Aldo Maria Valli: “Come può Dio volere la diversità delle religioni?”


La dichiarazione sulla Fratellanza umana per la pace umana e la convivenza comune, sottoscritta nel 2019 da papa Francesco e dal grande imam Al-Azhar Ahmad Al Tayyeb ad Abu Dhabi, ha rappresentato uno snodo importante nel pontificato di papa Bergoglio ed è stata fonte di grandi apprezzamenti da un lato ma anche di numerose critiche e perplessità.

In un piccolo libro di Aldo Maria Valli, “Non avrai altro Dio – Riflettendo sulla dichiarazione di Abu Dhabi” (Chorabooks 2020), con interventi di acuti osservatori come don Ncola Bux e don Alfredo Maria Morselli, si ragiona su queste perplessità, cercando di inquadrare le questioni che una errata interpretazione di questo gesto non solo non risolve, ma contribuisce a fomentare.

Un passaggio in particolare ha sollevato molte perplessità: “La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano”.

Aldo Maria Valli commenta in questo modo: “Non occorre possedere una particolare preparazione teologica per capire che c’è qualcosa di stridente. Come può Dio volere, in virtù della sua sapienza, la diversità delle religioni?  E affermare che le diversità di religione sono volute da Dio non significa forse entrare in contraddizione con la richiesta di Gesù di andare in tutto il mondo e proclamare il Vangelo a ogni creatura? Se le diversità di religione sono frutto della “sapiente volontà divina” vuol dire che le diversità vanno bene così, perché Dio non può volere qualcosa di sbagliato. Ma allora, se le diversità sono buone, perché Gesù ha esortato a evangelizzare tutte le genti? Ovviamente qui non mi sto schierando contro i tentativi, che sono sempre benvenuti, di instaurare rapporti d’amicizia con il mondo islamico. Tuttavia, occorre vedere come questi rapporti sono costruiti”.

Negli interventi di don Bux e di don Morselli si cerca di offrire una ragionata visione teologica di alcuni aspetti di questa dichiarazione, una visione che viene esposta sempre con il rispetto dovuto alla gerarchia ma anche con un senso di profondo rispetto per la verità.

Un libricino non urlato, ma ponderato alla luce della tradizione cattolica che nessun Concilio, per quanto ecumenico possa essere, potrà mai abolire. Alla fine del libro viene riprodotto il manifesto della fede del Cardinale Gerhard Müller, a conclusione di un percorso di pensiero volto a ribadire delle verità che nel clima attuale rischiano di sembrare non più essenziali.

 

Angelica La Rosa


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Ho riflettuto sulla parola costringere: evangelizzare non vuol dire costringere qualcuno a convertirsi, vuol dire diffondere la Parola di Dio che entra nell’anima, come un seme e poi fruttifica sfociando nella fede, oppure nel peggiore dei casi non da frutto, allora non si ha il dono della fede. Io so di certo che ogni battezzato ha il dovere di evangelizzare e non costringere. Un giorno ci sarà una unica religione, quella cattolica, a dispetto di coloro che vogliono un mondo eteroreligioso. Viva Dio, viva Cristo! ❤️