Maria, segno di sicura speranza

di Pamela Salvatori

IMMAGINE LUMINOSA DELLA GLORIA FUTURA

Immagine luminosa della gloria futura, della vittoria di Cristo sul demonio, della redenzione corporale dell’essere umano, Maria è motivo di gioia, di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino. La costituzione dogmatica Lumen Gentium lo attesta al n. 68 quando afferma che la Madre di Gesù, in cielo glorificata in corpo e anima, «sulla terra brilla ora […] come segno di sicura speranza e di consolazione fino a quando non verrà il giorno del Signore (cfr. 2Pt 3,10)». La medesima consapevolezza è espressa dalla costituzione sulla sacra liturgia del Vaticano II, Sacrosanctum Concilium al n. 103, ove si legge che la Chiesa «in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, ed in lei contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa desidera e spera di essere nella sua interezza».

Questi insegnamenti rivelano l’esistenza di un misterioso legame tra l’Assunta, “tipo” e “modello” della Chiesa, e la speranza dei fedeli. Maria, infatti, può essere indicata come segno di sicura speranza proprio perché è immagine e inizio della Chiesa gloriosa. 

La glorificazione della beata Vergine Maria è un segno escatologico per la Chiesa terrena, il segno certo dell’eternità che l’attende, segno che alimenta la speranza dei cristiani e ne rafforza la fede. Pertanto diviene anche motivo di conforto, di consolazione per il Popolo di Dio in mezzo alle persecuzioni suscitate dall’antico avversario. La speranza della gloria promessa, anticipata e confermata in Maria dal Signore stesso, è pegno e garanzia per ciascuno di noi della gioia che lo attende, capace di incoraggiare la comunità cristiana in vista del trionfo escatologico di Cristo e della partecipazione, definitiva ed eterna, alla sua vittoria già data. La glorificazione di Maria è il segno anticipato della redenzione integrale della persona umana, il segno della speranza realizzata e sintesi del futuro della Chiesa.

Teologicamente parlando, scriveva Joseph Ratzinger, «nella prospettiva della mater assumpta […] l’Avvento si estende fino all’escatologia; l’incarnazione diventa la via che nella croce non revoca il farsi-carne, ma lo valorizza fino in fondo». In tale prospettiva anche le sue splendide parole a commento della relazione tra la fede e la speranza nell’enciclica Spe Salvi possono essere applicate in modo sorprendente all’Assunta: anche di lei si può affermare che rende presente qualcosa della realtà attesa e «questa realtà presente costituisce per noi una “prova” delle cose che ancora non si vedono. Essa attira dentro il presente il futuro così che quest’ultimo non è più il puro “non-ancora”». L’esistenza di tale futuro cambia il presente, misteriosamente toccato da quello stesso escatologico che in esso si rivela e in esso si riversa. 

 

BRUNERO GHERARDINI SU MARIA

 

Un altro teologo, Brunero Gherardini, riflettendo su Maria, segno di sicura speranza, loda la formula utilizzata dal Concilio, colorata di sfumature quasi sacramentali, capace di aprire quell’importante prospettiva che fa di Maria non soltanto l’icona della Chiesa gloriosa ma anche «una sua prolessi o sacramentale anticipo». Anch’egli ribadisce che, essendo Maria il segno certo del traguardo finale verso il quale si orienta la speranza della Chiesa, essa è motivo di incoraggiamento e conforto. Ed è altresì significativo che il Santo Padre Paolo VI, nell’esortazione Gaudete in domino (parte IV), parli di Maria come “Madre della speranza” associandola alla gioia cristiana, quale Madre piena della santa letizia e causa della letizia dei credenti.

Sembrerebbe che il mistero luminoso dell’Assunzione di Maria compreso in questi termini possa illuminare ulteriormente la comprensione del misterioso dinamismo del “già ma non ancora”, l’attualità perenne e viva di quell’influsso che va dal cielo alla terra, dall’eternità al tempo, e che permette di leggere la storia umana come Storia della Salvezza. Tempo ed eternità, infatti, non sono disgiunti né estranei l’uno all’altro. Il Mistero di Cristo, Incarnazione e Redenzione, ha compiuto il tempo precipitandolo nell’eternità di Dio, al punto che con padre Raimondo Spiazzi si potrebbe esprimere il rapporto che intercorre tra queste due dimensioni con la metafora di «un immenso abbraccio» dell’eternità al tempo e a tutto ciò che nel tempo vive e si muove. In virtù di questa misteriosa congiunzione tra cielo e terra, di cui ci rende partecipi ogni liturgia della Chiesa, chi dimora nell’eternità, cioè in Dio, come Maria, può intervenire nella storia “abbracciando” l’umanità intera, regnando su di essa e portandole soccorso.

È significativo che lo stesso Ratzinger in Maria Chiesa nascente definisca la santa Vergine come «il segno della storia» e «il segno dei tempi», ma soprattutto «il segno della speranza e la guida della speranza», perché lei, piena di grazia, è la donna tra tutte benedetta nella quale il Signore «ha definitivamente deciso il dramma della storia nel senso della benedizione»

Volendo riflettere sul mistero dell’Assunzione di Maria anche in chiave antropologica, ancora una volta con il domenicano Spiazzi, si potrebbe indicare in lei «il segno più luminoso» e la risposta del cristianesimo al problema dell’uomo, della sua realizzazione e durata nella storia del mondo. A giudizio di questo teologo, infatti, l’uomo nuovo che oggi si vuole creare «può e deve essere costruito ad immagine e somiglianza di Maria». È Maria la stella del vero “umanesimo cristiano”; è lei la stella della speranza che risplende nel cielo dell’eternità per indicare all’umanità la rotta della salvezza, del compimento dell’uomo creato in Cristo e da Lui redento. Il mistero dell’Assunzione, visto come segno della “reintegrazione” universale alla fine dei tempi, indica la riconquista dell’integrità dell’uomo, corpo ed anima, natura e grazia, persona e comunità, e diviene il rimedio efficace per vincere la paura e la disperazione nichilista, in un’epoca dove i demoni sembrano aver rivelato all’uomo il segreto della “disintegrazione” dell’umanità e del mondo. 

 

IL MISTERO ESCATOLOGICO DI MARIA

 

Il mistero escatologico di Maria, oltre a renderla a noi sempre vicina e presente, ricorda all’uomo che nulla del suo essere andrà perduto, che lo attende una glorificazione di tutto il suo essere, anima e corpo. Per questo i cristiani sono invitati a contemplare il grande segno apparso nel cielo dell’Apocalisse, (cfr. Ap 12) col cuore traboccante di speranza e trepidazione. Molti fedeli oggi necessitano di riscoprire che il cristianesimo non è solo la dottrina della redenzione dell’anima, ma anche la realtà e l’annuncio della resurrezione della carne che tutti attende, come sua conseguenza. 

«Cristo con la sua vita e con la sua morte ha riacceso nell’uomo questa speranza e gli ha ridato un regno. Per tutti quelli che lo seguono, vi è una via Crucis dello spirito e anche una via Crucis della materia […] Sta all’uomo percorrere la strada, nei segni della croce trasformante, portando in cuore la grande speranza data da Cristo ed espressa da Angelo Silesio con quelle sue parole: “Il piombo diventerò oro, ogni caducità si spegnerà, allorché sarò trasformato con Dio, per Dio, in Dio”, come la vergine Maria dimostra nella sua esperienza di assunta in cielo».

Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino! (Spe Salvi n. 50).

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