Il Card. Scola: “l’unità della Chiesa passa necessariamente da Pietro”


Il pontefice è il pontefice. E il credente «gli deve affetto, rispetto e obbedienza in quanto segno visibile e garanzia dell’unità della Chiesa». Per questo gli attacchi «sempre più insolenti contro papa Francesco», soprattutto «quelli che nascono all’interno della Chiesa, sono sbagliati». 

Parole decise quelle indirizzate alla minoranza ostile e ipercritica verso Papa Francesco dal cardinale Angelo Scola, Arcivescovo emerito di Milano, che scrive per ribadire la sua fedeltà a Pietro nelle prime pagine dell’edizione aggiornata dell’autobiografia “Ho scommesso sulla Libertà”, pubblicata a cura di Luigi Geninazzi (Solferino, Milano 2020, pp. 304, € 18). La nuova edizione del libro (quella originaria è del 2018) è introdotta da un saggio inedito sul “futuro del cristianesimo”, nel quale il cardinale sostiene di non esser preoccupato per le minacce di uno scisma ecclesiastico, ma esprime il suo rammarico perché è riesplosa negli ultimi anni la «lotta tra conservatori e progressisti» nella Chiesa, un «ritorno indietro» che penalizza tutti, afferma.

Ricordiamo che Scola, alla guida di una tra le più grandi diocesi di Milano del mondo, ha avuto il merito di disporre la nomina, nel 2012, di dodici nuovi esorcisti facendoli insediare in un imponente stabile centralissimo (a dieci minuti dalla Stazione Centrale). A capo del “Servizio Diocesano Gerasa”, come fu chiamato l’istituto, fu assegnato uno dei più importanti collaboratori del cardinale, ovvero l’allora suo Vicario generale monsignor Mario Delpini, attuale Arcivescovo della diocesi milanese.

Al centro del libro-autobiografia di Scola troviamo una domanda cruciale per un periodo di sfida come l’attuale: a che punto è la Chiesa di oggi? Tra chi riduce il cristianesimo a semplice religione civile e chi propone un “puro” ritorno al Vangelo, il cardinale indica una «terza via» che è quella delle implicazioni dei misteri della fede. Cominciando quindi a finirla con gli attacchi gratuiti contro il Papa. Soprattutto se insolenti e provenienti da uomini di Chiesa. Con l’Arcivescovo che ha compiuto la sua scelta cristiana alla sequela di un grande testimone come don Luigi Giussani (1922-2005) e che con lui tanto bene ha fatto alla diocesi ambrosiana diciamo anche noi, “da romani”: ora basta!

 

 

Giuseppe Brienza

 


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