Il ritorno alla civiltà cristiana secondo Jean Ousset

Il ritorno alla civiltà cristiana secondo Jean Ousset

Se c’è una cosa in cui il laicato cattolico nel suo insieme – organizzato e non – risulta particolarmente carente ai giorni nostri, specialmente quando si tratta di animare le realtà temporali, cioè la vita attiva della comunità civile, è senz’altro lo spirito di militanza. Un aspetto fondamentale dell’essere cristiano nel mondo(la cosiddetta “militia Christi”) che era invece decisamente presente nelle epoche passate, anche per il luminoso insegnamento in materia di Santi come Giovanna d’Arco  (“A noi la battaglia, a Dio la vittoria!”) e Ignazio di Loyola (“Prega come se tutto dipendesse da Dio, agisci come se tutto dipendesse da te”) che avevano fatto della lotta contro lo spirito della città del mondo, per dirla con un altro Santo celebre, Agostino d’Ippona, il centro della loro missione evangelizzatrice e sociale a tutto campo. Torna ora a riscoprirlo un saggio teorico-pratico – ancora inedito in Italia – dello scrittore e filosofo francese Jean Ousset (1914-1994),introdotto e curato per l’occasione dallo studioso romano Guido Vignelli che ne rifinisce anche la traduzione e le note a piè di pagina (cfr. L’azione. Manuale per una riconquista cattolica politica e sociale, Edizioni Il Giglio, Napoli 2016, pp. 232, Euro 15,00). Si tratta, nella fattispecie, della prima opera pubblicata nel nostro Paese dell’intellettuale transalpino, rappresentante tra i più brillanti della scuola di pensiero cattolica-controrivoluzionaria in Patria (dove nonostante l’ultimo laicismo repubblicano di bandiera storicamente c’è stata invece una galleria notevole di cultori della battaglia delle idee cristianamente ispirati, sia prima che dopo la Rivoluzione francese) ma relativamente sconosciuto al grande pubblico. Il saggio, prefato dall’accademico e giurista spagnolo Miguel Ayuso, all’origine pensato come parte integrante dell’opera in assoluto più impegnativa di Ousset (Pour qu’ll Règne), poi pubblicato nell’anno simbolo dell’ultima Rivoluzione d’Occidente (il 1968) si presenta in realtà come un lavoro indipendente e a suo modo unico giacchè unisce l’analisi della crisi storica dell’Europa cristiana a un’argomentata quanto dotta esposizione sulla teoria e la tecnica dell’azione civico-culturale che mira a rivitalizzare tanto le classi dirigenti di una Nazione quanto l’insieme dei corpi intermedi. Complicato, in effetti, sarebbe anche solo individuarne una definizione sintetica descrittiva onnicomprensiva: non si tratta qui di un saggio vero e proprio di Dottrina sociale cattolica, almeno per come questa è abitualmente intesa oggi, né di un testo semplicemente esortativo all’azione per la riedificazione civile della Città di Dio, né – tanto meno – di una serie di riflessioni personali sparse sull’importanza del lavoro apostolico alla luce delle strategie del passato e di quelle degli avversari del presente. Tuttavia, resta nondimeno vero che ognuna di queste dimensioni trova un suo spazio significativo nel volume, anche se non ne esaurisce da sola né l’intenzione programmatica, né le ragioni della fortuna tra il pubblico più sensibile intellettualmente al tema, almeno nell’area francofona (è appena il caso di ricordare che attraverso reti e circoli di amicizie, associazioni da lui stesso fondate – come la Citè Catholique, nel 1954 – e contatti, l’influenza del pensiero di Ousset, già in vita, superò i confini continentali per approdare tanto in Africa quanto in alcune zone dell’America Latina).

L’intuizione più importante è probabilmente quell’equilibrio all’insegna dell’et-et che in tutta l’opera si respira – per esprimerci ancora in termini connotati spiritualmente – tra l’ora et (appunto) il labora, insomma, cioè la coltivazione regolare dell’orazione insieme a quella dell’azione senza pregiudicare mai l’una a danno dell’altra evitando così sia il ‘ripiego privato nel pietismo’ e sia un altrettanto inutile azionismo frenetico, con relativo e irragionevole spreco di mezzi ed energie.Su quest’ultimo piano, poi, Ousset denuncia la totale mancanza di strategie d’azione puntuali e precise rilevando anche nei migliori Autori di scuola una eccessiva concentrazione degli sforzi sul piano dei princìpi e dei massimi sistemi a fronte di una scarsa preoccupazione per i mezzi da usare e per il ‘come’ giungere alla ri-evangelizzazione sociale delle più antiche terre di radice e tradizione cristiana. Anzi, egli stesso arriva a dire – in polemica con altri studiosi che avevano fatto discendere il successo della missione dall’istituzione di un gruppo miratodi militanti motivati ben organizzato o dalla frequentazione assidua a un ritiro particolarmente impegnativo, fossero anche gli Esercizi spirituali dettati dal Santo Fondatore della Compagnia di Gesù – che “la verità è che non c’è un ‘mezzo unico’. C’è bisogno di tutto. Innanzitutto della preghiera, certamente!, e degli Esercizi spirituali, ma anche di tutti i mezzi che una sana prudenza esige di usare: il raduno di massa (quando e come ci vuole), il circolo, la conferenza, il convegno, il giornale, la rivista, il volantino…” (pag. 50). Altrettanto scettico verso le comunità ricondotte a un solo e unico capo, il pensatore francese preferisce immaginare invece una sorta di concertazione tra i vari leader di riferimento uniti nella comune battaglia e una maggiore consapevolezza diffusa del necessario contributo di ognuno per arrivare alla vittoria finale. Perché alla fine – anche qui distinguendosi in parte da altri – Ousset guarda proprio all’uomo come al “capitale più decisivo” (pag. 59): è questo e solo quest’ultimo che fa muovere le idee e mette in atto metodi e tecniche d’azione sfruttando le circostanze favorevoli. Inoltre, “la storia è piena di catastrofi, di crolli d’istituzioni che, non essendo più animati da una èlite capace di conservarne lo spirito, furono spazzate via da un pugno di uomini risoluti, da una ‘minoranza attiva’. Per quanto siano ostacolati dagli apparati d’istituzioni contrarie, l’avvenire appartiene ai gruppi che possiedono gli uomini meglio formati e più decisi ad agire” (pag. 60). Una previsione sulla quale avrebbe concordato poi anche un Pontefice come Benedetto XVI di cui pure – non sappiamo se abbia mai letto Ousset– si ricordano espressioni sorprendentemente simili pronunciate proprio a proposito delle battaglie pubbliche sui cosiddetti ‘princìpi non-negoziabili’ svoltesi negli ultimi anni. Come vadano concretamente formate poi queste minoranze attive, secondo quali criteri e che tipo di organizzazione dovrebbero avere internamente sono i temi che costituiscono il resto di questo vero e proprio manuale teorico-pratico per l’azione destinato a quanti vogliano contribuire, coerentemente con i propri doveri quotidiani ma senza smarrire la propria idea cristiana della società, ad accelerare – nell’anno in cui ricorre anche il centenario di Fatima – “il trionfo del Cuore Immacolato di Maria”.Un saggio autenticamente politico, e quindi non partitico, proprio nel senso più nobile, originario ed etimologico della parola stessa: servizio per il bene di quella famiglia di famiglie che è poi la comunità civile di cui facciamo abitualmente parte nel nostro territorio locale di appartenenza, piccolo o grande che sia, ma sempre e comunque al centro della nostra prima identità collettiva.

 

OMAR EBRAHIME
in Corriere del Sud n. 5
anno XXVI/17, p. 3

 

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