Alle origini della Rivoluzione: la rivolta di Lutero

Alle origini della Rivoluzione: la rivolta di Lutero

di Pietro Licciardi

LUTERO ROMPE CON L’UOMO MEDIEVALE E COL SUO LEGAME CON DIO, INFLUENZANDO IN MODO DECISIVO I “FILOSOFI MODERNI” CHE AVREBBERO PORTATO ALTRA ACQUA AL PROCESSO RIVOLUZIONARIO

Dopo aver spiegato che la Rivoluzione è «un tornare indietro, dopo aver abbattuto tutto ciò che l’intelligenza e la volontà umana ha edificato e se si dà uno sguardo alla storia ogni fase della rivoluzione moderna è stata una negazione, seguita da una distruzione» (Gonzague de Reynold) vediamo brevemente quali sono state le principali fasi del processo rivoluzionario nel corso della storia, ciascuna delle quali si è incaricata di demolire e distruggere un pezzo di quella Christianitas medievale e di quell’Occidente che nel corso di oltre mille anni la Chiesa è riuscita ad edificare.

Prima tappa della Rivoluzione è stata la Rivolta protestante di Martin Lutero, che sarebbe limitativo considerare soltanto per le conseguenze sul piano teologico ed ecclesiale, poiché essa fu dirompente per la visione dell’uomo, per tutta la cultura e la civiltà occidentali, influenzando in modo decisivo i “filosofi moderni” che avrebbero portato altra acqua al processo rivoluzionario del XVIII, XIX e XX secolo, essendo molti di loro protestanti: Kant, Fichte, Hegel, Feuerbach, lo stesso Engels prima di cadere nell’ateismo.

Secondo la visione medioevale l’uomo, in quanto creatura, è fatto a immagine e somiglianza di Dio, del Creatore, per cui l’introspezione consente di conoscere o almeno di percepire all’interno dell’uomo l’immagine di Dio. L’universo, in quanto creazione, porta le tracce del Creatore, per cui anche l’osservazione e lo studio della natura consentono di conoscere indirettamente Dio. Esiste poi una relazione fra la creatura e la creazione: l’uomo viene considerato come un universo in piccolo, come microcosmo, rispetto all’universo, il macrocosmo.

 

I DANNI DELLA RIVOLUZIONE PROTESTANTE

 

Con la Rivolta protestante tutto questo finisce.

Per Lutero La ragione non è più uno strumento affidabile per comprendere l’ordine divino, per cui l’uomo non può presumere di distinguere il bene dal male e quindi neanche di conoscere la propria natura e il proprio fine. In campo morale l’uomo non possiede certezze, e tanto meno può pretendere di sapere ciò che è gradito a Dio e, quindi, di operare per la propria salvezza. Ma se non si accetta né che l’uomo abbia un fine, né che sia possibile stabilire in modo obiettivo ciò che è buono e ciò che è cattivo, viene a mancare anche ogni possibilità di definire le virtù. L’uomo da solo può operare solamente cose malvagie.

Quando Lutero parla di bontà o malvagità delle azioni si riferisce esplicitamente alla salvezza dell’anima, ma queste tesi hanno ripercussioni anche nella vita civile in quanto negano la possibilità di dedurre le norme etiche da un ordine naturale oggettivo la cui legittimità è fondata sulla legge divina.

Se viene messa in discussione la capacità dell’uomo di dedurre norme di comportamento dalla conoscenza della propria natura e della propria finalità, così come dall’osservazione della natura, ambedue considerate come manifestazione di un ordine divino, vi è la necessità di un potere legislativo che fa le leggi, funzione attribuita prima al sovrano, al Principe, e successivamente ad altri organi.

In opposizione all’ideale medievale nell’era moderna è il sovrano (e poi lo Stato) ad incarnare sempre di più il potere legislativo, e la legittimità delle leggi non viene ricondotta a un diritto di fondo – naturale e divino -, ma alla decisione del legislatore Questa concezione viene enunciata in modo paradigmatico durante la Rivoluzione Francese nell’Atto Costituzionale del 24 giugno 1793: «la legge è l’espressione libera e solenne della volontà generale; è la stessa per tutti, sia che protegga, sia che punisca; non può ordinare che ciò che è giusto e utile alla società; non può impedire che ciò che le è nocivo».

Da questo momento lo Stato avrà il potere di vita e di morte sui suoi sudditi, poiché “potendo ordinare ciò che è giusto e utile alla società” esso in maniera del tutto legale e, dal suo punto di vista legittima, deciderà di ghigliottinare i nobili, mettere al muro o deportare nei gulag i borghesi, trasferire nelle camere a gas gli ebrei o consentire l’aborto, l’infanticidio e comminare la soluzione finale a malati, anziani e persone non più produttive mediante eutanasia.

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