L’ultima sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij

di Jozef Mikloško

ČAJKOVSKIJ E LA SINFONIA N.6

La Sinfonia n. 6 in Si minore Patetica (Патетическая), op. 74, è l’ultima sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Venne eseguita per la prima volta, nove giorni prima della sua morte, il 16 ottobre (Calendario Giuliano) 1893 a San Pietroburgo. Per via delle tematiche presenti all’interno della stessa, la bellezza dei temi, la maturità compositiva ed il pathos che domina su tutta la sinfonia, può essere considerata una tra le più significative composizioni del musicista russo.

Július Barč – Ivan (1909-1953), è stato uno scrittore, drammaturgo e pastore evangelico slovacco. La sua vasta opera è quasi sconosciuta qui in Slovacchia. Lui e altri autori hanno riflettuto sugli ultimi giorni del compositore. Pochi giorni prima della prima della sesta sinfonia, Peter Ilyich ha fatto il punto sulla sua vita infelice, prevedendone una morte prematura. Pëtr Il’ič Čajkovskij ammetteva che la sua solitudine era bella, ma solo quando creava le sue opere. Fortunatamente, ha terminato la sua meravigliosa sesta sinfonia prima che arrivasse l’ora del suo addio.

Il maestro russo era all’apice della gloria. Si ricordava che non era stato festeggiato in nessuna città russa, tanto meno in nessuna parte del mondo, come a Odessa. Nella sua mente ritornava a Votkins negli Urali, dove l’inverno dura otto mesi e San Pietroburgo era a tre settimane di distanza.  Ricordava con tristezza sua madre, morta quando lui aveva quattordici anni.

Ammetteva di non aver mai provato tanta gioia e felicità come nella soleggiata Italia. Erano giorni bellissimi nella sua vita, le persone intorno a lui spesso ridevano… Affermava che la Sesta sinfonia parla della sua vita, ma parlerà anche della morte…

I critici di San Pietroburgo durante la première della “Patetica” avevano rivelato il loro imbarazzo, non l’avevano insultato ma non l’avevano nemmeno elogiato. Dopo la sua introduzione, il compositore si trovò con gli studenti in un ristorante, dove chiese un bicchiere d’acqua della Neva. In una città dove la peste persisteva, gli fu fatale.

“Patetica” è una delle mie sinfonie preferite. L’autore affermò di aver scritto la sinfonia in base ad un programma, che tuttavia non rivelò. La morte di Čajkovskij pochi giorni dopo la prima esecuzione, fa della sesta sinfonia una sorta di testamento artistico nel quale confluiscono tutti gli stati emotivi, spirituali ed affettivi che ne avevano caratterizzato la travagliata esistenza. La sinfonia è lugubre nella sua introduzione, che via via diventa ora un lamento, ora una marcia funebre, o un valzer e addirittura seguono gli “allegro” uno dietro l’altro, un po’ insolito per una sinfonia, a spezzare quel tema dominante del fato che schiaccia il destino e che appare, scompare e ricompare ossessivo nell’intimo dell’uomo e lo fa esplodere al di fuori con la sua melanconica pateticità.

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