Altra vomitevole vignetta di Charlie Hebdo

di Angelica La Rosa 

NOI NON SIAMO CHARLIE!

Nei giorni scorsi è arrivata un’altra vomitevole vignetta di Charlie Hebdo, il famoso periodico satirico francese che continua a pubblicare le sue vergognose strisce “satiriche”.

Questa nuova dissacrante immagine non farà piacere ai musulmani, che non reagiscono solitamente come i Cattolici. Soprattutto se sono sciiti come in questo caso…

Come sappiamo, ogni volta che la rivista offende il sentimento religioso islamico (quello cristiano per loro non è un problema, essendo i cristiani “caritatevoli” e quindi silenziosi e soprattutto non violenti), con i conseguenti, relativi, fatti di sangue, la balda rivista ottiene un’impennata delle vendite e la solidarietà di tutti i laicisti fautori del pensiero debole.

Ricordiamo che in occasioni precedenti una affermazione comune sulle bocche dei laicisti d’oltralpe è stata quella che sostiene che “la laicità, la libertà di espressione e il diritto di criticare ogni istituzione religiosa sono indissociabili dal nostro patto democratico e repubblicano” (questa è una versione profferita da Carole Delga, deputata socialista e presidente dell’Occitania).

Mentre Macron ha in passato difeso la “libertà di blasfemia” (in questo caso si tratta della vile presa in giro della morte) noi la pensiamo come Jean Legrez, arcivescovo di Albi che qualche tempo fa si è chiesto come possa la quintessenza dello spirito francese risiedere nella volgarità e nella malevolenza? “Ridendo in modo sarcastico di ciò che più conta per un altro cittadino ci mettiamo forse su un piano di uguaglianza? La libertà di espressione non dovrebbe mai prendersi gioco del rispetto dovuto alle convinzioni altrui”.

Anche l’arcivescovo di Tolosa, Robert Le Gall, era intervenuto in passato ricordando che “con questa storia delle caricature a volte si getta la benzina sul fuoco. Io non penso che ci sia un diritto alla blasfemia. Ci si prende gioco delle religioni impunemente oggi e ne vediamo i risultati”.

A lui era andata male perché quel “diritto di blasfemia” deve essere veramente sacro per Jean-Luc Melenchon, capo del partito della sinistra radicale “France insoumise”, che aveva scritto su X (l’ex Twitter): “Un vescovo scusa i crimini e rimette in questione la libertà di blasfemia”.

Se fosse come dicono Macron, Melenchon, Delga e altri laicisti, allora, si potrebbe offendere anche il laicismo dello Stato francese, o, arrivati lì, finisce il diritto di blasfemia?

Questi signori sembrano non capire la differenza fra la critica e l’insulto gratuito e volgare. In Francia più che l’amore per la libertà trionfa l’odio ad ogni riferimento trascendente e religioso.

Questo è il frutto velenoso di quel laicismo che Pio XI definì nell’enciclica Quas Primas del 1925 “come la peste delle età nostra… coi suoi errori ed i suoi empi inventivi”.

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