L’impunita arroganza di Erdogan, in un’Europa dove abbondano i Chamberlain e scarseggiano i Churchill


“Un secolo fa li abbiamo seppelliti sotto terra o li abbiamo gettati in mare. Spero che non paghino lo stesso prezzo”.
Fa impressione sentirglielo dire, riferendosi alla Grecia, evocando il genocidio dell’era ottomana che ispirò Hitler.

Fa impressione la sostanzialmente impunita arroganza con cui trasforma basiliche in moschee, militarizza il mediterraneo, manda mercenari ed avanzi dello Stato Islamico in Libia, diventa la voce e il braccio armato della Fratellanza Musulmana, si allea apertamente con Hamas, dà sponda all’Iran, aiuta militarmente il munifico Qatar, mentre ammassa le truppe al confine greco.

Europa inerte, ringraziando la Germania che ci ha esposto all’uso di milioni di “profughi” come arma di ricatto e a sua volta teme i milioni di soldati già presenti sul suo territorio e in attesa della chiamata alle armi.

Gli strumenti a disposizione sino ad ora si sono rivelati inefficaci, in un’epoca senza precedenti occorrerebbe una leadership senza precedenti, come il numero 45 ma solo alcune Nazioni non si arrendono; conoscono la minaccia e non rimangono mansuete in attesa che si apra la porta del macello.

Altre società sembrano inebetite quasi stanche della propria libertà e sarà quel che sarà.

In un’epoca in cui abbondano i Chamberlain e scarseggiano i Churchill gioverà ricordare che nessuna guerra sia mai stata vinta con una ritirata e che rinnegare il passato condanna alla sua ripetizione. Questa volta però non ci saranno salvatori ma forse abbattere la storia, anziché studiarla, fa parte del piano.

Nel frattempo il presidente della Corte Europea per i Diritti Umani (CEDU), Robert Spano, ha compiuto una visita ufficiale di quattro giorni in Turchia dove ha incontrato Erdogan, prima di ricevere una laurea honoris causa dall’Università di Istanbul.
Senza maschera e senza mascherina.

Lorenzo Capellini Mion

 


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