Da sette anni epicentro della guerra civile

di Lucilla Denti

APPELLO DAL CARCERE DI BAMENDA, IN CAMERUN, DEL MISSIONARIO LOMBARDO FRA GIOACCHINO CANTANZARO

Bamenda è una città del Camerun occidentale a un’altitudine di oltre 1000 mt, con circa 500 mila abitanti, nota come meta di turismo di avventura e culturale.

Negli ultimi 7 anni però è stata anche epicentro dell’opposizione politica al Governo da parte della popolazione anglofona.

La guerra civile ha travolto tutte le attività umane ovunque nel Paese e nel carcere di Bamenda, dove sono rinchiuse circa 900 persone di ogni età, scuola e laboratori oggi sono da ristrutturare.

L’emergenza riguarda in particolare i detenuti minorenni che sono più di una ventina. A seguirli in qualità di cappellano è il frate Cappuccino italo eritreo, Padre Gioacchino Cantanzaro, 77 anni, da 20 in Camerun come missionario, sostenuto nella sua opera dal Centro Missionario dei Cappuccini di Milano, che ha sede in Piazzale Cimitero Maggiore 5 e al quale ha rivolto il suo appello urgente.

I frati hanno deciso di sostenere questo progetto, legandolo, per i cristiani, all’impegno quaresimale in preparazione alla Pasqua, per stimolare i fedeli alla preghiera e all’aiuto concreto di questi giovani carcerati.

Nel tempo, Fra Gioacchino ha allestito vari laboratori all’interno del carcere, dove i giovani prigionieri in attesa di giudizio o già condannati, grazie anche a volontari esterni, hanno intrapreso un percorso formativo imparando un vero e proprio lavoro, così da reinserirsi con dignità nella società, una volta liberi.

Corsi di meccanica, sartoria, musica, arte ed informatica, edilizia, calzoleria e perfino cucina hanno rappresentato una opportunità concreta per tante vite che sembravano destinate alla perdizione.

Poi sono sopraggiunti il caos e la violenza del conflitto armato, che hanno portato al sovraffollamento delle carceri, e la pandemia che ha interrotto le attività. Le consuete periodiche copiose piogge, tipiche del clima tropicale, non hanno aiutato la ripresa comportando ulteriori danni alle strutture e alle attrezzature che necessitano ora di recupero e di manutenzione.

Materiali e attrezzature devono essere acquistati di nuovo, con una spesa globale valutata intorno ai 7.000 euro.

Ecco nel dettaglio le necessità esposte da Fra Gioacchino:

“La prima area riguarda l’istruzione umanistica e scientifica, sempre fondamentale e seguita con interesse da parte dei giovani, anche perché le classi sono iscritte al programma governativo con la possibilità di sostenere l’esame di accreditamento finale e di proseguire gli studi fino all’università.Gli studenti ottengono risultati eccellenti nonostante alcuni arrivino analfabeti! Il sostegno richiesto riguarda l’acquisto di materiale di cancelleria.

Laboratorio di informatica: oggi è imprescindibile. È una materia verso la quale i giovani sono attratti e dalla quale ricavano veramente profitto.

Altri laboratori più pratici, ma non meno importanti ai fini di acquisire competenze professionali, sono quello della sartoria per i minori e taglio/cucito riservato alle donne. Sia i giovani che le donne rispondono bene all’insegnamento teorico e pratico. Scontata la pena detentiva, alcuni proseguono il mestiere, e, se debitamente aiutati con attrezzature e materiale per iniziare, si mettono in proprio con buoni risultati. Il progetto è ben visto anche dall’autorità del penitenziario. La stessa cosa vale per il laboratorio di calzoleria, una attività storica nel carcere e mai sospesa perché risponde anche a esigenze pratiche dei detenuti (e a volte anche dei militari) per la riparazione di sandali e scarponi.

Anche il laboratorio di edilizia e costruzioni ha tante adesioni, seppur svolto necessariamente in scala; teoria e poi pratica in loco; con livella, cazzuola e piombo, mattoni, blocchi e cemento, si costruisce e si ricostruisce. Naturalmente il tutto fatto in miniatura, ma i fondamentali rimangono, e, scontata la pena, alcuni riescono a guadagnarsi onestamente il pane quotidiano.

Un discorso a parte merita il laboratorio di arte culinaria al quale si vorrebbe abbinare anche la panificazione.

Vi sono poi altri corsi già a suo tempo iniziati, ma in seguito falliti per diverse ragioni, come ad esempio un mini allevamento di conigli e polli (quest’ultimo è stato fiorente per lungo tempo nel carcere femminile), orticoltura per dare verdure ai minori, una serra (attualmente funzionante) con produzioni di ortaggi vari a rotazione. Tutto questo è possibile naturalmente solo con il sostegno da parte di amici e benefattori delle missioni.

Da ultimo non posso tralasciare il bisogno quotidiano di medicinali di ogni tipo, per malattie cutanee, respiratorie, piaghe, piccoli interventi”.

Questo è l’accorato appello di fra Gioacchino, che nonostante la veneranda età, continua con entusiasmo e passione nel suo grande impegno missionario.

Per le donazioni:

Missioni estere Cappuccini ONLUS – Iban: IT IBAN: IT 41 Q 03069 09606 100000119289 oppure dal DONA ORA del sito internet www.missioni.org. Causale: Ridare speranza ai minori detenuti di Bamenda.

 

Foto di copertina: Foto di 12019 da Pixabay

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