Il messaggio di una santa vissuta nel tempo terribile che seguì alla Rivoluzione francese


Il secolo XIX spuntò triste per la Chiesa e per l’Europa. Non si erano ancora spenti gli echi funesti della rivoluzione francese che aveva proclamato con empia alterigia l’estinzione della Chiesa di Cristo. Il sangue di migliaia di martiri, caduti sotto la lama della ghigliottina, sembrava dovesse restare invendicato e come versato invano. Mani sacrileghe profanavano ancora quanto rimaneva di più sacro, depredando e distruggendo tutto quanto vi fosse di sacro. L’Europa, turbata dalle ideologie pervertitrici del laicismo e della massoneria, divisa da egoismi contrastanti, lacerata da odi implacabili, risuonava di guerre e di stragi. Anche allora un soffio malefico di corruzione era penetrato entro le mura del focolare, minando le stesse basi della famiglia e della società.

Ma la Chiesa di Cristo non muore, e la misericordia infinita di Dio sa trarre il bene dal male, né si arresta mai a causa delle prevaricazioni del male e degli uomini. Già in quei tempi critici, operando per vie segrete ed umili, la Provvidenza divina preparava il riscatto della comunità dei credenti, la nuova vita, che si sarebbe levata dalle proprie rovine più radiosa e agguerrita, perché temprata nella lotta e nella sventura.

Fra queste segrete vie della divina bontà occupa un posto eminente il sorgere di anime sante, a ravvivare la fede languente, a restaurare i costumi decaduti, a conforto dei tribolati, a combattere il male sotto tutte le forme e dovunque si annidi. La soave fragranza delle loro virtù, il generoso eroismo, tutta la loro vita, sono stimolo al bene, sono diga potente contrapposta al dilagare della sfrenata licenza, e protesta viva e permanente contro la perfidia del secolo.

Ciò vale soprattutto per i santi che hanno ricevuto da Dio la missione di fondare corporazioni religiose in armonia con i bisogni dei tempi. Per questo mezzo la loro azione benefica è resa più feconda e duratura. La vita di Santa Maria Micaela del SS. Sacramento (1809-1865), da quest’ultimo punto di vista, ha molto da insegnare alla Chiesa e alla comunità cattolica di oggi. Infatti, la vicenda terrena e il messaggio di questa religiosa spagnola fondatrice della congregazione delle Suore Adoratrici Ancelle del SS. Sacramento e della Carità, canonizzata da Papa Pio XI nel 1934, colpisce sempre di più, soprattutto in periodi di crisi morale e spirituale come quella che sta vivendo l’Occidente post-cristiano. Forse sono mie impressioni, ma certe coincidenze, nonostante la differenza di tempi e situazioni, non possono non turbare l’animo. La santa stava creando a Madrid un istituto per il riscatto delle ragazze traviate. Copio dalla biografia:

«Nella vita ci accade spesso di sentire da tutti proclamare la necessità di qualche grande impresa e far voti che sorga chi la realizzi. Si fa avanti un’anima generosa ad attuarla? Ecco gli elogi cambiarsi in un coro di critiche e calunnie! Anche I buoni, o perché ingannati dalle apparenze, o perché spaventati dalle dicerie, si appartano il più delle volte, divengono scettici e formulano i più tristi presagi».

Il fatto che, nonostante queste contraddizioni, la santa sia riuscita a dare vita al suo istituto, fidando soltanto nell’aiuto di Dio, non suscita in noi una profonda ispirazione? Non ci fa sentire chiamati a rendere sempre più efficiente e diffusa, sfidando ogni ostacolo, l’opera di risanamento delle famiglie? Non suggerisce a nessun laico, giovane o meno che sia, di affrontare l’impresa esaltante di creare un gruppo di ragazzi e ragazze decisi a diffondere tra la gioventù l’ideale dell’amore casto e indissolubile?

Oggi più che mai la Chiesa e il mondo hanno bisogno di verità, di autenticità, di cuori puri, capaci di un amore sincero. Sono i santi in particolare a invitarci a purificare continuamente il cuore, e ad imitare Colui che per noi si è umiliato per indicarci la strada della vita.

San Francesco d’Assisi contemplava l’azione luminosa e vivificatrice di Dio nel sole che ci dona ogni mattina il giorno, illumina le nostre vite e ci infonde speranza con il suo irradiante splendore. Chi non ha mai detto a sé stesso, risvegliandosi al mattino e vedendo il sole che sorge, che quella giornata era più buona di altre per intraprendere buone azioni, affrontare sfide o riannodare i fili di una relazione familiare o comunitaria, una amicizia o una situazione problematica, “nuvolosa”? Solo i cuori puri, però, sono in grado di vedere Dio e di amarlo nelle creature. A cominciare dal “sole” della famiglia!

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Don Massimo Lapponi, chi è

A cura di Giuseppe Brienza

Sacerdote benedettino dell’Abbazia Benedettina di Santa Maria di Farfa (Rieti), teologo e autore di numerose pubblicazioni accademiche, Don Massimo Lapponi O.S.B. è nato a Roma nel 1950. Dal 1973 professo di Farfa, il 24 giugno del 1977 è ordinato sacerdote e, successivamente, ha esercitato diversi incarichi fra i quali quello di Archivista-Bibliotecario, organista e docente nella Facoltà di Filosofia del Pontificio Ateneo di S. Anselmo in Roma. Delegato dal P. Priore dell’Abbazia di Farfa, attualmente opera come missionario in Sri Lanka.
Nei suoi numerosi scritti e interventi, anche giornalistici (per esempio sul quotidiano “La Croce”) Don Lapponi si è segnalato per uno stile profondo e incisivo, insegnando fra l’altro che, l’attuale deriva morale contemporanea è, in buona parte esito della Rivoluzione sessuale del Sessantotto – che si chiami o meno “teoria del gender” – costituendo una violazione ed una discriminazione insieme dei diritti non di una minoranza, bensì della grande maggioranza dell’umanità, in particolare formata da donne, soprattutto naturali procreatrici ed educatrici, insieme al suo partner maschile, della vita umana nascente.

Per rispondere a questa crisi, fra l’altro, Don Lapponi ha promosso e dirige la prima scuola on-line per famiglie denominata “La corona di dodici stelle”, inaugurata il 3 aprile del 2016 presso l’Abbazia di Farfa (per info: http://www.abbaziadifarfa.it). Costruita sulla base della Regola Benedettina, questa iniziativa si rivolge a persone impegnate nella vita familiare o che si preparano a formare una famiglia, ma anche ai membri delle comunità claustrali, in quanto interessati a trasmettere alle comunità familiari il modello di vita, e le relative competenze, propri delle comunità religiose, e specialmente di quelle che seguono la spiritualità di San Benedetto da Norcia.

Nel centenario delle apparizioni mariane in Portogallo (1917-2017) si segnala il libro “Il Mistero di Fatima. La Luce abbagliante che illumina il nostro tempo” (Chora Books).

DON MASSIMO LAPPONI O.S.B.

In Il Corriere del Sud, anno XXVI/17, p. 9


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Nella vita ci vuole sempre delle regole, in ogni ambiente. Senza le regole tutto diventa permissivo ed è un grande errore, tutto si distrugge.
Grazie.