Delirio in Spagna: “essere madre impoverisce strutturalmente e sistematicamente”


L’Istituto “de la Mujer de España”, un organo collegato al Ministero “de Igualdad” (per l’uguaglianza) del governo spagnolo, le cui funzioni sono quelle di promuovere la parità tra donne e uomini, ha incoraggiato sui social network le donne a non essere madri.

“La maternità ti penalizzerà nella tua carriera professionale”, scrive l’Istituto. “La maternità sta impoverendo strutturalmente e sistematicamente le donne”.

Una posizione del genere non è sorprendente. Da pochi mesi, la nuova direttrice dell’Istituto, nominata dal ministro dell’uguaglianza Irene Montero, è Beatriz Gimeno, che è stata presidente della Federazione delle lesbiche, dei gay, dei transessuali e dei bisessuali (Federación de Lesbianas, Gais, Transexuales y Bisexuales, in sigla Felgtb) tra il 2003 e il 2007, durante il periodo in cui il matrimonio omosessuale è stato approvato in Spagna.

La sua nomina, specialmente nel centro-destra spagnolo, non era passata inosservata e sui social network molti avevano ricordato il profilo radicale della Gimeno, riportando alcune delle sue controverse dichiarazioni sul patriarcato, sulla sessualità che le persone eterosessuali devono avere, sull’allattamento al seno (che opprimerebbe le donne) ecc.,

La sua filosofia femminista, e lesbica, a volte l’ha portata a fare discorsi che, a parti inverse, potrebbero essere considerati omofobi per le sue critiche agli uomini che definisce “oppressivi, violenti e promiscui” o quando ha affermato che l’uguaglianza passa attraverso “la penetrazione anale da parte delle donne”.

Gimeno ha avuto il coraggio di affermare che “l’eterosessualità non è il modo naturale di vivere la sessualità, ma piuttosto è uno strumento politico e sociale con una funzione molto specifica che le femministe hanno denunciato: subordinare le donne agli uomini”.

Non contenta la Gimeno aggiungeva: “è dimenticare qualcosa di fondamentale nella storia delle donne non dire che nella maggior parte dei periodi storici le donne, se fossero state in grado di scegliere, avrebbero scelto di non avere rapporti sessuali con gli uomini, di non vivere con loro, di non relazionarsi con loro”.

Secondo la Gimeno esiste un “machismo gay” all’interno del movimento omosessuale, dovuto all’idea che le donne all’interno del movimento sarebbero “doppiamente discriminate” a causa del fatto che sono sia lesbiche che donne.

Beatriz Gimeno Reinoso, classe 1962, madrilena, da giugno 2015 è rappresentante di Podemos nella decima legislatura dell’Assemblea di Madrid ed è, come è facilmente comprensibile, responsabile dell’area politica di Podemos in materia di uguaglianza.

Favorevole alla legalizzazione della prostituzione per superare “la mercificazione del corpo femminile sotto il neoliberismo”, la Gimeno nel 1990 si era innamorata di una compagna partecipante ad un gruppo femminista ed era entrata a far parte della Cogam (Colectivo de Lesbianas, Gays, Transexuales y Bisexuales de Madrid). Nel 1995 aveva iniziato a collaborazione con la Federazione nazionale di lesbiche, gay, transessuali e bisessuali. Lasciato l’incarico di guida di quest’ultima federazione il 6 marzo 2007, la Gimeno era diventata la responsabile della cultura all’interno della stessa FELGTB, promuovendo studi LGBT nel mondo della cultura e nelle università.

Durante la deliberazione della legge di approvazione del matrimonio omosessuale in Spagna, la Gimeno, nella sua posizione di Presidente della FELGTB, si era scagliata contro la posizione del Partito popolare (Spagna) e della Chiesa cattolica, entrambi fortemente contrari alle proposte di regolamentazione dei partenariati tra omosessuali.

Dopo una relazione decennale con la collega attivista FELGTB Boti García Rodrigo, le due donne si sono “sposate” nel dicembre 2005. Al matrimonio – officiato da Inés Sabanés con la partecipazione di Pedro Zerolo del PSOE e Luis Asua del PP – avevano partecipato 110 ospiti, tra questi Gaspar Llamazares, a capo della coalizione di sinistra Izquierda Unida dal 2001 al 2008, con l’incarico di coordinatore generale (oggi nel Partido Comunista de España, un movimento marxista-leninista), l’allora ministra della cooperazione internazionale, Leire Pajín, l’allora difensore pubblico dei Paesi Baschi, Iñigo Lamarca, la scrittrice Almudena Grandes e il poeta Luis García Montero.


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