Un’espressione che accentua le conflittualità: “Dov’è scritto?”


Di Nicola Sajeva

 

Alla ricerca di qualche ingranaggio perverso che determina scontro, violenza, impossibilità di dialogo, annientamento di qualsiasi occasione di incontro, mi sto soffermando su una breve espressione interrogativa sempre pronta a seminare disorientamento, spesso irreversibile, nei momenti deputati alla serena comunicazione di esperienze, idee, opinione, progetti, suggerimenti costruttivi, ipotesi di speculazione intellettuale.

Espressione interrogativa di non facile lettura, perché anche le varie inflessioni della voce possono determinare interpretazioni totalmente alternative. Un tono pacato, umile, semplice, conciliante, discorsivo può indicare il desiderio di raggiungere una fonte in grado di dare risposta esauriente alla nostra sete di conoscenza; una vasta gamma di toni, più o meno arroganti, invece può trasmettere intenzione di stoppare decisamente il dialogante, di camuffare maldestramente un personale punto di vista, di manifestare con estrema presunzione, la bontà di una nostra convinzione. Il tono pacato raramente riveste questa espressione mentre il tono esacerbato imperversa liberamente perché una conflittualità, per niente latente, emerge, senza incontrare difficoltà alcuna, in tutti gli ambiti della civile convivenza.

Dov’è scritto? Per il dialogante messo alle corde diventa un facile tentativo di uscire dall’agone con una briciola di dignità contrattuale. Il nostro protagonista, non riuscendo ad arrampicarsi sugli specchi butta in faccia all’interlocutore questa domanda con la segreta speranza che questi, non riuscendo ad individuare nessuna fonte credibile, batta in ritirata.

Dov’è scritto? Da nessuna parte è la risposta desiderata che, di fatto, porterebbe molta acqua al mulino del porgitore. Non è scritto da nessuna parte, quindi il tuo pensiero perde ogni diritto di sopravvivenza.

Proviamo ora a salire un po’, ad andare in alto per avere un orizzonte più ampio. Oggi la nostra società è attraversata da un relativismo non solo religioso, l’uomo non è più disposto ad ammettere che ci possano essere regole stabili, riferimenti in grado di orientare, valori per i quali vale la pena di affrontare dei sacrifici. Tutto è affidato alla personale interpretazione; l’altro viene sempre visto come un avversario pronto ad attentare alla nostra libertà. L’esperienza che ci viene consegnata dalla scuola è tutta da metter e in discussione quando va contro le nostre spinte egoistiche, quando va ad intaccare l’edonismo che caratterizza ormai la nostra esistenza. Le norme di comportamento, tradizionalmente erano recepite perché riconosciute non lesive della dignità personale, non in contrasto con quella libertà considerata il grembo più idoneo per l’evoluzione della civiltà.

Dov’è scritto? E’ scritto nel libro della nostra coscienza; si elude questa risposta perché si vuole ignorare l’Autore che mirabilmente è riuscito a darci la capacità di distinguere il bene dal male, la verità dalla menzogna. Si cercano vie di fuga per mettere a tacere la voce della nostra coscienza e con essa la stessa signoria di Dio nelle vicende umane.

Dov’è scritto? Abbiamo trovato al radice principale del bullismo che impazza; abbiamo trovato il fittone principale del malessere esistenziale; abbiamo individuato il batterio responsabile di tutte le forme di depressione che sono figlie della deriva in cui si dibattono i valori fondanti della società. La scuola e la famiglia, facendo le dovute eccezioni, non riescono più a gestire il problema educativo. Ciò che ieri rappresentava una priorità oggi è diventato il fanalino di coda.

Dov’è scritto? Si cerca di trovare fuori di noi il tesoro che, da sempre, ci portiamo dentro. Rientriamo in noi stessi: troveremo anche Chi l’ha scritto e allora smetteremo di cercare perché avremo trovato al vera libertà, la vera pace.


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