Il valore del tempo

di Giuliva Di Berardino

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO DA UNA TEOLOGA LITURGISTA

Giovedì 9 maggio 2024

Gv 16,16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete”. Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: “Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?”. Dicevano perciò: “Che cos’è mai questo ‘‘un poco’’ di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”. Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: “Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”.

L’espressione con cui si apre questo brano del Vangelo di oggi ci fa riflettere sul valore del tempo. Gesù indica con “un poco” il tempo che Lui ha vissuto su questa terra, come se fosse un attimo, come se  il tempo fosse messo in relazione al senso della vista sulla sua persona. Riflettendo allora su questa situazione che Gesù ci presenta oggi, intuiamo che il Vangelo desidera prepararci al passaggio dalla vista alla visione. Il senso della vista ci fa puntare un obiettivo, per questo ha bisogno di tempo, perché è in relazione a una direzione precisa verso cui si è attratti. Diversa è la visione, che è qualcosa di più ampio, una sorta di allargamento del campo visivo, che ci fa percepire il tutto senza bisogno di tempo, perché può avvenire anche in un attimo. Allora ecco il senso delle parole di Gesù: per vivere di fede, abbiamo bisogno non solo della vista spirituale, ma anche della visione. Ed è grazie a queste due implicazioni visive dello Spirito sulla realtà, che possiamo accogliere in noi una diversa percezione del tempo. Pensiamo a San Paolo, che ha perso la vista sulla via di Damasco, ma, proprio perdendo la vista, su quella stessa via, ha potuto aver accesso alla visione del Risorto. Ed è proprio l’esperienza della fede nella Risurrezione che oggi il Vangelo desidera comunicarci con le strane parole di Gesù: Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete. E se i discepoli non capiscono è perché non hanno ancora accolto la Luce della Pasqua! E infatti Gesù non risponde ai loro dubbi scaturiti da questa incomprensione, ma li invita alla fiducia, donando la promessa della gioia: «la vostra tristezza si trasformerà in gioia», perché alla luce della Pasqua la vista spirituale si dilata, si amplifica diventa visione che ci fa cambiare prospettiva per vedere le cose: non più dalla prospettiva terrena, ma dalla prospettiva di Dio. Allora oggi anche noi  oggi possiamo alzare lo sguardo perché è necessario “ancora un pò” e tutto cambierà prospettiva: il Signore ci colmerà il cuore di felicità. Lui ce l’ha promesso: la potenza della Risurrezione, la luce della gloria che invade le nostre esistenze e continua a stravolgere le nostre vite, ci rallegrerà nel profondo. Riceviamo questa promessa di felicità, ancora oggi, per la forza del Vangelo che ci salva.

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