Il Congresso eucaristico internazionale spostato a settembre del 2021 e quella frase di Benedetto XVI…


 

A causa dell’emergenza sanitaria e delle sue conseguenze sullo spostamento e sull’aggregazione di persone e pellegrini, lo scorso 23 aprile Papa Francesco, su proposta del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali d’accordo con l’Episcopato ungherese, ha disposto il rinvio del 52° Congresso eucaristico internazionale (IEC 2020), in programma a Budapest nel settembre 2020, all’anno successivo, settembre 2021. Negli scorsi giorni sul sito ufficiale della manifestazione www.iec2020.hu, è stato finalmente reso noto il periodo preciso nel quale si terrà lo IEC 2020, vale a dire da domenica 5 a domenica 12 settembre 2021, ed alcuni dei relatori chiamati a tenere le Catechesi e le testimonianze, a presiedere i gruppi di lavoro e, soprattutto, a guidare le preghiere e celebrazioni. Fra questi ultimi spiccano, naturalmente, i cardinali Péter Erdő, arcivescovo metropolita di Esztergom-Budapest e primated’Ungheria, Gérald Lacroix, arcivescovo del Québec e primate del Canada e Louis Raphael Sako, arcivescovo cattolico iracheno, dal 2013 patriarca di Babilonia dei Caldei.

Fra gli altri interventi previsti, fra i laici segnaliamo in particolare quelli delprofessore belga Jean-Luc Moens, membro della Comunità Emmanuele “primo Moderatore” di “Charis”, un nuovo servizio creato nel 2018 su richiesta dello stesso Papa Francesco nell’ambito del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (il Catholic Charismatic Renewal International Service è chiamato a seguire gli sviluppi e le opportunitàdel Rinnovamento Carismatico Cattolico) e di Chiara Amirante, giornalista e scrittrice che ha fondato(e presiede tuttora) la Comunità Nuovi Orizzonti dedita alla promozione umana e al contrasto di ogni forma di disagio sociale. Fra gli ecclesiastici che interverranno nel prossimo Congresso eucaristico internazionale è previsto anche un altro italiano, Mons. Massimo Camisasca, attuale vescovo di Reggio Emilia-Guastalla.

Chiaro che la manifestazione di Budapest non potrà avere quella fecondità che la Chiesa si aspetta se non sarà in grado di ripresentare, dopo le sfide e le tentazioni causate dalle chiusure imposte dalla pandemia, «la domenica come “Pasqua settimanale”, espressione dell’identità della comunità cristiana e centro della sua vita e della sua missione», com’ebbe a ricordare Benedetto XVI nel nella cerimonia di chiusura di un recente Congresso Eucaristico Nazionale, quello tenuto a Bari nel maggio del 2005. In quell’occasione, che molti fedeli pugliesi ricordano ancora, il Pontefice emerito si soffermò a commentare il tema allora scelto dai vescovi italiani, “Senza la domenica non possiamo vivere“, richiamando l’esempio sempre vivo dei martiri di Abitene. In questa piccola località nell’attuale Tunisia, infatti, 49 cristiani furono sorpresi durante una domenica dell’anno 304, a celebrare l’Eucaristia, sfidando i divieti imposto dall’allora potere politico pagano, impersonato dall’imperatore Diocleziano. Quest’ultimo aveva proibito ai cristiani, sotto pena di morte, di riunirsi la domenica per celebrare l’Eucaristia e di costruire luoghi per le loro assemblee ma ad Abitene, raccolti in una casa privata, tutti i valorosi, disse Papa Ratzinger a Bari, furono «arrestati e condotti a Cartagine per essere interrogati dal Proconsole Anulino. Significativa, tra le altre, la risposta che un certo Emerito diede al Proconsole che gli chiedeva perché mai avessero trasgredito l’ordine severo dell’imperatore. Egli rispose: “Sine dominico non possumus“: cioè senza riunirci in assemblea la domenica per celebrare l’Eucaristia non possiamo vivere. Ci mancherebbero le forze per affrontare le difficoltà quotidiane e non soccombere. Dopo atroci torture, questi 49 martiri di Abitene furono uccisi. Confermarono così, con l’effusione del sangue, la loro fede. Morirono, ma vinsero: noi ora li ricordiamo nella gloria del Cristo risorto» (Benedetto XVI, Omelia pronunciata a Bari per la conclusione del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale, Spianata Marisabella – Domenica 29 maggio 2005).

Nel 2015, oggi e sempre, la Chiesa allora guidata da Papa Ratzinger si univa ai Vescovi italiani per celebrare con particolare rilievo la Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo e così rendere omaggio a Cristo nel Sacramento del suo amore. Ricordando il celebre episodio della “Chiesa delle origini”, spetta ora a noi richiamare l’esempio e ripercorrere i passi dei martiri di Abitene nel XXI secolo.

 

GIUSEPPE BRIENZA


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