Luca Ricolfi immagina un’esplosione di rabbia sociale: “temo che l’Italia fallirà”


“La cultura politica dell’Italia era già da avvocati prima: attenzione ossessiva alle procedure e pochissima concretezza. Non so se Conte abbia peggiorato la situazione, certo non è la persona giusta per imprimere una svolta. Dipendesse da me, vedrei bene a capo del governo un contadino che ha fatto il classico”.



Così ha dichiarato il sociologo torinese Luca Ricolfi, editorialista per svariati quotidiani, responsabile scientifico della fondazione David Hume, al quotidiano Libero.

Durissimo anche con Salvini. “Penso che il calo di Salvini sia difficilmente reversibile, perché ha dimostrato di non avere né il linguaggio né l’ organizzazione mentale necessari al ruolo di premier”. Mentre sulla Meloni il professor Ricolfi ha confidato: “io la vedevo veleggiare verso il 20% già quando era ancora sotto il 10%. La Meloni è una politica di razza, se fosse un uomo sarebbe già da un pezzo alla guida del centro-destra”.



Su quello che lascia all’Italia il Covid-19, il professore non ha espresso riflessioni confortanti. “Di per sé, il Covid ci avrebbe lasciato più poveri di prima. Il Covid in salsa giallorossa però ci lascerà molto più poveri di prima, e soprattutto sempre più lontani dagli altri paesi avanzati. Quando la base industriale del Paese si sarà ridotta del 20-25%, la domanda di sussidi e di assistenza del Sud non potrà che esplodere, accentuando il modello ‘sussidi + lavoro nero’ già molto diffuso oggi”.



Il professor Ricolfi teme un’esplosione di rabbia sociale “perché quando la paura sparirà, o ci saremo abituati a tollerarla, molti si troveranno senza lavoro, con poco reddito, bassi consumi, molta disperazione”. Il sociologo piemontese alla domanda di Pietro Senaldi: “l’Italia rischia di fallire?”, ha risposto: “sì, lo temo. Questo governo sta prendendo con molta allegria soldi che non ha, e prima o poi i mercati, ancor più delle autorità europee, ci chiederanno il conto”.



La ricetta della ripresa, secondo Ricolfi è “fare come in Irlanda: niente burocrazia e imposta societaria non oltre il 12.5%. E magari restituirci il voto, così almeno potremo incolpare noi stessi quando sceglieremo l’ ennesimo governo di mediocri”.



Infine una stoccata all’Europa e agli italiani. “L’Europa è quel che è, una macchina burocratica lenta, guidata da un’oligarchia priva di ogni slancio ideale”. “Gli italiani mi hanno sorpreso per la loro docilità e il loro scarso amore per libertà e democrazia. Abbiamo bevuto tutto ciò che le autorità ci dicevano, senza pretendere l’ unica cosa che dovevamo pretendere: serietà e trasparenza. Possiamo lamentarci fin che vogliamo del governo Conte e della sua ‘acostituzionalità’, ma resta il fatto che lo abbiamo digerito più che bene, come cittadini e come mass media: in democrazia, ogni popolo ha i governanti (e i giornalisti) che si merita”.




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