Conosciamo Gaspare Bertoni, il santo veronese che fondò gli Stimmatini


Sulla salita di Via Panisperna, lì dove la strada monticiana, che sale e scende tra l’Esquilino e i Monti, incontra la Via Mazzarino, s’aprono le porte di una stupenda basilica intitolata a Sant’Agata dei Goti.  E’ qui che al mattino presto, quando svolazzano ancora gli angioletti che di notte han lavato il cielo, mi reco per la messa quotidiana. E a dir messa ci sono i sacerdoti della Congregazione degli Stimmatini, figli di San Gaspare Bertoni, un santo veronese, forse poco noto ai più, ma che ebbe nell’abbandono alla volontà del Padre, senza porre i consueti ostacoli dell’ego, il suo motore santo e che io proverò a seguire partendo per un viaggio spirituale per Verona, nel felice Nordest dove nacque Gaspare, in una famiglia ricca e nobile, e dove operò tutta la vita, lasciando impronte vive, vivissime ancora oggi. Come l’Istituto “Alle Stimate”, scuola paritaria, dove si studia, con il Santo nel cuore, greco e latino ma anche meccanica e robotica.

Fatti i miei bagagli immaginari, eccomi dunque a Borgo Trento, al numero 18 di via Nicola Mazza, (che è Venerabile e anche tra i primi a seguire San Gaspare e stimmatino), dove Gaspare nacque il 9 ottobre del 1777. Il palazzetto è giallo canarino, le veneziane verdi e mi par di sentire i vagiti del neonato che saluta il mondo. Presto, presto, è ora di cambiar luoghi e panorami e andar nella campagne veronesi al Gombion di Caldiero, dove furono costretti a riparare, in una tenuta piccina di famiglia, i genitori di Gaspare: la madre Brunora Ravelli e il padre, Francesco Luigi. Eran successi scompigli familiari di tipo economico, il padre di Gaspare era un orso e se era bravo notaio era certo un pessimo amministratore. E solitaria fu l’infanzia in campagna del nostro beniamino che seppe, però, trar frutti di pomi d’oro dalla vita dei campi. Pensando a lui mi pare di ritornar piccina nelle sconfinate campagne friulane dove passavo, in gioia e libertà, qualche lembo d’estate nel casolare rosa della mia nonna materna. I miei amici: una carrioletta bianca e rossa, una bambola di coccio, le ranocchie della fontana fredda. Ma avevo un mazzo di fratelli… A Gaspare, figlio unico, nacque una sorellina, Metilde, amatissima, che visse tre anni e mezzo e poi se ne volò in cielo. Fu un dolore, per lui, grandissimo e per tutta la famiglia.

Intanto era tornato a Verona a studiare. E mentre lui, nei suoi abitini eleganti, frequentava le scuole, vedeva tanti monelli, con la candela al naso, darsi alla piccola malavita per le vie veronesi. Fu forse allora che si accese in lui il desiderio di aiutare i fanciulli a trovar la strada diritta e nel Signore. Presto ebbe la chiamata e il 20 settembre del 1800, a ventitrè anni, fu ordinato sacerdote.Cominciarono a piovere gli impegni pastorali. Fu vice parroco a San Paolo in Campo Marzio, che era stata la sua parrocchia e poi “missionario tra i ragazzi”. Ebbe un altro grandissimo dolore, cioè la separazione dei suoi genitori. E forse è per questo che al nostro Santo furono sempre carissimi i santi sposi Maria e Giuseppe. Nella chiesa delle Stimmate fece erigere una cappella a loro dedicata. D’un tratto un ricordo: un nipote già grandicello, figlio di separati, che s’alza in piedi, durante una cena famigliare: “Noi vogliamo soltanto una famiglia normale. Papà e mamma che fanno insieme colazione alla domenica mattina…”

Intanto la Grande Storia morde. Napoleone scende in Italia con le sue tentazioni tentacolari e soffoca gli ordini religiosi. Dopo di lui, gli austriaci. Sempre difficoltà e problemi. Gaspare, dolce e allegro insieme, continua nel suo apostolato: visita ai malati, organizzazione di oratori. Il Vescovo di Verona, Innocenzo Liruti, gli affida anche la formazione dei seminaristi. Matura in lui l’idea della fondazione di una congregazione religiosa che si fa cosa vera quando , il 4 novembre del 1816, si trasferisce in quella che sarà la sua sede definitiva: la chiesa delle Stimmate di San Francesco che guarda dall’alto di una collina lo scorrer fresco del fiume Adige. Sotto il manto di Maria, nacquero le corti mariane, gli aggregati, una fucina di fede, speranza e carità. Tantissimi ragazzi accorrevano alle scuole degli stimmatini, San Gaspare, nelle sue orazioni, chiedeva per sé, per il prossimo e per il mondo intero di “non ostacolarela volontà di Dio”. Ecco il succo dolce, il nettare di miele, tutto oro spirituale, degli insegnamenti del Santo sacerdote, che mi sono messa  prima in tasca e poi nel cuore, dopo aver camminato con lui per le strade di Verona.

Guidato dalla Provvidenza, abbandonato alla Santa volontà del Signore, che tutto conosce e può, San Gaspare affrontò gli ultimi anni della vita, prostrato dalla malattia. Senza mai una lamentela, tutto quanto immerso nella luce divina, morì il 12 giugno del 1853 e riposano le sue spoglie nella amatissima Chiesa che lo vide fondatore entusiasta e apostolo del Signore. Suonano le campane nella bella chiesa delle Stimmate (Stimate, alla veronese), che hanno loro pure una storia deliziosa che vado a raccontare prima di chiuder il capitolo. E passo la parola al campanaro (“calzetar e maestro di campanò) Luigi Gardoni: «Butato in tocchi il concerto delle Stimate fatte nuove in nella stessa fonderia (Selegari) perché è venuto il tono come quello de SS. Trinità lì vicina hanno dovuto butarle di nuovo per far un altro tono ma il concerto era molto buono». E per saper che cosa voleva dire, allora (anche se non siamo certo più nel Medio Evo…), fare una campana vi rimando a un film stupendo che ho visto tantissimi anni fa e che non mi sono dimenticata mai: “Andrej Rubliov” di Andrei Tarkovskij.

 

Benedetta De Vito

 

Foto: http://www.stimmatini.it/san-gaspare-bertoni/

 


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