Quei sacerdoti che attaccano l’insegnamento bimillenario della Chiesa in materia di omosessualità


Leggendo degli ultimi attacchi di alcuni sacerdoti all’insegnamento bimillenario della Chiesa in materia di omosessualità, ci è venuto in mente un fatto del 2017 molto significativo.

Ci riferiamo al documento “Il dono della vocazione sacerdotale” della Congregazione vaticana per il Clero che era stato giudicato dalla Association of U.S. Catholic Priests come “disrespectful,” “ambiguous” e “insulting” (“irrispettoso”, “ambiguo” e “offensivo”).

L’associazione riteneva i termini ‘tendenze omosessuali’ e ‘tendenze omosessuali profondamente radicate’ “ambigui e irrispettosi della personalità di coloro che si identificano con un orientamento omosessuale”.

Se la Congregazione per il Clero, scrivevano questi sacerdoti americani, “avesse dichiarato che le persone eterosessuali e omosessuali che vivono una vita casta possono essere ammessi alla ordinazione sacerdotale sarebbe stato più rispettoso e inclusivo”.

Poi aggiungevano: “il problema per il discernimento è se il richiedente o il candidato ha integrato la sua identità sessuale con la fede cristiana cattolica e la spiritualità”.

Sappiamo, invece, che la Chiesa alla quale anche questi preti dovrebbero essere obbedienti, insegna l’esatto contrario. Pur rispettando profondamente le persone omosessuali, non ammette ai Seminari e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate e sostengono la cosiddetta ‘cultura gay’.

Matteo Orlando

 


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