Qatar, obbligatoria l’app Covid. Sanzioni fino a tre anni di carcere


Sebbene finora il Paese abbia visto solo 23 decessi confermati, il tasso di infezione del Coronavirus in Qatar rimane alto, con oltre 40 mila persone infette in una popolazione di circa 2,8 milioni.




Così il governo islamico ha pensato di rivolgersi alla tecnologia. La nuova app Ehteraz  (“precauzione” in arabo) è diventata obbligatoria il 22 maggio per tutti i residenti del paese, ed èstata considerata dai funzionari del governo come l’ultima salvezza nei tentativi di frenare la trasmissione del virus.

Così è stato richiesto di installare l’app sui dispositivi mobili, consentendo al governo di monitorare se l’utente è stato in contatto con una persona infetta. La mancata installazione dell’app potrà comportare una multa fino a 55 mila dollari e una reclusione fino a tre anni di carcere (le stesse pene previste per chi non indossa la mascherina in pubblico).

L’annuncio, dato poche ore prima della festività di Eid al-Fitr, ha portato gli utenti a sollevare problemi di privacy poiché l’app richiede l’accesso ai file sul telefono e l’uso permanente del GPS e del Bluetooth per il rilevamento della posizione. Amnesty International ha scritto: “I difetti di sicurezza dell’app di contact tracing Ehteraz, obbligatoria in Qatar, rilevati dal team di AmnestyTech, mostrano quanto sia importante non perdere di vista la tutela della privacy e dei dati sensibili anche nella risposta alla pandemia”.

In risposta, un portavoce del governo ha detto ad Al Jazeera che i dati degli utenti sarebbero stati sicuri e accessibili solo agli operatori sanitari. Il governo ha affermato che altre agenzie, come le forze dell’ordine, non possono accedere ai dati personali sull’app e che tutti i dati raccolti verranno eliminati dopo due mesi.

“Confermiamo che tutti i dati degli utenti sull’app Ehteraz sono completamente confidenziali e sono accessibili solo ai team competenti”, ha dichiarato il direttore del dipartimento di sanità pubblica del Qatar, Mohamed bin Hamad Al Thani.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), e diversi studi indipendenti, hanno messo in dubbio l’uso delle app. Il creatore di Bluetooth, la tecnologia considerata più utile per tali app, ha affermato che ci sono molti aspetti negativi e non è “accurata” abbastanza.

Tuttavia, il governo del Qatar ha dichiarato ai media locali: “L’applicazione consente alle autorità competenti di tracciare le aree in cui questa persona era presente dal download dell’applicazione fino al momento dell’infezione”.

Eva Blum-Dumontet, ricercatrice senior presso la Privacy International, si è chiesta perché Ehteraz abbia bisogno di un numero di telefono e di un numero di identificazione personale per funzionare, mentre altri paesi pubblicano app che non necessitano di quel tipo di informazioni personali. “Qualsiasi app che richiede un numero ID personale, specialmente quando è archiviata in un database centralizzato, è a rischio, specie se persone esterne riescano ad accedere a questi database”, ha detto Blum-Dumontet, riferendosi anche all’app di Singapore, che utilizza un sistema di database simile, contenente informazioni di contatto. “I numeri ID sono spesso quasi come dati biometrici e non è possibile modificarli facilmente. Quindi, se diventano disponibili dopo una perdita o un hackeraggio, le conseguenze sono grandi”, ha aggiunto. “Si potrebbero utilizzare i cosiddetti ‘sistemi anonimi decentralizzati’, che raccolgono la minor quantità di informazioni personali, che vengono quindi archiviate solo sul dispositivo e non in un database centrale”.



Ryan-Mosley del MIT ha aggiunto che “esistono ricerche secondo cui se un governo rende qualcosa di obbligatorio, come un’app, la probabilità che le persone si fidino è bassissima”.

Ma secondo i funzionari del Qatar non vi sarebbero motivi per diffidare dell’app. “Ehteraz non minerà mai la privacy degli utenti e le informazioni memorizzate non verranno conservate per oltre due mesi prima di essere cancellate per sempre”, ha dichiarato il dott. Mohammed bin Hamad Al Thani.

Ma rimangono molti dubbi. Claudio Guarnieri, che dirige il Security Lab di Amnesty international, ha avvertito che “i governi di tutto il mondo si stanno affrettando a lanciare app di tracciamento dei contatti che spesso sono progettate male e non garantiscono la privacy”.

In Cina, secondo quanto è stato dichiarato dalle autorità del regime comunista, dove il picco della pandemia è stato superato, il monitoraggio del governo attraverso le app di tracciamento non sembra diminuire. Anzi, come scrive Raymond Zhong sul New York Times, sta diventando “un aspetto permanente della vita quotidiana” e questo “solleva dubbi” su come le app potrebbero essere usate.

 



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