Perché votare NO al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari


Di Enzo Vitale

È vero ci sono alcune questioni che solleticano di più l’interesse comune, ma è anche vero – e la storia lo ha dimostrato tante volte – che le questioni che apparentemente appaiono meno “avvincenti” spesso in realtà contano.

È il caso del referendum di modifica costituzionale del prossimo 20 e 21 settembre. 

Personalmente sono rimasto perplesso nel leggere le varie posizioni favorevoli e devo dire che nessuna – e sottolineo, nessuna – mi convince nel votare di . Mentre tutte, invece, buon senso in primis, mi inducono a votare NO.

Quali sono le ragioni per cui è necessario votare NO?

Innanzitutto, prima certezza da smontare, è lo sbandierato risparmio sulla spesa pubblica. Qualcuno, in modo sintetico e diretto, ha sintetizzato in poche parole: «per ogni italiano, il risparmio sarà di un caffè all’anno»… Pensate un po’: i napoletani, abituati a godere della civile pratica del “caffè sospeso”, non beneficeranno neanche del risparmio di un caffè.

Seconda motivazione molto importante è la diminuzione della rappresentanza politica: di fatto a rappresentarci, in Parlamento, saranno un terzo in meno. Mettendo da parte i facili sfoghi di chi dice, sbagliando, che è inutile andare a votare, dobbiamo ricordare che l’unico luogo in cui si possono cambiare le sorti della propria nazione è proprio la cabina elettorale e il Parlamento. E questo implica la volontà di esprimere la propria preferenza nell’urna eleggendo rappresentanti da scegliere con metodo ed oculatezza. Diciamocelo: spesso i criteri di scelta sono di altra natura e rispondenti a ideali meno nobili.

Dobbiamo poi ricordare che la riduzione dei parlamentari non renderà più snella la burocrazia, anzi! L’apparato burocratico legislativo sarà notevolmente appesantito e rallentato perché ci saranno meno eletti a dover partecipare al lavoro istruttorio delle 14 Commissioni permanenti di ciascun ramo del Parlamento. Tali Commissioni sono i luoghi in cui, in pratica, il confronto democratico avviene prima che siano presentati i disegni di legge e le varie proposte all’assemblea parlamentare.

Inutile aggiungere, quindi, che la richiesta riduzione – cioè la modifica della Carta Costituzionale – non sortirà nessun miglioramento perché non accompagnata, contestualmente, da una modifica più ampia di tutto l’apparato legislativo. Alcuni parlano di una riforma indirizzata ad una realtà presidenziale… ma è un altro discorso che adesso non possiamo affrontare.

Valutiamo poi che coloro che negli anni hanno sbandierato come loro punto di forza la volontà di far risparmiare allo Stato grosse somme tagliando i parlamentari, hanno dimostrato, nei fatti, che molte altre volte non hanno permesso l’approvazione di leggi che avrebbero fatto risparmiare davvero la nostra amata Italia. Si pensi, fra i tanti esempi, ai vari programmi di spending review rifacentesi al decreto-legge n. 69/2013.

Fondamentalmente il taglio dei parlamentari, così come è stato proposto, non costituisce una riforma, ma solo l’assecondare di una volontà demagogica che ridurrà notevolmente la forza dei cittadini.

Sicuramente sarà necessario rivedere il nostro sistema elettorale ma, ripeto, questo non lo si può fare iniziando a diminuire i rappresentanti. Ciò comporterebbe, in ultima analisi, la diminuita forza del voto degli Italiani. E diciamocela tutta: la tanto declamata sovranità popolare e la voluta libertà democratica sarebbero così altamente compromesse.

Mi rendo conto che le mie sono considerazioni semplificate: ma tutti possono, o forse sarebbe più giusto dire, devono, prendersi la briga di dare un’occhiata e capire che la crocetta sulla scheda può fare tanto, sia in bene che in male, a seconda della scelta fatta. Tanto più perché questo referendum, a differenza di altri, non ha quorum e, quindi, chi si astiene, lascerà agli altri di decidere…

 


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