Ciò che davvero sostiene la nostra vita non è quello che mangiamo

di Giuliva Di Berardino

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO DA UNA TEOLOGA LITURGISTA

Mercoledì 7 febbraio 2024

Mc 7,14-23

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: “Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?”. Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: “Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Oggi il Vangelo ci fa conoscere quanto siano importanti per la religione ebraica le norme alimentari che, fin da tempi molto antichi, hanno un valore religioso e spirituale interessante al cibo. È una questione che i cristiani non comprendono pienamente, ma è necessario capire che ancora ai nostri giorni gli ebrei mangiano alimenti kasher, per rispetto delle norme di purità. Gesù, che, anche se originale nel suo insegnamento, era comunque un rabbino ebreo, interviene nella questione per dichiarare la sua posizione sui cibi puri e impuri, ma, è evidente, che questo non vuol dire che lui non abbia rispettato le norme alimentari, né che egli avesse mai invitato altri a non rispettarle.

Quello che Gesù dice ai religiosi del suo tempo è semplicemente che non sono i cibi a rendere impuro l’uomo, ma la sua vita, il suo cuore, secondo un avvertimento profetico in linea con l’insegnamento degli antichi profeti: Gesù è un Maestro che parla a  tutti, sia a chi pratica le norme di purità e mangia kasher, sia a chi non le osserva perché il suo è un richiamo ad ascoltare dentro di noi, quel luogo interiore che la Bibbia chiama il “cuore” e che noi potremmo chiamare coscienza. Ciò che davvero sostiene la nostra vita non è quello che mangiamo, ma le scelte che facciamo dentro di noi, le nostre intenzioni. Perciò, essere puri o impuri dipende da noi, non dal cibo!

Sì, perché la purezza è soprattutto una questione di libertà! Siamo noi a scegliere, nella nostra coscienza, se custodirci o contaminarci, se restare fedeli all’immagine di Dio che è dentro di noi, o lasciarci corrompere o no. Solo da noi, dalle nostre scelte, dipendono i propositi di male e la complicità col male che ci fa compiere azioni cattive.

Oggi è importante custodire la libertà interiore ed educare a questa libertà. Quando non fondiamo il cuore in Dio, ci lasciamo rapire il cuore da qualcos’altro e attacchiamo le nostre speranze a cose che non contano veramente. Oggi esercitiamoci a custodire la libertà interiore, ad ascoltare la nostra coscienza, esercitiamoci a restare liberi, perché Gesù è venuto a liberarci dal male, ma i propositi di male o di bene dipendono da noi, dalla nostra scelta di custodire puro il cuore.

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