Paola Binetti alla ministra della scuola Azzolina: “non sa di cosa parla, ripete slogan e frasi fatte”


“In assenza di dibattito pubblico e parlamentare, nel silenzio della stampa, stiamo assistendo alla scomparsa di un modello di educazione, formazione e istruzione che ha caratterizzato il nostro Paese, fin dall’unità d’Italia: quasi due secoli. La ministra Azzolina definisce la scuola che ci attende una “scuola ibrida” e pur senza avere nessuna esperienza del sistema scuola coglie l’occasione dell’emergenza per reimpostare l’intero paradigma di istruzione: meno tempo in aula e più a casa, con ‘didattica a distanza’, oppure in spazi esterni agli istituti per svolgere esperienze alternative. Domina tutta una serie di luoghi comuni, di slogan vecchi e superati, in cui le parole si rincorrono dopo aver perduto il loro significato originario, ma forse in alcuni casi, senza mai avere avuto uno”, ha scritto su Il Sussidiario la senatrice cattolica Paola Binetti.



“Le espressioni più gettonate sono: ‘patti di comunità’, ‘più territorio’, ‘più piattaforme digitali’, mentre sono sparite espressioni come cultura, democrazia, tradizione, valori, apprendimento per scoperta, socialità e socializzazione; inclusione delle persone con maggiori difficoltà o fragilità; sviluppo di capacità… ma anche parole come maestro, come alleanza educativa; spirito di squadra, coesione e competizione. Prevedibilmente avremo più disuguaglianze, tra gli studenti e tra i docenti e il profilo degli uni e degli altri ne uscirà profondamente modificato, ma non necessariamente in meglio. Cambiamento non fa rima solo con miglioramento, ma anche con peggioramento e questo è un dilemma che la ministra non sembra voler affrontare, convinta com’è che tutto debba necessariamente esitare in un miglioramento. Distruggere è facile; ricostruire molto più complesso, tanto più se si vuole conservare il meglio di una tradizione che tutto il mondo ci invidia, almeno nell’ambito degli studi classici, per ampliare e approfondire quei contenuti scientifici che sono alla base delle Facoltà Stem, dall’inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics; termine utilizzato per indicare le discipline scientifico-tecnologiche: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica e i relativi corsi di studio”, ha continuato la Binetti.



“L’enfasi sembra messa tutta sulla tecnologia e sulle piattaforme necessarie a farla girare: ‘Della didattica a distanza non dobbiamo aver paura’, spiega Azzolina. E noi non abbiamo affatto paura della didattica a distanza, ma abbiamo un’enorme paura di una ministra che non sa di cosa parla, che ripete slogan e frasi fatte, perché non ha esperienza concreta né della scuola, né degli studenti, tanto più se adolescenti; né delle famiglie, che liquida velocemente, come se fossero un incidente di percorso. Tanto è vero che la ministra non capisce quanto sia urgente per i genitori sapere oggi cosa accadrà il primo di settembre, perché ognuno di loro, madre e padre, ha bisogno di organizzare la sua vita professionale.

Vogliono tornare a lavorare in un contesto ad alto rischio, in cui il lavoro è un bene prezioso che va custodito, che va svolto nel miglior modo possibile e che non si può assolutamente perdere solo perché il ministro dell’Istruzione non sa ancora che fare. Il nuovo paradigma di scuola, che la ministra ha in mente in modo confuso e impacciato, non sembra includere nel modo dovuto gli studenti delle scuole paritarie: circa 860mila studenti, di cui lei non sembra sentirsi affatto responsabile. Non se ne sente responsabile nei suoi silenzi ostinati; non se ne sente responsabile quando non ha affatto a cuore la loro salute e non considera suo obbligo la sanificazione delle loro scuole; non se ne sente responsabile quando sottovaluta l’importanza della continuità didattica soprattutto davanti a progetti e programmi ad elevato indice di innovazione, come accade in molte scuole paritarie, vere palestre di sperimentazione non solo tecnica, ma umana e sociale in primo luogo”.



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