Difendiamo i Nostri Figli: “vogliono il bavaglio per chi non aderisce ai dogmi del pensiero unico”


“La campagna che stiamo portando avanti contro il liberticida ddl Zan sull’omotransfobia sta dando ottimi risultati. Si sta diffondendo infatti una presa di coscienza trasversale sulla minaccia che incombe sulla libertà di pensiero, che si manifesta con l’ottimo riscontro delle manifestazioni di piazza che si sono tenute in tutta Italia”, scrivono dall’Associazione Family Day – Difendiamo i Nostri Figli.

“Un vasto fronte che va dalla Cei agli ambienti femministi moderati contesta una proposta di legge inutile e dannosa, che non definisce alcun reato e che avrà come unico risvolto quello di mettere il bavaglio a chi non aderisce ai dogmi del pensiero unico in materia di sessualità, identità sessuata, famiglia e filiazione”.

Un grande Family Day, misure anti-covid permettendo, tra settembre inoltrato e ottobre, renderà “ancora più visibile la contrarietà di larga parte del popolo italiano a questo ddl. Restiamo uniti e in allerta perché il percorso parlamentare della legge è ancora molto lungo e per nulla scontato. Restiamo vigili anche sul fronte della scuola: l’aumento dei fondi per le scuole pubbliche paritarie – ottenuto grazie a un impegno di sensibilizzazione massiccio – ancora non consente di scongiurare il fallimento di migliaia di istituti e il rischio che centinaia di migliaia di studenti vengano privati del diritto all’istruzione, andando ad intasare le scuole statali, già al collasso per via di norme anti-covid impossibili da applicare. Infine aspettiamo con ansia di conoscere i decreti attuativi del governo in merito all’assegno unico universale, che si preannuncia come una rivoluzione delle politiche famigliari italiane. Il nuovo bonus sostituisce alcune misure di welfare (tra cui alcune importanti detrazioni fiscali) con un assegno unico per ogni figlio; per questo è necessario verificare che, alla fine dei conti, questa formulazione, non faccia perdere soldi a nessuna famiglia. Siamo in attesa anche di capire i tempi di questo riordino delle politiche famigliari, perché lo stato di sofferenza delle famiglie richiede interventi urgenti e significativi e non promesse che vedranno la luce tra un paio di anni. Di certo non promette bene il fatto che nel testo del Recovery Fund non sia menzionata nemmeno una volta la famiglia. L’Europa si dimostra ancora una volta culturalmente distante dal nucleo fondamentale della società”.


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