Spagna, duro colpo allo stato di diritto

di Daniele Trabucco*

LE DECISIONI DEL TRIBUNALE COSTITUZIONALE SPAGNOLO

Il Tribunale costituzionale spagnolo, che ha sede a Madrid ed è composto da dodici, ha respinto il ricorso di costituzionalità (con sette voti a favore e quattro contrari) presentato dai deputati del partito politico «Vox» sull’unico articolo della legge organica n. 4/2022, modificativa del Codice penale del 1995. Mediante l’introduzione dell’art. 172 quater, è stata introdotta nell’ordinamento spagnolo la reclusione da tre mesi ad un anno o il lavoro di pubblica utilità da 31 ad 80 giorni per chiunque, al fine di ostacolare il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza, molesti una donna con atti tormentosi, offensivi, intimidatori o coercitivi, minando la sua libertà. Le stesse pene, precisa la disposizione normativa, sono comminate se le molestie sono rivolte ai professionisti sanitari, agli operatori o ai dirigenti dei centri autorizzati a praticare l’aborto.

La deriva «totalitaria» in Spagna è sempre più evidente, visti, come avvenuto lo scorso 28 dicembre 2023 festa liturgica dei santi martiri Innocenti (i bambini uccisi dal re Erode il Grande di cui parla il Vangelo di san Matteo), gli arresti di esponenti dei movimenti «pro vida» in preghiera con il santo rosario davanti ad uno degli abortifici della capitale. Grazie alla maggioranza social-comunista di Pedro Sanchez, si può essere arrestati per la recita di una preghiera che può risultare «percepita» come molestia o minaccia o intimidazione da parte della madre che si reca nella clinica per l’interruzione volontaria della gravidanza.

L’intervento, pertanto, del giudice costituzionale spagnolo ha relegato a spazi sempre più interstiziali alcuni diritti fondamentali delle tanto decantate «liberal-democrazie» come la libertà religiosa e la libertà di manifestazione del pensiero. La Costituzione spagnola vigente del 1978 prevede espressamente che i diritti possano essere limitati, ma non fino al punto, precisa il comma 1 dell’art. 53, da sacrificarne il loro «contenuto essenziale» (in Italia questo concetto è stato introdotto per via giurisprudenziale). Tuttavia, il giudice delle leggi è stato di avviso contrario.

Dalla lettura della pronuncia, redatta dal giudice costituzionale «progressista» Maria Luisa Balaguer, emerge come per l’organo di giustizia costituzionale spagnola le espressioni contenute nella disposizione normativa penale non possano ritenersi né vaghe, né imprevedibili e, comunque, non tali da ledere la libertà di espressione e la libertà di professare pubblicamente il proprio credo. Una deriva pericolosa per lo Stato di Diritto in Spagna sempre più preda, come del resto in tutta Europa salvo alcune eccezioni, della tirannia della «ideologia dei diritti». Si tratta di una sentenza che rilancerà la furia «rossa» del Governo in tema di aborto, dal momento che l’Esecutivo pensa di liberalizzarlo fino alla nascita, dopo che, con la legge organica n. 1/2023 che novella la legge n. 2/2010, è stato previsto anche per le ragazze minorenni la possibilità di recarsi nelle cliniche abortive senza il consenso dei genitori.

Sopprimere una vita umana è normale, ma impedire le preghiere per la vita costituisce un atto molesto ed intimidatorio. Ecco come cambia pelle lo Stato democratico di diritto: pur mantenendo la forma esteriore prima tollera il male e poi lo legittima sfruttando il concetto di «autodeterminazione» assoluta, o meglio della «libertà negativa» (così il prof. Danilo Castellano) quale contenitore che favorisce il traffico sempre più insaziabile dei diritti grazie soprattutto all’attività ermeneutica e «dinamizzante» delle Corti costituzionali. Resta, però, perenne l’insegnamento di san Tommaso d’Aquino (1224-1274), il più grande filosofo e teologo della scolastica: «non videtur esse lex quae iusta non fuerit» che significa che la norma umana non è legge se non è giusta (cfr. S. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 95).

* Professore universitario strutturato in Diritto Costituzionale presso SSML/Istituto di grado universitario «san Domenico» di Roma

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