Guerra in Ucraina e bluff della Francia

di Pietro Licciardi

NONOSTANTE I SUCCESSI DI KIEV PUTIN NON MOLLA E LA STRAGE CONTINUA

Il conflitto russo-ucraino ancora langue nonostante prosegua lo stillicidio dei morti. Kiev ha al momento esaurito le sue carte sul fronte terrestre mentre Mosca, che sembrava aver preso l’iniziativa, non pare avere l’intenzione o la possibilità di assestare qualche colpo risolutivo. Si continua dunque a combattere per il controllo di qualche ex villaggio ridotto in macerie senza vi sia, almeno apparentemente, un piano per mettere fine alla guerra. Zelensky continua nella sua irrealistica speranza di riconquista dei territori perduti, Crimea compresa, mentre Putin non può accettare l’idea di sedersi a un tavolo senza vantare un qualche successo della sua fallimentare “Operazione speciale” la quale ha ottenuto di fare dell’Ucraina una nazione coesa e indipendente, ben decisa a restare fuori dall’orbita e dall’influenza di una Russia che può ormai solo sognare di farne nuovamente una provincia dell’impero. Inoltre – ma di questo stranamente in Occidente si parla poco – c’è anche il grave smacco della perdita del controllo sul Mar Nero, sede di importanti basi navali russe e via di accesso al Mediterraneo. La guerra sul mare condotta dagli ucraini, che non hanno neppure una marina militare salvo alcuni battelli fluviali, ha infatti portato all’affondamento di diverse navi e alla riapertura delle vitali rotte per l’esportazione di grano e cereali dal porto di Odessa mentre la costante minaccia dei droni marini e dei missili antinave basati a terra rende sconsigliabile il movimento delle navi russe. Per non parlare degli oblast di Kherson e Zaporizhia nel sud e delle regioni di Donetsk e Lugansk nell’est non del tutto conquistate e il cui controllo, nel caso restino in mani russe, risulterà problematico. 

In questi giorni si fa un gran parlare in Occidente delle esternazioni del presidente francese Macron e dei leder polacco e dei paesi baltici riguardo l’invio di truppe in Ucraina; ipotesi peraltro bocciata da Giorgia Meloni martedì in un discorso al Senato che giustamente non vuole un coinvolgimento della Nato. A parte il pericolo di escalation nucleare, i russi per quanto ben lontani dall’essere quella potenza militare anche convenzionale che sembrava prima del Febbraio 2022 si batterebbero senza risparmio e nessun paese occidentale, a cominciare dalla Francia, sopporterebbe il numero elevato di vittime che questo comporterebbe.

Secondo il generale Paolo Capitini, intervenuto in una trasmissione del canale Youtube La Miniera il fatto che in Europa si parli di un intervento diretto, più che una eventualità reale costituisce un segnale lanciato ai partner Ue, alla Russia e anche agli Stati Uniti, nel senso che dopo settant’anni di pacifismo cominciare a dire apertamente che il coinvolgimento diretto in una guerra è nuovamente possibile vuole essere l’inizio di un cambio di mentalità nella parte occidentale del Vecchio Continente che porterebbe inevitabilmente al rafforzamento militare dei Paesi europei e in prospettiva alla costituzione di un esercito comune, che oltre ad essere un effettivo deterrente ad un ulteriore espansionismo russo renderebbe l’Europa un po’ più indipendente dagli Stati Uniti, non dovendo più dipendere totalmente dall’ombrello Nato.

Insomma, nonostante vi sia ancora la volontà dell’Ucraina di resistere e riconquistare ciò che ha perso, costatata l’impossibilità dei contendenti di una soluzione militare e l’improbabile coinvolgimento della Nato o di altre nazioni nella guerra per rompere l’impasse sul campo l’unica via continua ad essere quella del negoziato al quale in qualche modo costringere i contendenti per mettere fine ad una guerra che ha cambiato profondamente gli assetti mondiali e continua a procurare mal di testa alle cancellerie occidentali.

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