La tassa occulta che ci fa sempre più poveri

di Pietro Licciardi

L’IMPATTO DELL’INFLAZIONE SUL REDDITO DEGLI ITALIANI. LE DONNE VEDOVE, SEPARATE E DIVORZIATE LE PIU’ COLPITE 

Gli italiani stanno diventando sempre più poveri e non da oggi. La nostra spirale discendente è cominciata con l’ingresso dell’Italia nell’euro, al quale non eravamo preparati, ed è proseguita con le successive crisi economiche internazionali, che hanno fatto aumentare la disoccupazione mentre i salari e gli stipendi sono drammaticamente immobili da oltre un decennio. Adesso ci si è messa pure l’inflazione, quella odiosa tassa occulta, come l’ha definita il presidente della Consob Paolo Savona, che colpisce tutti indistintamente, a cominciare dalle fasce più deboli. Tenuta a bada fino al 2019 ha cominciato a correre con valori a due cifre con lo scoppio della guerra russo-ucraina provocando un aumento della caduta in povertà relativa delle famiglie: da 49.652 nel 2020 a 58.824 nel 2023 solo tra quelle monitorate dai Caf Acli: oltre 600mila. 

L’indagine Iref

A dirlo è una ricerca dell’Iref, l’istituto di ricerca sociale delle Acli, che ha presentato il 21 Febbraio a Roma una ricerca condotta appunto per determinare l’impatto dell’inflazione sul reddito degli italiani nel periodo 2020-2023. L’indagine è stata condotta sulle dichiarazioni dei redditi presentate per quattro anni consecutivi ai Caf Acli in tutta Italia dai quali è stato estrapolato un panel di 602.566 famiglie fiscali. 

Secondo i dati elaborati 474.592 di queste famiglie (il 79%) hanno perso potere di acquisto rispetto a prima del Covid, ovvero in tre anni sono andati in fumo quasi 2 miliardi di euro. Ma per rendere meglio l’idea i ricercatori dell’Iref hanno ipotizzato un “carrello di spesa” settimanale per un single del valore di 90 euro, andando a calcolare quanti carrelli sono andati persi a causa dell’erosione del potere di acquisto. In media, per quanto riguarda il panel considerato, si sono persi 6 carrelli (540 euro) di spesa in un anno. 

Diminuisce la spesa

Questo non significa che gli italiani hanno mangiato meno, in quanto le spese alimentari sono incomprimibili, ma che probabilmente le famiglie con redditi bassi si sono rivolte sempre più ai discount, acquistando dunque cibo di minore qualità, mentre le famiglie di reddito più elevato o hanno rinunciato ad altre tipologie di spesa, come viaggi o vestiario, o hanno risparmiato meno. 

A spingere verso il basso non c’è stata solo l’inflazione – che l’Istat ha calcolato per le famiglie di operai e impiegati dal Genaio 2019 a Dicembre 2022 in 15,6% – ma anche l’aumento degli interessi dei mutui, aumentati in media di 338 euro l’anno mentre sui nuovi mutui l’aumento medio è stato di 1.065 euro

Gli anziani soli

Non se la passano bene in particolare gli anziani, infatti le famiglie di anziani soli in povertà relativa costituiscono l’11% del panel, a fronte del 9,4% di dichiaranti in povertà più giovani. Di questo sottogruppo il 40% sono settantenni e il 60% sono ultraottantenni. La perdita di reddito è stata di circa 2800 euro su un reddito familiare medio equivalente di 20.000 euro. Più penalizzate sono le donne over 70: per ogni dichiarante uomo in povertà relativa vi sono 6 donne in povertà relativa:14% contro l’86%.

Le donne le più penalizzate

A soffrire maggiormente sono state le donne. Il numero delle famiglie in povertà relative in cui la dichiarante unica è una donna è del 17% superiore a quelle in cui il dichiarante è un uomo. Si tratta di donne per lo più vedove, single o separate e divorziate ed è evidente che la solitudine aumenta il rischio di entrare in soglia di povertà. Potremmo probabilmente aggiungere che la disgregazione dei nuclei familiari è un “diritto” che proprio le donne pagano a caro prezzo.

Qui la ricerca

 

FOTO DI COPERTINA: https://depositphotos.com

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