzolano, con inevitabili danni, a seguito delle movimentazioni e trasporti. Anna Rosa e il marito Nicola hanno così dato vita alla Fondazione ARA, acronimo di Anna Rosa Arte, ma anche inizio della parola Aramengo, luogo in cui avrà sede un museo dedicato, visitabile tutto l’anno, con un laboratorio attrezzato e una sala didattica per grandi e piccini. Il desiderio è quello di preservare quanto realizzato in tanti anni, continuare a creare nuove cose, condividere e tramandare ai giovani il sapere e la gioia di creare con le mani. A breve partiranno i lavori di ristrutturazione di un rustico seicentesco, circa 400 metri quadrati, situato proprio di fronte al celebre laboratorio di famiglia, ad Aramengo. I lavori da eseguire e costi saranno impegnativi, ma Anna Rosa e Nicola non si perdono d’animo e sono decisi a proseguire con  la speranza che qualche aiuto arriverà.

La mostra è visitabile presso l’Abbazia di Vezzolano (Asti) fino al 4 febbraio 2024,

nei giorni di venerdì, sabato e domenica, orario continuato dalle ore 10,00 alle ore 17,00

Ingresso libero e gratuito

Contatto: info@lacabalesta.it. Tel. 349.5772932

https://www.facebook.com/Nicola.AnnaRosa)

L’INTERVISTA 

Alla presepista Anna Rosa Nicola abbiamo rivolto alcune domande:

Il suo esempio ci dice che fare il Presepe non è un gioco da bambini. Educa e ci educa. Il Presepio evoca emozioni, ricordi,  suscita stupore e meraviglia, risveglia il lato buono dell’uomo. Esprime tanti valori: essenzialità, silenzio, pace, gioia, tenerezza: a quali di questi si sente più vicina?

“Forse realizzarlo non sarà un gioco da bambini, nel senso che a volte tecnicamente la realizzazione può risultare complessa, ma è essenziale rimanere bambini dentro, conservare l’incanto, la magia, la spontaneità di un bambino per poter continuare a giocare con gioia. Sono felice che il mio presepe evochi emozioni e ricordi e riesca a trasmettere qualche cosa di buono, è proprio questo lo scopo, arrivare  al cuore bambino della gente donando pace, serenità e gioia”.

Secondo il pediatra e psicoanalista britannico Donald Winnicot esiste una similitudine tra il gioco e l’arte come libere manifestazioni della pulsione vitale. Per lei fare la presepista equivale a giocare. Cos’è per lei il gioco, è tornare bambini? così come Gesù insegna: “In verità vi dico: se non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”(dal Vangelo secondo Matteo 18,3)

“Esattamente così”!

Si parla troppo del Male che c’è nel mondo e meno del Bene perché “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Lei con il suo Presepe si sente come una mosca bianca nella società di oggi?

“No, io credo in realtà che ci sia moltissima gente che fa del Bene, più di quanto ne faccia io. Ognuno di noi  può e deve fare tutto quel che riesce per fare il Bene. C’è chi aiuta il prossimo in vari modi sacrificandosi, donandosi all’altro, c’è chi lo fa con fatica, c’è anche chi purtroppo lo fa per sentirsi più buono, ma c’è anche molta gente che lo fa con gioia e io ammiro molto queste persone che sanno stare coi malati, con gli anziani, con chi ha bisogno caricandosi del dolore degli altri  e restituendo sorrisi. Io ho ricevuto questo dono di saper creare con le mie mani qualche cosa di bello e credo quindi sia mio dovere condividerlo con gli altri se in qualche modo vedere quel che realizzo regala buone sensazioni”.

Il suo Presepe è suddiviso tra la parte più tradizionale con scenografie di pastori e artigiani posti accanto alla natività, e poi c’è tutta la parte dedicata alle tradizioni più vicine a noi, come il droghiere con le caramelle, il tavolo con i santini o l’orologiaio. La scelta di rendere più attuale le ambientazioni nasce dal desiderio di coinvolgere le nuove generazioni? Mi racconta, infatti, che i visitatori del suo Presepe una volta erano gli ultra sessantenni, adesso è felice di vedere tanti bambini e giovani commentare i tempi passati assieme ai nonni attraverso le sue scenografie…

“All’inizio la parte più povera del presepe con la Natività, i pastori e gli artigiani era separata dal resto del borgo con botteghe più ricche e attuali, ma il presepe negli anni è cresciuto tantissimo e ora le due parti praticamente si congiungono. Ripensandoci rispecchia quello che accade ogni giorno  e ci può fare riflettere. La Natività ci accoglie  all’inizio del presepe, poi ci si distrae lungo il percorso con banchetti e botteghe ma a fine percorso è di nuovo lì…”.

Il suo desiderio è attirare bambini e giovani, anche se lei prova grande rispetto nei confronti degli anziani, nel ricordo affettuoso di suo papà Nicola, nell’accudimento di sua mamma Maria Rosa di 93 anni e nei suoi racconti di quando tutte le sere preparava con tenerezza la cena, dopo un’intera giornata di lavoro, a suo papà e a sua suocera. Chi sono per lei gli anziani rappresentati in tanti personaggi del suo Presepe? Persone alle quali essere grati, come sua mamma, dalla quale ha ereditato una manualità stupefacente?

“Sì, sono felice di vedere sempre più giovani e sempre più bambini al mio presepe, ma mi piacciono molto gli anziani! mi piace ascoltare i nonni che raccontano ai nipotini la vita di un tempo passato, i loro occhi guardano il presepe ma rivedono situazioni che hanno vissuto e questo è un arricchimento anche per me, spesso mi raccontano particolari che stimolano la mia mente per nuove creazioni. Mi mette una grande tristezza vedere molti nonnini abbandonati a loro stessi o lasciati in istituti magari efficientissimi, ma privati delle loro cose, dei ricordi, degli affetti…”.

Mostrare a migliaia di persone le sue “creature” (tutti “figli suoi” come ha affermato) comporta un aprirsi agli altri, rimettersi al loro giudizio, è una forma di comunicazione. Mi racconta della grande gioia che prova quando vede uscire dalla sua mostra i volti sorridenti e sereni che la ripagano di tanto impegno.

“E’ una gioia profonda, qualche cosa che fa bene al cuore, stringo tante mani, prendo baci e abbracci, è davvero bello”.

Lei ha creato il suo Presepe con il desiderio che fosse visitato da tutti, credenti e non credenti, cattolici e appartenenti ad altre confessioni religiose, a prescindere dal colore della pelle, nazionalità, origine sociale,  condizioni economiche, orientamento politico. Un obiettivo che guarda alla pace nel mondo e alla fratellanza. Quali caratteristiche deve avere un Presepe per raggiungere questo ambizioso obiettivo?

“Certo, il mio presepe è per tutti. Io sono credente e cattolica per tradizione, ma probabilmente se fossi nata in un’altra parte del mondo chissà… Rispetto tutte le religioni, credere è un dono che va coltivato, una forza che va usata nel rispetto degli altri, abbiamo tutti bisogno di pace. Non  sono le religioni a creare le guerre, ma gli interessi economici che le usano come  scudo”.

Se esprimersi con l’arte significa entrare in contatto con il vero sé interiore e con le proprie emozioni, può essere anche occasione di entrare in contatto con la sofferenza, la paura e la solitudine? Lei ha affermato di aver pianto in qualche occasione mentre creava scenografie e personaggi…

“Mi è capitato di commuovermi e di ritrovarmi con le lacrime agli occhi realizzando  chi non c’è più, ma non ho mai provato sofferenza nel creare il mio presepe”.

Per la tradizione, nel 1223 San Francesco d’Assisi per primo rappresenta la Natività a Greccio (Rieti) con un presepe vivente. Lei come vive la sua fede religiosada cattolica? In chi e che cosa crede?

“E’ una domanda molto intima. Credo in Dio, lo sento vicino, prego a mio modo, ma non recito preghiere a memoria”.

Per concludere una curiosità: ho letto che lei è una brava cuoca, non a caso nel suo Presepe il cibo è molto presente: pescatori e pescivendoli, fruttivendolo, rivendita di formaggio, c’è chi cucina la polenta nel paiolo e chi fa la grigliata. Quale è il suo piatto forte?

“Molti dicono che cucino allo stesso modo con cui faccio il presepe, in effetti è perché mi piace molto presentare i miei piatti anche sotto il profilo estetico. Non sono molto brava coi dolci, mi diverto molto invece con gli antipasti  perché offrono più spunti creativi. Posso dire di non aver mai seguito una ricetta, di solito invento. Un piatto forte? l’insalata russa credo, è sempre molto apprezzata”.

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