Shemà. “Attualizzare le Beatitudini nella vita quotidiana delle comunità cristiane”


 

Informazione Cattolica ospita la rubrica Shemà (che in ebraico vuol dire “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno a cura della teologa Giuliva Di Berardino*. Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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Nel vangelo di oggi troviamo la continuazione del discorso di Gesù che viene ricordato come “Discorso della Montagna”. Si tratta infatti di un discorso programmatico di tutto l’insegnamento di Gesù e che si estende per ben 2 capitoli, dal 5 al 7 del Vangelo secondo Matteo. Si tratta, perciò, del discorso che stiamo ascoltando già dalla 10a e l’11a Settimana del Tempo Ordinario, in cui abbiamo meditato i capitoli 5 e 6 del vangelo secondo Matteo.

Oggi iniziamo a considerare il capitolo 7, che fornisce i criteri più pratici per attualizzare le Beatitudini nella vita quotidiana delle comunità cristiane, e quindi anche nelle nostre vite.

Potremmo dire che questo capitolo del Vangelo ci offre i criteri per evangelizzare le nostre relazioni.

Ecco allora oggi meditiamo il primo criterio che Gesù desidera consegnarci affinchè possiamo praticare il suo insegnamento: non osservare la pagliuzza nell’occhio del fratello, perchè questo ci è di intralcio al Regno di Dio.

Il testo non dice che dobbiamo far finta di non vedere, ma che, se ci soffermiamo sui piccoli difetti degli altri, noi non andremo mai avanti nella fede in Dio, perché ci mettiamo noi al posto di Dio e pretendiamo di vedere certe cose che solo Dio può vedere nella verità.

Vi racconto un aneddoto personale: un giorno una suora di clausura mi raccontò che una consorella nel suo monastero non seguiva più le preghiere e un giorno chiese di andar via dal monastero.

Tutte avevano pensato di lei che avesse trovato qualcosa che non andasse nel monastero e tutte le monache chiedevano perdono costantemente l’una all’altra per un atteggiamento o per una parola detta, per un pensiero di sfiducia…insomma, pensavano che fosse a causa di un loro cattivo esempio che la loro consorella fosse andata vita dal convento. Invece poi, dopo qualche mese, vennero a sapere che questa loro consorella portava già, da alcuni mesi prima, una grave malattia per cui non poteva muoversi e non poteva più restare in convento con le altre.

Così, nella sua casa, assisitita da qualcuno della sua famiglia, offriva la sua sofferenza, pregando giorno e notte per tutte le altre sue sorelle che, nella preghiera, ringraziava ogni giorno per l’esempio di vita che loro sono state per lei.

Ecco, questo è per dire che tante volte anche noi facciamo presto a giudicare gli altri, le situazioni e preghiamo per le idee che ci siamo fatte noi su qualcuno, senza verificare la realtà dei fatti, e, tante volte, certe situazioni non è dato a noi di saperle, ed è bene che sia così.

Ecco, oggi il Signore, di fatto, ci chiede questo favore: non mettere in atto dinamiche e comportamenti che sono interpretazioni nostre sulle persone o sulle situazioni.

Questo perché, siano queste persone sante o peccatrici, è fondamentale per noi eliminare i preconcetti e i nostri giudizi che facciamo, così che i nostri pensieri, i nostri giudizi, le nostre azioni e quindi anche la nostra preghiera per certe persone e certe situazioni siano veramente trasparenza dell’amore di Dio, senza distorsioni della realtà, senza interpretazioni nostre, personali, senza macchia di sospetto.

Chiediamo al Signore, allora, in questo giorno che ci troviamo a vivere su questa terra, la grazia della trasparenza, che nasce dalla totale fiducia negli altri e che si radica in una profonda relazione con Dio, che è Padre di tutti e che è il solo a conoscere tutto di tutti, nella verità.

Buona giornata con il Vangelo del giorno!

 

VANGELO SECONDO SAN MATTEO 7,1-5

22 Giugno 2020

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

 

GIULIVA DI BERARDINO

 

 

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.


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