Tiziana Lupi: “Causa un grande dolore vedere Benedetto XVI contrapposto a Francesco”


“Papa Francesco è capace di grande umiltà ed è un fine teologo”. Lo dice in questa intervista a Informazione Cattolica, la giornalista e scrittrice Tiziana Lupi. “Mi causa un grande dolore vedere che Benedetto XVI venga strumentalmente contrapposto a Francesco”, aggiunge la Lupi, una professionista del giornalismo che scrive per i settimanali della Mondadori “Il mio Papa”, “Telepiù” e “Sorrisi e Canzoni Tv”. 

Lei ha incontrato Papa Francesco e con la sua attività giornalistica ha seguito gli anni del suo pontificato. Che idea si è fatta di Jorge Mario Bergoglio, come uomo e come pontefice, e quali emozioni ha lasciato in lei dopo l’incontro?

“Le emozioni sono praticamente impossibili da descrive. Posso sintetizzarle solo con una parola: gioia. Gaudio che ha raggiunto livelli inaspettati quando il Santo Padre ha accettato di scrivere con me il libro ‘La mia idea di arte‘. Che idea mi sono fatta di Bergoglio? Penso che sia un uomo con una grande capacità comunicativa e con una fortissima carica di umanità. E, soprattutto, capace di grande umiltà. Penso sia il Papa più vicino al significato che io attribuisco al suo ruolo: un pastore, un vicario di Cristo che incarna il Vangelo, vivendolo in prima persona. Ciò non gli impedisce di essere anche un fine teologo, nonostante i suoi detrattori insistano nel volerlo contrapporre a Benedetto XVI proprio su questo piano”.

Ha mai incontrato il Papa Emerito Benedetto XVI? Come giudica gli anni del suo pontificato?

Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di incontrarlo. Il suo è stato un pontificato, mi si passi il termine, quasi di preparazione a ciò che non ha potuto portare a termine, lasciando il compito al suo successore. Penso, ad esempio, alla strenua lotta contro i preti che si sono macchiati di abusi sessuali. Da questo punto di vista, ho la sensazione che la sua azione sia stata sottovalutata. Allo stesso modo, purtroppo, molti hanno sottovalutato la sua profonda umanità e il travaglio umano e spirituale che deve avere accompagnato la scelta di lasciare il ministero petrino. Aggiungo anche che mi causa un grande dolore vedere che oggi Benedetto XVI viene strumentalmente contrapposto a Francesco per attaccare quest’ultimo. Come ha detto lo stesso Ratzinger, i due pontificati sono in continuità l’uno con l’altro”.

Come molti, lei è cresciuta durante il pontificato di Giovanni Paolo II, di cui è ricorso il centesimo anniversario dalla nascita lo scorso 18 maggio. Cosa ci vuole ricordare di questo grande Papa Santo?

“I ricordi sono infiniti, uno per tutti la meravigliosa intuizione della Giornata Mondiale della Gioventù. E, poi, le prime parole pronunciate dopo l’elezione in un italiano imperfetto, l’esortazione a non avere paura e a spalancare le porte a Cristo… Ho anche un ricordo personale: la visita nella parrocchia Santa Maria Stella Mattutina, dove facevo parte del gruppo dei giovani universitari ed ero catechista per i bambini della Prima Comunione. Venne il 16 novembre 1986 e ancora oggi, guardando la foto in cui stringe le mie mani tra le sue, mi regala una grande emozione”.

Proprio lo scorso 18 maggio, dopo un lungo lockdown, è stato permesso celebrare le messe con il popolo. Qual è stata la sua impressione in merito?

“Sono tra coloro che hanno accettato l’impossibilità di partecipare alla Messa negli ultimi mesi come una prova da accettare con fede e non protestando contro chissà quale complotto. Le dirò di più: nello stesso modo ho accettato l’impossibilità di celebrare il funerale per mio padre che ci ha lasciato pochi mesi fa… Mi dispiace moltissimo che qualcuno, in malafede, abbia approfittato di quella che per molti di noi è stata una sofferenza per gettare benzina sul fuoco e dividere i cattolici in ossequio al sempre valido motto ‘Divide et impera’. C’è chi ha chiesto la riapertura delle chiese senza nemmeno sapere, perché non ci va mai, che le chiese sono sempre state aperte per la preghiera personale. Detto questo, adesso sono più che felice di poter andare a Messa anche se non nascondo una certa impressione al pensiero di ricevere l’ostia dal sacerdote con guanti, mascherina e gel disinfettante”.

Nella sua attività professionale ha raccontato la vita di tanti santi. A quale santo, e per quale motivo, si sente particolarmente vicina?

“Devo citarne due: sant’Antonio di Padova, di cui ho ereditato la devozione dai miei genitori, e san Francesco d’Assisi perché trovo che sia l’interprete meraviglioso del Vangelo. Non a caso, mio figlio si chiama Francesco”.

Lei ha curato una bellissima rubrica dove ha presentato tantissime chiese del mondo. A quale chiesa in particolare si sente legata?

“La basilica di sant’Antonio di Padova dove cerco di andare in pellegrinaggio almeno una volta all’anno”.

Sempre come giornalista ha presentato tantissimi miracoli compiuti da Dio attraverso l’intercessione di tanti beati e santi. Qual è il miracolo che l’ha commossa di più?

“Ogni miracolo mi ha commosso. Se devo proprio citarne uno, mi viene in mente quello ottenuto da Maureen Digan grazie all’intercessione di suor Faustina Kowalska. Mi ha colpito perché Maureen ha quasi ‘sfidato’ suor Faustina dicendole: ‘Ok, io sono arrivata fino a qua, ora tu fai qualcosa’. Un atteggiamento decisamente contrario a quello che immaginiamo debba accompagnare la richiesta di un miracolo… Poi, naturalmente, ci sono i miracoli dei ‘miei’ santi: Francesco d’Assisi e Antonio di Padova”.

Lei scrive per due settimanali che si occupano di televisione. In molti si lamentano del troppo sesso e della troppa violenza in televisione. Qual è la sua opinione in merito?

“Ce n’è un bel po’ ma, le dirò, mi preoccupa più la violenza che il sesso perché il secondo è manifesto ed è facile, ad esempio, impedirne la visione ai più piccoli. La prima, invece, il più delle volte è subliminale, nascosta anche in talk-show o programmi apparentemente innocui e, invece, pericolosissimi”.

Come vive la fede cattolica giornalmente?

“Sbagliando, sbagliando e sbagliando, ma cercando sempre di rimanere fedele agli insegnamenti di Gesù. E cercando di non giudicare mai gli altri, come ci esorta papa Francesco: ‘Chi sono io per giudicare?’. La mia guida sono le beatitudini ma, anche, le opere di misericordia, perché penso non si possa essere cristiani solo a parole, senza sporcarsi le mani in prima persona. Per questo trovo surreali i cattolici che alzano muri, chiudono porti, respingono navi e montano fili spinati… Ecco, vede, ho sbagliato di nuovo, sto giudicando…”.

MATTEO ORLANDO

 


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