A Santa Sofia la prima preghiera islamica è in programma…


Santa Sofia (in turco: Ayasofya; in greco: Αγία Σοφία) ha vissuto la storia da protagonista indiscussa, e sarà la storia che commenterà i fatti di questi giorni, con i lavori già iniziati a Istanbul di conversione in moschea e la prima preghiera islamica in programma il 24 luglio. Sono stata a visitare questa meraviglia alla fine di febbraio, appena prima del lockdown, e posso solo dire che desidero che rimanga tutelata e conservata, e che la sua intramontabile bellezza possa essere ammirata liberamente sempre, senza condizione e restrizione alcuna, come sicuramente vuole la sua dedicazione alla Divina Sapienza.

La primissima chiesa sorta su questo sito era conosciuta come la Μεγάλη Ἐκκλησία, e fu dedicata al Logos, Gesù Cristo Salvatore, nel 360. Una seconda chiesa fu costruita per volere di Teodosio II, il quale la inaugurò il 10 ottobre 415, ma un secolo dopo, nel 532 fu incendiata durante la rivolta di Nika.

Pochi giorni dopo la distruzione, l’imperatore Giustiniano I decise di costruire una nuova basilica completamente diversa, più maestosa rispetto a quelle precedenti. Per progettarla scelse l’architetto Isidoro di Mileto e il matematico Antemio di Tralle; fece venire colonne dal tempio di Artemide di Efeso e da Baalbek in Libano, porfido dalle cave egiziane, marmo verde dalla Tessaglia, pietra nera dal Bosforo e pietra gialla dalla Siria. Più di diecimila persone vennero impiegate nel cantiere, e già nel 537 l’edificio iniziò a servire la Chiesa universale. Giustiniano, una volta completati i lavori, esclamò: «Salomone, ti ho superato» indicando la cupola, che focalizzava verso l’alto tutto l’ambiente architettonico. L’effetto era quello di uno spazio incommensurabile e leggero, e l’immensa cupola sembrava come sospesa nell’aria. Oggi rappresenta il più grande esempio superstite di arte e architettura bizantina. Le sue pareti sono ricoperte di pregevoli mosaici a fondo oro.

Nel 726, subì le conseguenze dell’iconoclastia. Dal 537 al 1453 fu cattedrale Greco-cattolica e poi Greco-ortodossa. Ospitò la sede del Patriarcato di Costantinopoli, ad eccezione di un breve periodo tra il 1204 e il 1261, quando servì come cattedrale cattolica di rito romano sotto l’Impero latino di Costantinopoli.

Nel 1453, durante l’assedio di Maometto II, che segnò la caduta di Costantinopoli, nella cattedrale trovarono rifugio molti cittadini indifesi, che in seguito alla conquista divennero schiavi ottomani. Dopo la vittoria, il sultano trovò la chiesa in uno stato fatiscente e ne ordinò la pulizia e la riqualificazione, aggiungendo i minareti e intonacando i mosaici parietali. Decise che fosse subito convertita in moschea. Nel XVI secolo il sultano Solimano il Magnifico (1520-1566) riportò dalla sua conquista dell’Ungheria due colonne colossali, collocate su entrambi i lati del miḥrāb. Durante il regno di Selim II (1566-1577) l’edificio iniziò a cedere e per rimediare al problema fu chiamato il più grande architetto ottomano dell’epoca, Mimar Sinan. Oltre a rafforzare la struttura bizantina, Sinan costruì i due grandi minareti all’estremità occidentale dell’edificio, il mausoleo del sultano e installò una mezzaluna d’oro sulla sommità della cupola.

Tra il 1847 e il 1849 la basilica fu di nuovo consolidata sotto la direzione dei fratelli ticinesi Gaspare e Giuseppe Fossati. I mosaici superstiti vennero scoperti e ricoperti con uno strato d’intonaco, e furono sostituiti i vecchi lampadari. Alle colonne vennero appesi otto giganteschi medaglioni circolari, opera del calligrafo Kazasker Mustafa İzzed Effendi. Ed e così che Ayasofya servì come moschea dal 1453 al 1931.

Sconsacrata da Atatürk, il 1° febbraio 1935 divenne un museo ed i mosaici vennero di nuovo riportati alla luce e valorizzati come opere artistiche da ammirare. Il 10 luglio 2020, con un decreto presidenziale di Erdoğan, è stata nuovamente aperta al culto islamico.

 

Anita Kuhta*

* Anita Kuhta, nata a Zagabria, dal 1990 vive a Monza. Ha frequentato il Liceo classico di Zagabria, in seguito ha studiato Storia dell’arte e Letteratura comparata presso l’Università di Zagabria, Facoltà di lettere e filosofia. Attualmente amministratrice della Geaway tour operator (https://geaway.it/), si occupa della promozione web dell’azienda, della creazione di itinerari di taglio culturale e religioso.

 


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