I liberal dominano l’Europa ma perdono colpi negli USA

di Matteo Castagna 

SOCIETÀ FLUIDA E IDENTITÀ CLASSICO-CRISTIANA

“Alabama.com” riferisce che il Governatore dello Stato americano, Kay Ellen Ivey ha firmato la legge che blocca l’ideologia woke nelle scuole. Ed ha affermato: “La mia amministrazione ha e continuerà a valorizzare le ricche diversità dell’Alabama, tuttavia, mi rifiuto di consentire ad alcuni cattivi attori nei campus universitari – o in qualsiasi altro luogo – di andare sotto l’acronimo DEI, utilizzando i fondi dei contribuenti, per spingere il loro movimento politico, contrario a ciò in cui crede la maggioranza dei cittadini dell’Alabama”.

Non tutti, negli Stati Uniti, seguono il filone liberal che viene importato anche in Europa. Un simile provvedimento, in Italia, vedrebbe la gogna mediatica, scioperi sindacali, picchetti di LGBTQI+ e Centri Sociali sotto casa della Signora Ivey, e, probabilmente, un intervento della Magistratura, seguito da una proposta di legge bipartisan, a tutela woke, con benedizione vaticana.

Per lo stesso principio liberale che vedrebbe il Governatore dell’Alabama, almeno crocifisso in sala mensa, a breve potremmo osservare linciato dai soloni del politicamente corretto il dirigente scolastico che ha annullato la delibera del Consiglio d’Istituto della scuola Iqbal Masih di Pioltello, in Lombardia, che ha deciso di chiudere il 10 aprile, giorno della festa di fine ramadan.

Opposto, il trattamento nel Regno Unito, quando si tratta di salvaguardare la sua identità. La principessa Alexandra di Hannover è diventata cattolica e perciò non può aspirare al trono d’Inghilterra. Ella è stata eliminata dalla linea di successione britannica – secondo la rivista francese “Point de Vue” – che cita la pubblicazione inglese Royal Center, specializzata in temi relativi ai reali europei. Il motivo? È diventata cattolica romana, e questo è sufficiente perché non possa neanche sognare di accedere al trono inglese.

La principessa 19enne è figlia del principe Ernst August di Hannover e della principessa Carolina di Monaco, per questo fa notizia. Non c’è alcun processo pubblico ad usanze superate, nessun talk show dedicato all’oscurantismo monarchico, nessun velato fascismo all’orizzonte, nessuna caccia alle streghe, nessuna condanna obbligatoria, le femministe tacciono, le Femen non si denudano in chiesa per protesta, nessun ipocrita prezzolato si straccia le vesti, in nome della libertà religiosa e Oltretevere rispettano la scelta, per non offendere gli anglicani. Strano il mondo, vero? Ma è divenuto così prevedibile, nella sua solita, bolsa retorica transumana, fatta di fantasmi e rituali conformisti, da aver annoiato.

Marion Marechal Le Pen, membro del partito politico francese Restaurazione, parla della dura realtà europea: “a 34 anni, mi sveglio in un’Unione Europea che è una colonia digitale degli Stati Uniti, una colonia economica della Cina, una colonia demografica dell’Africa, e sta diventando una colonia religiosa e culturale dell’Islam”.

San Tommaso d’Aquino, nella “Summa contra gentiles” (libro I, cap. 7) scrive: «sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i princìpi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verità.» Ecco perché il principio di non contraddizione, che è la base del realismo dovrebbe valere anche per chi non crede. Invece, oggi, ciascuno crea la sua realtà e tutto diventa opinione, in un soggettivismo tale che non c’è più posto per verità ed errore, in quanto ciascuno si crea i propri valori. La distopia è la degenerazione folle del decadentismo morale ed intellettuale, sia relativista che nichilista, che è di radice liberale. Non ammette che ciò che è, valga oggettivamente per tutti.

San Tommaso studiò a fondo il diritto e la giustizia, considerandoli i pilastri della società e differenziando le fonti. Infatti, la prima fonte della giustizia, è la “ragione divina”, insondabile e inconoscibile per l’intelletto umano, e che pure dev’essere accettata dagli uomini con umiltà. Tale giustizia concerne la legge divina, che è guida dell’uomo verso la beatitudine eterna. Altra fonte di giustizia è poi la “legge naturale”, che è ben conosciuta dalla ragione ed è formata da principi universali che sono comuni a tutti gli uomini. Dunque, la “legge umana” ha come suo fondamento sia la legge divina che quella naturale, ma serve in realtà solamente a guidare ed a frenare, in certi limiti, il comportamento degli uomini che non si sottomettono alla legge divina e che, dunque, sono malvagi per definizione.
Secondo San Tommaso il diritto è “la proporzione tra il profitto che il mio atto produce ad un altro individuo e la prestazione che questi mi deve in cambio”; la giustizia, invece, è “la perpetua e costante volontà di riconoscere e attribuire a ciascuno il suo diritto” (constans et perpetua voluntas iustum suum cuique tribuendi) citando la definizione del giurista romano Eneo Domizio Ulpiano, nelle sue Regole.

Alla cosa migliore si contrappone sempre quella peggiore. Così in politica, se è vero che il governo di uno solo è migliore del Governo di pochi e di molti; così al contrario, tra le degenerazioni, la tirannide di uno solo è peggiore della tirannide di pochi (oligarchia) e della tirannide di molti (demagogia). Per questa antisimmetria, è opportuna una forma mista di Governo. «La migliore forma di potere è bene temperata dall’unione della monarchia, in cui comanda uno solo, e dall’aristocrazia, in cui comandano i migliori o i virtuosi, e dalla democrazia, che è il potere del popolo, in quanto i Principi possono essere scelti nella classe popolare e possono essere eletti dal popolo stesso» (S. Th., I-II, q. 105, a. 1, in corpore).)

San Tommaso pone dei solidi limiti all’azione della società e della politica quando afferma che l’uomo “nel suo essere, nel suo potere e nel suo avere deve essere ordinato a Dio” e non alla società politica. In sostanza, afferma che, al di là dei diritti e dei doveri sociali e politici, l’uomo deve tendere interamente a Dio, poiché il suo governo spirituale è affidato ad un solo re, cioè Cristo.

Questa non è affatto una visione teocratica, come hanno detto alcuni, ma è la distinzione tra la sfera visibile e la sfera invisibile dell’uomo. Esteriormente, egli deve obbedire ad un re terreno, ma interiormente deve obbedire solo a Cristo Re, e può (anzi,deve) disobbedire al re terreno solo se egli viene in contrasto col re interiore, Gesù Cristo. Perciò il vero cattolico non può essere, né morire liberale.

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