Il lebbroso purificato

di Don Ruggero Gorletti 

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Domenica 11 febbraio 2024 – VI Domenica per annum

Mc 1, 40-45

Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

COMMENTO

Nel brano di vangelo che abbiamo appena ascoltato Gesù opera un miracolo. I miracoli di Gesù sono fatti e sono parole. Sono fatti, perché sono cose realmente, storicamente accadute, non appartengono al regno della fantasia; sono parole, perché il loro significato non si esaurisce nell’episodio accaduto, ma indica una realtà più grande. 

In questo episodio un lebbroso si avvicina a Gesù. Il lebbroso, lo sappiamo bene, in Israele (come in tutto il mondo antico) era doppiamente malato: fisicamente, perché la lebbra consuma e deturpa la carne, socialmente, perché il malato di lebbra era obbligato a vivere lontano dalla comunità, isolato da tutti gli altri uomini. Lo abbiamo sentito nella prima lettura: doveva vestire abiti strappati, tenere il volto coperto, e, nel camminare, annunciare la sua condizione gridando: «impuro, impuro», in modo da essere evitato da chiunque si trovasse nelle vicinanze. Una condizione davvero penosa.

La lebbra sfigura la persona, gli fa perdere persino il suo aspetto, e lo allontana dalla comunità degli uomini: per questi motivi i Padri della Chiesa hanno visto nella lebbra una immagine del peccato: il peccato deturpa la persona, gli fa perdere la somiglianza con Dio, con cui era stata creata, e rovina i rapporti con Dio, con se stesso e con gli altri. 

Nell’azione di Gesù c’è, in piccolo, tutta la storia della salvezza. Gesù si avvicina al lebbroso e, sfidando il divieto della legge e il contagio del male, lo tocca. Non lo fa per negare il male e la sua forza negativa, per negare che il male sia male, ma lo fa per dimostrare che l’amore di Dio è più forte di ogni male, e che l’amore di Dio può vincere ogni male, anche il più disgustoso.

Gesù guarisce questa persona dalle conseguenze della malattia, Gesù vuol guarire ciascuno di noi dalle conseguenze del peccato. Egli fa tutto con la potenza della sua parola: agisce come il Padre, quando ha creato il cielo e la terra, quando ha creato l’uomo. Guarirci dal peccato significa ricrearci, significa riportarci alla nostra vera immagine, quella uscita dalle mani del Creatore prima che venisse deturpata dai peccati. 

È l’amore che spinge Gesù a risanare il lebbroso. È l’amore che spinge Dio a guarirci dalla nostra impurità. Ma Gesù non agisce di sua iniziativa: aspetta che sia il lebbroso a chiedere di essere guarito. Dio non impone la guarigione al lebbroso. Dio non impone la salvezza all’uomo peccatore. Dio, che ci ha creato senza il nostro consenso, non ci salva senza la nostra collaborazione. 

«Se vuoi puoi purificarmi». Sono queste le parole che il lebbroso rivolge a Gesù. Mostrano la consapevolezza di essere malato, il desiderio di guarire e la fiducia che Gesù lo possa fare. E Gesù lo guarisce. Come ha avuto compassione del lebbroso, Gesù ha compassione anche della nostra condizione di peccatori, e vuole guarirci dalle conseguenze del peccato. Ma vuole che siamo noi a volerlo. Non lo vuole fare contro la nostra volontà. È necessario, come il lebbroso, anzitutto riconoscere di essere malati, credere che il Signore ci possa guarire e chiedergli la grazia della guarigione.

Gesù non nega il male, non nasconde la sua forza negativa. Ma dimostra che l’amore di Dio è più forte di ogni male. Il Signore ha preso su di sé le nostre infermità, non certo per lasciarci nella condizione in cui siamo, ma per guarirci dal peccato e liberarci dalle sue conseguenze. 

Gesù vuole liberarci dal peccato, restituirci la nostra identità sfigurata dal male. Ci chiede di collaborare: di riconoscere di essere peccatori, di desiderare la purificazione, di chiederla. Allora Egli sarà libero di agire, di liberarci da tutto ciò che opprime, che limita la nostra umanità, e di ricrearci secondo la nostra natura, di persone fatte ad immagine e somiglianza di Dio. 

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