Il costituzionalista: “la Chiesa si è prostrata allo Stato ateo”


 

In data 07 maggio 2020 è stato siglato il protocollo tra la Conferenza episcopale italiana ed Governo della Repubblica per la partecipazione
del popolo alla Santa Messa. Ora, il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 23 (c.d. “riapertura”), all’art. 1, comma 11, richiama in modo espresso il documento, stabilendo che “le funzioni religiose con  la
partecipazione  di  persone  si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni contenenti le
misure  idonee  a  prevenire  il rischio di contagio”.

In merito tre
brevi considerazioni giuridiche.

La prima: nonostante l’art. 1, comma 2, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19 avesse sospeso tutte le
manifestazioni religiose, il divieto di partecipare al sacrifico  eucaristico non è mai sussistito, si è solo preferito considerarlo
tale.

La legge ordinaria dello Stato n. 121/1985 (che recepisce e autorizza la ratifica degli Accordi di Villa Madama del 1984 di
modifica del Concordato) attribuisce alla sola autorità ecclesiastica, e non allo Stato, l’organizzazione pubblica del culto (art. 2). Questa fonte-atto, secondo la dottrina costituzionalistica, è considerata “atipica”, cioè dotata di una forza passiva peculiare che preclude ad
altre fonti, e dunque anche al decreto-legge n. 19/2020, la possibilità di abrogazioni, deroghe o modifiche.

La seconda: se si legge con attenzione la parte finale del protocollo, si rinviene
l’affermazione per cui il Comitato tecnico-scientifico “ha approvato” l’accordo. Un Comitato, chiamato a svolgere una funzione consultiva per l’Esecutivo, stabilisce l’idoneità delle misure funzionali alla
partecipazione dei fedeli? Le modalità di svolgimento del Santo Sacrificio, anche in fase epidemica, rimangono sempre di spettanza
della Chiesa, non essendo nel frattempo intervenuta alcuna modifica
concordataria contraria. Nel caso di specie, invece, un gruppo di esperti decide (o meglio approva, sia pure dietro alcune proposte
della CEI) il rinvio del sacramento della Confermazione, come
distribuire ai fedeli l’ostia consacrata (con guanti e mascherine) etc…L

La terza: né il protocollo, né il decreto-legge n. 23/2020,
chiariscono se il testo sia modificabile, la sua durata, oppure se sia necessario un nuovo documento.
In nome della dittatura sanitaria, che ci ha trasformati in un
“conglomerato di eremiti” per dirla con le parole del poeta Eugenio Montale, non è stato fino ad ora possibile officiare le messe esequiali, nonché vivere e testimoniare anche pubblicamente (senza con
questo non adottare adeguate misure precauzionali) la fede relegata alla sfera privata come è proprio del pensiero
illuministico-giacobino. La paura del contagio, per molti, ha condizionato, e in parte condiziona ancora, il nostro modo di guardare
l’altro: sempre meno prossimo, ma sempre più “il portator di sventura”
di manzoniana memoria. La Chiesa, dietro l’apparenza della “reciproca
collaborazione”, si è prostrata allo Stato ateo che si erge a giudice
di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto, di ciò che è consentito e
di ciò che non lo è.

Daniele Trabucco

(Associato di Diritto Costituzionale italiano e
comparato e Dottrina dello Stato presso la Libera Accademia degli
Studi di Bellinzona (Svizzera)/UNIB – Centro Studi Superiore INDEF
(Istituto di Neuroscienze Dinamiche “Erich Fromm”). Dottore di Ricerca
in Istituzioni di Diritto Pubblico)


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Prima di presentarsi i reverendi cardinali della CEI avrebbero dovuto consultare LO SPIRITO SANTO perché potesse dare luce di sapienza ad essi e ai signori del governo che vivono senza Dio e pretendono di interessarsi delle cose di Dio per massacrarle.