Ad Iseo si sostiene la vita ma la Cirinnà e i sinistrorsi non ci stanno…


Di Angelica La Rosa

Recentemente l’Amministrazione Comunale di Iseo, guidata dal sindaco di Fratelli d’Italia Marco Ghitti ha deciso di sostenere economicamente le donne che decidono di non abortire.

La mozione presentata dall’assessore al Bilancio Giovanna Prati, oltre ad istituire le Festa della Famiglia e la Festa della Vita, stanzia una cifra mensile per le donne che decidono di tenere il bambino e prevede anche un finanziamento adeguato per quelle associazioni che istituiscano sul territorio progetti di aiuto alla vita nascente, come i Centri di Aiuto alla Vita (Cav) e il Movimento per la Vita (MpV).

La notizia non è andata giù a Monica Cirinnà del Partito Democratico (PD) che sui social ha commentato: “dal Comune di Iseo ennesimo attacco alla libertà di scelta delle donne, tanto più grave perché ‘mascherato’ da sussidio.
160 euro al mese alla donna, purché scelga di non interrompere la gravidanza: un progetto da far gestire, ovviamente, alle associazioni pro-vita con cui il Comune ha già siglato convenzioni. In un’area nella quale, come riporta la stampa locale, la presenza di medici obiettori è tale per cui non si sono potute praticare interruzioni di gravidanza per anni. Un caso da manuale, insomma, che rivela ancora una volta il delicato stato di salute della cultura del rispetto e della libertà di scelta in tante aree del nostro Paese. Una misura doppiamente grave. Anzitutto, perché la scelta di diventare madre o no non si compra, ma deve restare affidata alla responsabilità e alla libertà della donna di autodeterminarsi senza costrizioni. E poi, perché il sostegno anche economico alla maternità non può essere confuso con un sussidio ideologicamente orientato ma richiede interventi strutturali, che riguardano l’accesso delle donne al mondo del lavoro, la parità salariale, l’equa distribuzione dei congedi parentali e, rimanendo in ambito comunale, la presenza e l’accessibilità di asili nido. La libertà e la vita delle donne e dei loro figli sono cose serie: non si comprano con l’ideologia”.

Fin qui la Cirinnà ma, come ha rilevato in un post su Facebook la nota saggista cattolica Costanza Miriano, un commento mistificatorio.

“Chiedo urgentemente una legge contro la vitafobia, così si potrà sanzionare e rieducare Monica Cirinnà, la quale percepisce un aiuto economico a una donna incinta povera come un attacco alla libertà delle donne”, ha scritto la Miriano. “Non è vero quello che scrive. Non esiste NESSUN ospedale pubblico italiano dove l’aborto non sia stato sempre e comunque garantito e gratuito, sempre. Nonostante gli obiettori non esiste una sola donna in Italia che abbia chiesto di abortire e non sia stata prontamente accontentata, spesso anche senza i colloqui previsti dalla legge”.

Anche il senatore cattolico della Lega – Salvini Premier, l’avv. Simone Pillon, ha commentato la vicenda. “La Cirinnà e le sinistre non perdono occasione per schierarsi contro la vita. I comuni pro-vita hanno giustamente deciso di investire risorse per aiutare le molte donne che purtroppo ogni anno ricorrono all’aborto per ragioni economiche. Offrire un’alternativa che permetta al bambino di nascere è non solo un diritto ma anche un dovere delle istituzioni, e la collega Cirinnà, che vanta una laurea in giurisprudenza, dovrebbe saperlo. La legge 194 agli art. 2 e 3 stabilisce con chiarezza che lo Stato deve fare tutto il possibile per rimuovere le cause che spingono la donna ad abortire. È pertanto davvero squallido attaccare per ragioni meramente ideologiche le amministrazioni locali che con coraggio e applicando la legge si schierano dalla parte della vita”.

Per il senatore del Carroccio “bene hanno fatto i comuni lombardi a finanziare percorsi di aiuto e sostegno per le donne che si trovino a dover affrontare una gravidanza a rischio. Speriamo che il loro modello sia applicato in tutte le regioni, senza barriere ideologiche o politiche”.

La mozione provita del Comune di Iseo, scrive su La Nuova Bussola Quotidiana il nostro Valerio Pece, è da ascrivere ad una precisa cabina di regia: quella degli “Amministratori per la Famiglia”, una rete di sindaci, assessori e consiglieri, assolutamente trasversale quanto a provenienza politica, che sta pian piano “contaminando” in direzione prolife e profamily molti comuni bresciani. Il portavoce della rete, che è anche uno dei suoi ideatori, è Mario Fortunato, delegato provinciale al Dipartimento di “Vita, pari opportunità, famiglia e valori non negoziabili” di Fratelli d’Italia.

Qui è possibile leggere l’intera intervista a Fortunato pubblicata su La Nuova Bussola Quotidiana


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