Lo Spirito Santo agisce nella preghiera come fa il respiro nel nostro corpo

di Giuliva Di Berardino

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO DA UNA TEOLOGA LITURGISTA

Mercoledì 15 Maggio 2024

Gv 17,11-19

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità”.

In questi giorni ci troviamo nella novena di Pentecoste e, in attesa dello Spirito Santo, il Vangelo della liturgia ci propone di meditare la preghiera che Gesù fa prima di offrire la sua vita per noi. Lo Spirito Santo e la preghiera di Gesù sono due realtà profondamente collegate, perché la preghiera è come il respiro che ci unisce a Dio, e lo Spirito Santo agisce nella preghiera come fa il respiro nel nostro corpo. Ruah in ebraico e pneuma in greco, significano proprio soffio! Ora, se ci pensiamo bene, col respiro rigeneriamo e ri-ossigeniamo tutto il corpo, perciò con lo Spirito Santo viene rigenerato l’universo, portando la vita nuova in noi e attraverso di noi, vita che costruisce la comunione con Dio. Allora Gesù oggi chiede al Padre che possiamo essere una cosa sola con Lui e il Padre, ma questo processo di unificazione in Dio che Gesù desidera per noi è molto esigente, perché il sistema di vita in cui viviamo, di per sé, disumanizza la vita umana, rendendola schiava della logica di mercato, che purtroppo ha invaso pienamente le nostre vite e perfino le nostre relazioni. Allora il Vangelo ci annuncia che essere uniti a Dio significa diventare più umani, liberarsi dai legami di interesse e uscire dalla mentalità del profitto. Eric Fromm, sociologo e psicologo tedesco morto nel 1980, si chiedeva, già 30-40 anni fa: “Qual è lo scopo della vita? Diventare umani o produrre di più?“. Ecco… chiediamocelo anche noi oggi, alla luce di questo Vangelo! Oggi allora cerchiamo spazi di gratuità che ci aiutino a restare autentici, uomini e donne capaci di umanità! Chiediamo allo Spirito Santo che ci aiuti a sentirci più fratelli tra noi, tutti figli dello stesso Padre, che è nei cieli.

Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments