Shemà: “oggi Gesù ci accompagna a fare un salto di mentalità”

Shemà: “oggi Gesù ci accompagna a fare un salto di mentalità”

 

Informazione Cattolica ospita la rubrica Shemà (che in ebraico vuol dire “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno a cura della teologa Giuliva Di Berardino*. Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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Il vangelo di oggi ci fa meditare un breve testo in cui Gesù ci accompagna a fare un salto di mentalità: dalla rettitudine che viene dall’osservanza di norme legali, a una rettitudine più profonda, quella che viene dalla giustizia secondo Dio, che, di fatto, è applicazione pratica della carità. Un criterio nuovo, non solo per i farisei e i religiosi del tempo di Gesù, ma anche per noi.

Certamente in una società come quella antica, in cui i ricchi avevano un potere assoluto sui poveri, la legge d’Israele che chiedeva equità tra le persone “occhio per occhio, dente per dente” era già una grande conquista. Ma Gesù supera le ragioni dell’equità, della parità e offre il criterio  della carità: restituire il male con il bene, superando dal di dentro, grazie alla fede in Dio, la violenza ricevuta.

La dinamica profonda dell’umano, che il Vangelo ci chiede di mettere in luce oggi, non può nasconderci il fatto che concretamente l’essere umano non può mai raggiungere uno stato di equità, di parità tra bene e male: questa è illusione! Nell’uomo e nella donna ci sarà sempre una sproporzione tra il male ricevuto e quello che si provoca, così come c’è sproporzione nel bene! Gesù allora ci mostra che noi, esseri umani, siamo sempre in crescita e come in noi cresce il desiderio di fare il bene, se facciamo il bene, così cresce in noi la spirale di violenza che ci porta a rispondere col male, e subito, se facciamo il male. Il Vangelo ci chiede di operare un passaggio per operare questa trasformazione in noi, questa conversione, perché la nostra vita sia in pace, lontana dal male e dalla vendetta, perché aderire a questi meccanismi, che di per sè ci sembrano giusti perché equi, ci porta a uno stato di vita pieno di violenza e di dolore, in quanto il male invaderà tutto lo spazio della nostra esistenza. E questo non è giusto!

Giusto, secondo Dio, è accogliere forse anche qualche opposizione, qualche ostilità, qualche colpo che fa male, portarlo anche ingiustamente, ma non per subirlo, al contrario! per mostrare un nuovo modo di vivere, un modo che non toglie la speranza, nè a noi, nè a chi ci fa del male, di un possibile cambiamento, di una crescita nel bene. Questo vuol dire il famoso “porgi l’altra guancia” che oggi il Vangelo ci chiede. Prendiamo ad esempio lo stesso Gesù, quando schiaffeggiato da Pilato nel processo di condanna: lui non porge l’altra guancia, perché porgere l’altra guancia è semplicemente un modo di dire della cultura semitica per dire “offri un’altra possibilità” per cambiare la situazione.

Questa è giustizia secondo Dio, giustizia che rispetta l’essere umano: sopportare, prendere, accogliere, il bene come il male, non per fare gli eroi, ma per amore della Speranza che ci abita, per la fede che ci porta a sperare sempre e a non lasciarci vincere dal male. Allora oggi ringraziamo Dio per questa nostra fede, che è in grado di recuperare ogni situazione disumana, ogni violazione della dignità e ogni situazione di ingiustizia, perchè la via di Gesù è via di speranza, che non segue l’ideale della giustizia e dell’uguaglianza, non spinge a discussioni sui diritti e sui doveri, no! è pratica l’amore gratuito, offerto nelle piccole cose, nella gioia, come nel dolore, piccole cose che si verificano sempre, continuamente, nella quotidianità del nostro vivere.

Buona giornata con il Vangelo del giorno!

 

VANGELO SECONDO SAN MATTEO 5,38-42

Lunedì 15 Giugno 2020

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pòrgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

 

GIULIVA DI BERARDINO

 

 

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.

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