Una sentenza inquietante

di Pietro Licciardi

UNA  RIFLESSIONE SULLA SENTENZA LUCCHINA 

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto a nostro parere gravissimo, passato praticamente sotto silenzio: la condanna da parte della Corte dei Conti dell’ex direttore generale della sanità della Lombardia, Carlo Lucchina, a pagare all’erario la somma di 175mila euro: ovvero la stessa cifra che la Regione dovette risarcire a Beppino Englaro, padre di Eluana, per aver dovuto trasferire la figlia dalla struttura sanitaria dove era ricoverata ad un’altra in Friuli dove fu assassinata il 9 febbraio 2009.

Ricordiamo che 15 anni fa il caso di Eluana Inglaro fece notevole scalpore essendo in pratica il primo caso di eutanasia di Stato compiuto con la complicità dell’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si rifiutò di emanare un decreto legge emanato dal Governo Berlusconi col quale si tentò in extremis di salvare la vita alla ragazza – che giaceva in “stato vegetativo” da 17 anni ma in buone condizioni generali di salute, affatto attaccata a macchinari e perfettamente in grado di respirare in maniera autonoma – condannata da una sentenza della Corte di Appello di Milano a morire in maniera atroce: per fame e sete. 

Carlo Lucchina nel 2008 aveva negato al padre di Eluana, Beppino Englaro, la possibilità di fermare i trattamenti e far morire la figlia. Nei giorni scorsi è arrivata la sua condanna al risarcimento; un provvedimento che ha il sapore di un avvertimento rivolto a tutti i responsabili delle strutture sanitarie che da ora in poi si rifiuteranno di far morire i pazienti, nonostante in Italia non vi sia ancora alcuna legge che legalizzi l’eutanasia.

Questa punizione, riservata all’ex direttore generale della sanità lombarda fa cadere il velo di menzogna che circonda quella forma di omicidio denominata la “dolce morte”.

L’eutanasia infatti non ha proprio nulla a che fare con il diritto ad una morte dignitosa, con la volontà di evitare inutili e prolungate sofferenze ai malati terminali e tutte quelle altre balle che si vanno da anni ripetendo. Essa semplicemente intende risolvere un problema di bilancio per lo Stato, che più persone ammalate o non autosufficienti ammazza, più risparmia sulle spese sanitarie e previdenziali. Specialmente in una situazione di drammatica crisi demografica come quella attuale, che fa aumentare il numero degli anziani. 

Inoltre la condanna inflitta dalla Corte dei Conti ci dice anche che fintanto in Italia non si abbatterà il potere sinistrorso, che infiltra ogni ganglio della società, anche se avremo voglia di votare partiti e politici che su certe questioni etiche – aborto, eutanasia, ideologia omosessualista e del gender… – sono animati da buoni propositi, si troverà sempre qualche magistrato, direttore di giornale, rete Tv, comitato scientifico, capace di aggirare la legge o abbindolare l’opinione pubblica per costringere la politica a seguire la propria agenda antiumana.

Questo ovviamente non ci deve spingere verso un rassegnato disimpegno ma ad uscire dall’ignavia nella quale abbiamo vissuto fino ad oggi per cominciare ad interessarci di più a cosa viene propinato ai nostri figli a scuola, a cercare di informarci in maniera onesta e veritiera, a premiare quei politici e quei partiti che quantomeno mostrano maggiore sensibilità sulle questioni etiche. In Italia e in Europa. 

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