Bielorussia, la sfida di Lukashenko: “la Chiesa deve occuparsi degli affari suoi”


In Bielorussia in questi giorni si sta infuocando l’atmosfera. Com’è noto, il 9 agosto Alexander Lukashenko ha ottenuto per la sesta volta consecutiva il suo mandato presidenziale.

Su queste elezioni sono sorti molti dubbi e le proteste si sono animate, spingendo la popolazione a scendere in piazza in modo massivo.

Ne sono conseguiti arresti ed azioni repressive nei confronti dei manifestanti. 

Anche la Chiesa cattolica e quella ortodossa sono intervenute sulla questione negli scorsi giorni ma, dobbiamo dire, il risultato dell’incontro del 22 agosto del presidente dei Vescovi cattolici della Bielorussia, l’arcivescovo-metropolita mons. Tadeusz Kondrusievicz, con il ministro degli interni Jurij Karaev, è stato tutt’altro che confortante.

Sui temi esposti da Mons. Kondrusiewicz sembra si sia raggiunto l’accordo solo sulla formazione di speciali commissioni miste che dovranno verificare le condizioni di arresto e detentive praticate dalle milizie locali in seguito alle recenti manifestazioni.

Secca invece è stata la risposta che il presidente Lukashenko ha fatto pervenire a seguito della richiesta dell’arcivescovo metropolita di Minsk a proposito della protezione dei più deboli e delle persone senza difesa legale.

Il vescovo cattolico (che peraltro è di nazionalità bielorussa) aveva infatti dichiarato di voler essere portavoce di coloro che sono privati della possibilità di far sentire la propria voce, invocando informazioni su una lista di persone attualmente scomparse e la possibilità di visitare i detenuti.

In definitiva Mons. Kondrusiewicz ha affermato: «Noi non siamo fatti per giudicare, ma per chiamare tutti coloro che commettono dei crimini alla conversione, e tutti gli altri al perdono e alla misericordia».

Il messaggio che il presidente ha fatto avere durante il meeting di Grodno del 22 agosto è stato però perentorio: «Mi sorprendono le posizioni delle nostre confessioni religiose. Cari miei sacerdoti, moderatevi e occupatevi dei vostri affari. Nelle chiese si deve andare soltanto a pregare: le chiese ortodosse e cattoliche non sono fatte per la politica». L’ex militare e presidente bielorusso ha quindi aggiunto: «Non andate al guinzaglio di chi fomenta la divisione, molti di voi si dovranno vergognare delle posizioni assunte in questi giorni, e lo Stato non starà a guardare con indifferenza».

Intanto i sacerdoti cattolici e diversi ministri ortodossi sono alla testa di cortei pacifici di protesta, ma la situazione non è delle più tranquille, spingendo anche paesi confinanti a manifestazioni di solidarietà, come avvenuto in questi giorni in Lituania.

Nella capitale bielorussa (Minsk) si parla di una partecipazione di circa 250.000 persone presenti all’ultima manifestazione tenutasi il 23 agosto. I manifestanti sono stati accolti dalla polizia in tenuta anti sommossa, con cannoni d’acqua e zone delimitate da filo spinato.

Ulteriore conferma dall’atteggiamento repressivo e dittatoriale dell’attuale presidente sono state le immagini, rese note dalla Tv di Stato bielorussa, che la sera stessa del 23 agosto l’hanno immortalato in discesa da un elicottero atterrato vicino al Palazzo dell’Indipendenza di Minsk in tenuta da guerra, con giubbotto antiproiettile, armi alla cintura e brandendo un fucile kalashnikov.

Il video del presidente-guerriero che scende dall’elicottero è stato poi diffuso a scopi propagandistici su tutti i canali social di Stato.

Questi sono i risultati di uno Stato che sembra non rispettare più l’autorità religiosa…

Cerchiamo di coglierne il significato, per evitare di seguirne in qualche modo l’esempio, affinché poi non sia troppo tardi per tornare sui nostri passi.

 

Gian Piero Bonfanti 


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